MotoGP: cadute e penalità, ecco perché Montmelò è una pista da paura
La Gazzetta dello Sport

MotoGP: cadute e penalità, ecco perché Montmelò è una pista da paura

Lunedì 18 maggio 2026
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Il GP di Catalogna è stato pieno di incidenti e polemiche: dal rettilineo a imbuto preso a 300Km/h alle discussioni dopo lo spavento per Alex Marquez e Zarco. Viaggio all'interno di una giornata infernale

Il GP di Catalogna è stato pieno di incidenti e polemiche: dal rettilineo a imbuto preso a 300Km/h alle discussioni dopo lo spavento per Alex Marquez e Zarco. Viaggio all'interno di una giornata infernale

Giorgio Burreddu Collaboratore 18 maggio - 19:46 - MILANO L'incidente di Alex Marquez

Lo sanno tutti che quel rettilineo è un imbuto ed entrarci a 300 chilometri orari non sembra una buona idea. In un dialogo off record pizzicato dalle tv, Joan Mir e Fabio Di Giannantonio ne hanno parlato. Lo spagnolo scuoteva la testa, l’altro diceva sì: “Dobbiamo partire più avanti. Dobbiamo arrivare alla staccata al massimo in quarta che già siamo veloci. Non a trecento all’ora”. Va ora in onda la vecchia polemica della curva 1 sul circuito di Barcellona. Se ne discute da anni, ma quel tratto della pista continua a essere la fiera dell’imprevedibile. E se la prima curva non vi basta, tranquilli: c’è anche dell’altro. Per la MotoGP l’ultima è stata una domenica bestiale. Ma qui l’amore per le due ruote non c’entra, pensiamo alla sicurezza. Sei piloti penalizzati, tre partenze ritardate, due piloti in ospedale e un campione del mondo (Jorge Martin) che si è scagliato fisicamente contro i membri del suo team: il GP di Catalogna è stata la gara più drammatica degli ultimi anni. Fox Sports ne ha scritto l’analisi più puntuale di tutti. È bastata una frase: "È stata una gara da sopportare piuttosto che da godere". Un livello di tensione altissimo. E se alla fine dei 24 giri c’è stato anche un vincitore (Di Giannantonio), bisogna rivolgere uno sguardo a san Motociclismo. 

Alla prima curva della Sprint di sabato, Di Giannantonio ha urtato Brad Binder della Ktm, che è stato sbalzato lateralmente contro Joan Mir della Honda. Entrambi i piloti sono caduti sul posto, ma nessuno ha riportato ferite. La prima curva del circuito di Catalogna ha uno storico. Tutte le curve ce l’hanno, ma questa ha un elenco lungo così. Il pilota della Honda, Takaaki Nakagami, cadde nella stessa curva all'inizio del Gran Premio di Catalogna del 2022: il suo corpo e il casco colpirono la parte posteriore della Ducati di Bagnaia e la sua moto finì contro la Suzuki di Alex Rins. Rins si ruppe il polso, mentre Nakagami, miracolosamente, uscì illeso dopo aver colpito la ruota posteriore di Bagnaia con la testa. Un anno dopo, Enea Bastianini della Ducati causò un maxi-incidente nella stessa curva, scontrandosi con Zarco. Nell’incidente rimasero coinvolti anche Di Giannantonio, Alex Marquez e Marco Bezzecchi, che si ruppe la caviglia e la mano sinistra, e fu costretto a saltare le tre gare successive. Carlo Pernat, manager e memoria storica delle due ruote, uno che da 47 anni vive le moto dal di dentro, racconta che “se vai a vedere Barcellona, bisogna mettere mano anche al regolamento dei circuiti. Barcellona, con quel rettilineo di partenza, ha già visto succedere di tutto”. Nel 2006, Loris Capirossi e Sete Gibernau, al tempo compagni di squadra in Ducati, si toccarono. Nel contatto la leva del freno anteriore di Gibernau mandò il pilota spagnolo in aria innescando una carambola clamorosa. “A distanza di anni, dice ancora Pernat, succedono sempre le stesse cose”. Le moto sono uno sport duro, complicato, imprevedibile. E’ velocità più riflessi. E in mezzo c’è anche la meccanica. Ma certe cose vanno osservate e capite. Il rettilineo principale di partenza e arrivo del Circuit de Barcelona-Catalunya misura 1,047 km, ma la posizione della linea di partenza rende il via di questo Gran Premio un momento in cui team e piloti trattengono il fiato ogni anno. La prima sequenza di curve, infatti, è a 595 metri, poi una curva a destra con frenata brusca seguita da un'immediata curva a sinistra alla curva 2. Miller, spiega ancora Fox Sports, si è espresso apertamente a favore della modifica della posizione della linea di partenza del circuito per accorciare il tratto fino alla prima curva e ridurre le velocità nel primo giro. "Partendo così lontano dalla prima curva, arriviamo lì con molta velocità, ma non la velocità a cui siamo abituati ad arrivare in un normale giro di gara", ha detto Di Giannantonio. 

