Conte-De Laurentiis e quei finali di stagione sempre a nervi tesi
La Gazzetta dello Sport

Conte-De Laurentiis e quei finali di stagione sempre a nervi tesi

Lunedì 18 maggio 2026
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Il tecnico e il presidente si ritrovano ancora una volta a valutare se proseguire assieme. L’ultimo botta e risposta sulla Nazionale

Il tecnico e il presidente si ritrovano ancora una volta a valutare se proseguire assieme. L’ultimo botta e risposta sulla Nazionale

Antonio Giordano Collaboratore 18 maggio - 12:20 - NAPOLI

Ti amo (troppo) e quindi ti lascio. La sera in cui Aurelio De Laurentiis e Antonio Conte si dissero di sì, fu ovviamente per scelta reciproca, per fondersi l’uno con l’altro, prendendosi il meglio di sé: in quella Napoli stordita e incredula per un decimo posto innaturale, c’era il terreno più fertile per far germogliare una coppia di fatto annunciata e se a un presidente visionario sembrò inevitabile andare a prendersi un vincente che sistemasse le crepe di una stagione folle, a quell’allenatore maniacalmente aggrappato al trionfo - la prova provata della sua vocazione - sembrò necessario rimettersi in gioco dentro un modello di calcio diverso, garanzia di trasparenza societaria e filiera di idee alternative. Però, come succede nelle coppie, c’è sempre bisogno che qualcuno faccia un passo indietro, soffochi qualcosa di sé - magari della personalità pur possente - e De Laurentiis, sovvertendo la propria natura, si trasformò chiudendosi dentro un fascio di morbidezza, senza che ciò divenisse però debolezza. 

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convivenza

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In circa ventiquattro mesi, quest’uomo che ha ribaltato gerarchie storiche e sfidato il potere economico a modo suo, ma soprattutto il febbrile comunicatore che dal 2004 ha saputo appropriarsi delle scene con i microfoni, è rimasto in platea, ha assunto un ruolo da stratega, s’è rivestito - ancora e di nuovo - del ruolo di manager, ha investito (eccome), governato con discrezione, lasciato le competenze tecniche a chi ne aveva ma - chiaramente - non ha mai abdicato alla figura rappresentata. Non è stata una convivenza semplice, non esiste neanche negli spot del Mulino Bianco, ma infarcita qua e là da umani “compromessi” dialettici e di comprensione, si direbbe di interessi se il termine non suonasse scortese. Però De Laurentiis aveva l’esigenza di starsene ancora con Conte al suo fianco dopo lo scudetto e a Conte, nel momento delle perplessità dello scorso maggio, è apparso vantaggioso ricominciare da quella Napoli dalla quale si stava staccando. La narrazione un po’ retorica dà un senso mieloso a quella pacificazione, sorvola su frasi secche come frustate del febbraio 2025 ("Ho capito che qui a Napoli certe cose non si possono fare") e ritiene fantasiosa verve giornalistica i contatti tra Adl e Allegri, ispirati dal sospetto concreto che finita la festa - sul Lungomare, poi dal Papa, il 27 maggio - si fosse alla stretta di mano. Niente è per sempre, manco un momento di riflessione, che Conte aggiornò in quel trambusto d’emozioni in cui comparve e sparì la Juventus; e si fu di nuovo al “vissero felici e contenti”. 

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confronto

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Ma la storia è scritta, c’è un tempo - un biennio, in genere - nel quale Conte riesce a stare più o meno comodamente in un club, prima che avverta il desiderio di rigenerarsi (altrove). Il Conte-bis ha reso trasparenti alcune diversità, senza mai scatenare un autentico conflitto, però il 6 aprile, al termine di Napoli-Milan, dall’uovo di Pasquetta emerse un’altra frase secca come una frustata che il tecnico utilizzò per rispondere alla prima domanda diretta sul futuro e sull’ipotesi Nazionale: "Se fossi il presidente della Federazione mi prenderei in considerazione". È quella la data simbolica di un mese fa, l’apertura al dialogo frontale che De Laurentiis, dopo essere intervenuto da Los Angeles secondo i suoi schemi, chiese a Conte. "Fammi capire, Antonio, però dimmelo in anticipo, perché non posso restare spiazzato". Conte aveva fatto volare qualche panno in piazza, e pure in privato s’erano accesi dibattiti interni sulle strategie di mercato, sullo staff medico che l’allenatore avrebbe voluto integrare con un uomo di fiducia, sulla comunicazione. Ma complice sostanzialmente il 30° posto in Champions, si stava consumando la fiamma anche in Adl, che sa delegare però tenendo sempre per sé le chiavi di casa. Ora in quel «È da un mese che De Laurentiis conosce le mie intenzioni. Gli sarò sempre grato a prescindere da cosa succederà l’anno prossimo. Mi ha dato la possibilità di vivere Napoli» si può leggere tutto e l’esatto contrario delle intenzioni di Conte. Dipende dal modo in cui uno intende disegnarsi il mondo in testa. E vabbé che il precedente insegna, però l’ultima cena sarà per il commiato.

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