Dagli acquisti sbagliati all'incapacità di rimediare agli errori: Juve, i 5 capi d'accusa a Comolli
Il dirigente francese con ogni probabilità non centrerà l'obiettivo minimo: il club va incontro a un danno economico importante e il suo ruolo scricchiola. Ecco cosa alla Juve non va
Il dirigente francese con ogni probabilità non centrerà l'obiettivo minimo: il club va incontro a un danno economico importante e il suo ruolo scricchiola. Ecco cosa alla Juve non va
Giovanni Albanese Giornalista 18 maggio - 13:51 - MILANOA scricchiolare alla Continassa adesso è la sedia di Comolli, l’uomo che un anno fa era stato scelto da Elkann per ridare equilibrio alla Juve. Uomo di calcio navigato, con diverse esperienze da osservatore e direttore sportivo fino alla recente presidenza nel Tolosa: l’erede di Giuntoli, messo fuori dai giochi dalla proprietà pur avendo centrato la qualificazione alla Champions all’ultimo respiro, avrebbe dovuto riportare la Juve sulla strada del successo. Il bilancio dopo un anno di lavoro invece è drammatico, perché Madama è fuori da tutto e va incontro a una perdita importante: poco cambia se dall’arrivo di Spalletti la Juve è seconda solo all’Inter per punti conquistati in campionato.
1) acquisti sbagliati
—Dal suo arrivo a Torino Comolli ha commissariato il mercato, dando seguito ad alcune trattative che erano state indirizzate da Giuntoli (come con David) e trascinandosi fino all’ultimo giorno per definire i rinforzi che avrebbero dovuto fare la differenza. Il dirigente in estate si era sbilanciato abbastanza sul ritorno di Kolo Muani, poi sfumato, e al fotofinish si è presentato con Openda e Zhegrova, che insieme hanno messo su appena dieci presenze da titolari, senza lasciare il segno. Non è andata meglio con lo scambio fra Alberto Costa e Joao Mario, una delle manovre che fecero arrabbiare di più Tudor, al quale era stata promessa una squadra da scudetto. Il bilancio del mercato è fallimentare.
2) gestione tecnica
—Il rapporto fra Tudor e Comolli si è incrinato presto. I risultati negativi hanno poi spinto all’esonero a novembre, quando il tecnico continuava a mettere in evidenza i limiti della rosa a disposizione. L’ad non gli fece sconti al momento della presentazione di Spalletti come successore, ma al termine della stagione ci si ritrova di fronte a una realtà piuttosto simile: la Juve, già fuori dalla Coppa Italia e dalla Champions prima del previsto, non è riuscita a chiudere la pratica quarto posto crollando in casa con delle squadre più deboli (Sassuolo, Verona e Fiorentina), segno che quei limiti denunciati non eranno da sottovalutare. Alla fine dei conti, se due allenatori lamentano problemi simili è perché qualcosa non ha funzionato nella fase di pianificazione della stagione.
3) processi decisionali
—Comolli è stato abbastanza verticale nel processo decisionale che ha ribaltato la Juve nel post Giuntoli. Il dirigente si è avvalso di una struttura che si è rivelata debole non per professionalità ma per i tempi operativi. L’estate scorsa ha gestito il mercato con alcuni intermediari esterni di fiducia, rimandando la scelta su un capo scouting capace di lavorare con le sue strategie. Al termine di una serie di colloqui ha poi scelto Ottolini come ds, a pochi giorni dall’inizio del mercato invernale: il neo collaboratore è andato in giro alla ricerca di un centravanti, poi l’ad e Modesto, direttore tecnico, hanno fatto il blitz per Boga. L’utilità di un vice Yildiz era palese, ma aver chiuso il mercato di riparazione senza il centravanti è stato il problema principale nel momento clou dell’anno.
VIDEO: "Indegni", "Vergognatevi": la rabbia dei tifosi della Juve dopo la Fiorentina4) Confusione nelle trattative
—Lavoro di ricerca con ampie fasi di riflessione e alcuni tratti di confusione, poi sterzate finali estreme e poco convincenti. La gestione di Comolli non è stata lineare neanche nella ricerca delle soluzioni in fase di trattativa. Vlahovic è rimasto sul mercato per tutta l’estate, ma ha puntato i piedi per rimanere e alla fine ha avuto ragione lui. Kolo Muani non si è chiuso e come lui altri giocatori che avrebbero potuto alzare il livello. Un passaggio strano c’è stato pure al cambio dell’allenatore: dopo avere acquisito la disponibilità di Spalletti a prendere la squadra, Comolli prese tempo per colloquiare Palladino. La tendenza a complicare le trattative ha creato problemi.
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5) errori non corretti
—Quasi mai quest’anno sono stati corretti in corsa gli errori commessi. La crisi dell’attacco non è mai stata risolta, la solidità difensiva è stata trovata solo grazie al coinvolgimento di Bremer e poco è migliorato nella ricerca dei talenti. Comolli ha sondato tanti scoutman stranieri senza giungere a un accordo ed è rimasto sempre un passo indietro rispetto alle soluzioni necessarie, probabilmente anche per la necessità di analizzare il contesto con tempi più lunghi rispetto alle esigenze immediate. A gennaio si è presentato con un 13 (Boga) pur dovendo prendere un 9, più in generale ha scelto spesso giocatori con caratteristiche diverse da quelle funzionali al gioco della Juve. David e Openda in panchina nell’ultima sfida decisiva con la Fiorentina è la fotografia di una stagione condizionata fin troppo dalle scelte sbagliate, difficile da spiegare senza un riconoscimento delle responsabilità in cabina di comando.
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