VIDEO: Catalogna MotoGP, i segreti della pista di Montmeló

le ragioni tecniche

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Dietro una domenica di ansia e paure ci sono dunque ragioni tecniche. "Non conosciamo con precisione il punto di frenata ideale per la prima curva, quindi un piccolo errore può trasformarsi in un grosso errore e causare un vero disastro”, ha detto ancora l’italiano. "Arrivare lì in quinta marcia con molta velocità, con molta aerodinamica in movimento, molta turbolenza sono tutte cose che si sperimentano solo due volte nel weekend, nella Sprint e nella gara del Gran Premio. È davvero, davvero difficile essere precisi”. Certo, alla fine resta l’epica. Prima di andare a vincere il GP, in un’altra curva (all’uscita della 9), il pilota romano si era visto piombare addosso la ruota anteriore della Ducati di Alex Marquez. Fabio era caduto, procurandosi un danno al mignolo sinistro e tornando ai box con la tuta stracciata. Valentino Rossi lo ha definito “un drago”, per quella voglia di tornare in sella e andare a prendersi il successo. Diggia è stato bravo a gestire le emozioni. Però la paura resta. “Ho visto Alex finire sull’erba. La sua Ducati è esplosa in mille pezzi. Alcuni detriti mi avevano già colpito prima, e istintivamente mi sono nascosto nella moto. Ho visto delle macchie arrivare, ho chiuso gli occhi. Non so bene cosa sia successo”. Montmeló era stato inaugurato nel 1991, negli anni ha cambiato la sua conformazione. Alla curva 10, per esempio, che nel tempo è stata oggetto di critiche e momenti difficili. El Confidencial nel 2019 titolò un racconto dal circuito: “Questa è la pericolosa curva 10 di Montmelò, il circuito spagnolo dove la sfortuna non finisce mai”. Tre anni prima era morto Luis Salom. Poi è toccato a Aurelio Martinez. I piloti si schierarono, dissero basta. “Per le auto non è un grosso problema, ma per le moto è tutta un'altra storia. Si arriva da un lungo rettilineo e bisogna frenare bruscamente. Poi bisogna piegarsi praticamente da fermi. Non è l'ideale per loro perché, inoltre, l'ingresso è piuttosto stretto. Ci sono diversi modi per affrontarla. Se tre piloti entrano affiancati, basta che uno di loro non sia d'accordo e finisce a terra", disse Andy Soucek, ex collaudatore di Formula 1 e attuale pilota Bentley. Nel 2021 ridisegnarono la 10, ma evidentemente quel tratto di pista non è ancora perfetto. I circuiti, dice ancora Pernat, “devono essere o di moto o di auto. Quelli misti sono più pericolosi per le moto, mi pare. Le auto hanno bisogno del muretto, le moto hanno bisogno della via di fuga. Sono due cose che tra loro contrastano. Se c’è un muretto, l’auto non si fa niente. Ma se c’è un muretto con la moto ti fai male”. 

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le critiche

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Nelle ore scorse, Pedro Acosta e Jorge Martin hanno criticato la decisione di far ripartire la gara per la terza volta, dopo la seconda bandiera rossa provocata dalla caduta di Zarco. Acosta, finito a terra all’ultimo giro mentre era in lotta per il podio, ha ricordato che “la salute delle persone viene prima dello spettacolo". Partito dalla seconda pole in MotoGP, lo spagnolo era rientrato ai box con l’aiuto di altri piloti dopo i danni alla moto causati da un contatto con Marquez. Nella ripartenza di 12 giri è rimasto a lungo al comando, poi è stato superato da Di Giannantonio, da Fermin Aldeguer su Ducati e da Mir su Honda. Nel finale, mentre si giocava il quarto posto con Ai Ogura, Acosta è stato colpito dal giapponese dell’Aprilia all’ultima curva e non ha chiuso la gara. Ogura è stato penalizzato di tre secondi, scivolando dal quarto al settimo posto, prima di ulteriori sanzioni. A Dazn, Acosta ha dichiarato: "Quando accade qualcosa come quello che è successo oggi, è terribile che ci comportiamo come se nulla fosse successo e andiamo in pista come se niente fosse. Capisco che dobbiamo uscire dopo una bandiera rossa, ma dopo la seconda... Non sono d'accordo sul fatto che si debba tornare in pista dopo due bandiere rosse. Se sono già successe due cose nella stessa gara, non credo abbia molto senso tornare in pista”. E Martin non è stato da meno: “Non dipende da me, ma di sicuro tre ripartenze sono piuttosto pericolose. Perdi completamente la concentrazione e poi devi ripartire. Sono fiducioso di potercela fare, ma ci sono altri piloti che non ci riescono. A quel punto è molto pericoloso continuare a ripartire. Perché per quanto tempo ancora potrebbe succedere? Sei, sette volte?”.

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