Come Chivu ha messo in ordine i pezzi. La chiave? Recuperati i singoli, da Calha a Dimarco a Bastoni
L'allenatore romeno aveva ereditato un gruppo demotivato, abbattuto e in cui volavano gli stracci. Erano i giorni in cui Lautaro tirò fuori i problemi davanti alle telecamere puntando il dito verso qualcuno. Giorni dimenticati
L'allenatore romeno aveva ereditato un gruppo demotivato, abbattuto e in cui volavano gli stracci. Erano i giorni in cui Lautaro tirò fuori i problemi davanti alle telecamere puntando il dito verso qualcuno. Giorni dimenticati
Francesco Pietrella Giornalista 15 maggio - 18:33 - MILANODietro le quinte del “doblete” interista c’è un remake moderno di “C'era una volta in America”. In estate, persi negli Stati Uniti occidentali, i ragazzi di Chivu erano in balia di brusii e di piccole crepe. Tutt’altra cosa rispetto al flauto di Pan di Ennio Morricone. Erano i giorni in cui Lautaro tirò fuori i problemi davanti alle telecamere puntando il dito verso qualcuno. Giorni in cui Calhanoglu se la prese e rispose a tono con un comunicato. Giorni dimenticati, perché meno di un anno dopo sono arrivati due trofei. Il ventunesimo scudetto e la decima Coppa Italia. Chivu ha rimesso tutto a posto e l'ha fatto in silenzio.
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—Il primo atto della “chivucrazia” è stato recuperare i singoli. Su tutti, Federico Dimarco da Calvairate, il ragazzo cresciuto in casa che aveva solo bisogno di continuità e di non uscire più nell’ultima mezz’ora, come dichiarato tempo fa. Il rendimento ne ha beneficiato: Dimarco ha infilato il suo sinistro anche nel gol dell’1-0 di mercoledì. Numeri: 17 assist in campionato - record della Serie A - e sei gol in 33 partite, a cui si aggiunge quello contro il Borussia Dortmund in Champions. Il miglior Fede da quando veste la maglia nerazzurra. “Ha un sinistro migliore del mio”, ha detto una volta Chivu. Bella sfida.
barella e bastoni
—Capitolo due: la gestione “psicologica”. Vedi Barella e Bastoni, andati in difficoltà in momenti diversi. Entrambi hanno preso parte alla disfatta contro la Bosnia e ne hanno subito le conseguenze. Nicolò, oltretutto, veniva da un’annata dispendiosa e da critiche continue. “Non più il migliore Barella da tempo”, si diceva. Il lavoro individuale ha fatto il resto. Da quand’è tornato dalla Nazionale, l’azzurro ha messo a referto tre assist e due gol, entrando tra le star del match nelle due sfide clou del finale di stagione: Como e Roma. Con Bastoni è stato più complesso. Il rosso rimediato in Bosnia è stato una conseguenza della simulazione in Inter-Juve. Da lì in poi è stato fischiato a più riprese in trasferta e in diversi stadi, dal Via del Mare di Lecce al Sinigaglia di Como. Il suo rendimento ne ha risentito parecchio (vedi gli errori contro il Como, dove fu sostituito a fine primo tempo). Chivu gli ha dato del tempo per recuperare, gli ha fatto saltare un paio di partite e l’ha sempre protetto, soprattutto pubblicamente. “La gente ha sparato a zero scatenando una gogna, non se la merita”. I cambiamenti di Chivu - nella gestione e nel gioco - sono stati silenziosi, a partire dal gioco. Più verticale, più diretto, con 85 gol in campionato e 115 in stagione. L'Inter ha sempre segnato molto, soprattutto quando ha vinto - vedi gli 89 gol di Conte e Inzaghi negli ultimi due scudetti -, ma il merito di Chivu è aver dato più soluzioni alla squadra sul piano del gioco.
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ritrovare energie
—L’ultimo appunto è sulle motivazioni. Chivu ha sempre fatto leva sul concetto di “andare avanti”, di “voltare pagina”, dimenticarsi della finale di Champions e pensare al presente. Non è stato facile. Soprattutto perché i vecchi problemi hanno bussato più volte ad Appiano: i gol subiti nell’ultimo quarto d’ora, le sconfitte contro le altre big come Napoli, Milan e Juve (i nerazzurri hanno battuto solo i bianconeri al ritorno), un duro ko in Champions contro il Bodo Glimt ai playoff e così via. Ma dopo ogni ko è arrivata subito la reazione, e sempre sul campo. Chivu è riuscito a limare molti difetti e a incanalarli sulla giusta via. Thuram ad esempio, reduce da un inverno negativo, ha sfornato sei gol e altrettanti assist nelle ultime sei mettendo il punto esclamativo sullo scudetto. Al resto, ha pensato capitan Lautaro, fermo ai box per quel maledetto polpaccio ma tornato in tempo per festeggiare il titolo. A fine stagione sarà capocannoniere per la seconda volta. Aveva già vinto nel 2024, anche lì da campione d’Italia. Meno gol, ma stessa fame. Anche grazie a Chivu.
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