Vingegaard padrone sul Blockhaus. Ma il Giro è veramente già chiuso?
La Gazzetta dello Sport

Vingegaard padrone sul Blockhaus. Ma il Giro è veramente già chiuso?

Venerdì 15 maggio 2026
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Il danese ha vinto la sua prima tappa alla corsa rosa, ma la storia insegna che non bisogna dare nulla per scontato 

Il danese ha vinto la sua prima tappa alla corsa rosa, ma la storia insegna che non bisogna dare nulla per scontato 

dal nostro inviato  Ciro Scognamiglio 15 maggio 2026 (modifica alle 18:40) - BLOCKHAUS

Il primo successo di tappa al Giro per Jonas Vingegaard sarà una pietra miliare nella carriera del danese già capace di vincere due Tour e una Vuelta. Se fosse capace di arrivare in rosa a Roma completerebbe la tripla corona e sarebbe l’ottavo corridore della storia a riuscirci. Ma dopo questa vittoria in Abruzzo si può pensare che il capitano della Visma abbia già in tasca la corsa della Gazzetta? Chi risponde di sì fa notare come Vingegaard abbia già dimostrato di essere il più forte in salita con margine sui rivali, senza dimenticare che alcuni come Adam Yates e Buitrago si sono dovuti ritirare e uno scalatore come Bernal, per esempio, ha pagato un dazio pesante oggi. Altro fattore a suo favore è legato al percorso: ci sono ora due frazioni impegnative, Muri marchigiani e Corno alle Scale, poi martedì nella cronometro piatta toscana il danese dovrebbe guadagnare ancora sui rivali diretti costruendo un margine di sicurezza. Inoltre la Visma pur avendo Kelderman ritirato resta il blocco più forte della corsa grazie soprattutto a Campenaerts, Kuss e Piganzoli. 

NON è FINITA

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Però allo stesso tempo ci sono diversi motivi per considerare il Giro ancora aperto. Anzitutto Vingegaard non ha fatto troppa differenza rispetto a Felix Gall visto che l’austriaco tra distacco e abbuono ha perso 20 secondi. Non un abisso. Gall è uno che va forte in salita e avrà terreno per rifarsi. La Red Bull poi oltre a Pellizzari può contare su Hindley che si è dimostrato in forma e potrebbe giocarsi una doppia carta cercando di mettere in difficoltà il danese. Infine il fattore imprevedibilità legato alla storia e alla natura della corsa rosa: più di Tour e Vuelta il Giro sa avere una trama ricca di sorprese che non permettono di dare niente per scontato. Neppure uno come Jonas Vingegaard, quindi, può dormire sonni tranquilli visto che a Roma mancano ben 14 tappe.

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