Claudia Borelli: "Così è cambiato il ruolo del personal trainer tra salute, longevità e scienza"
La Gazzetta dello Sport

Claudia Borelli: "Così è cambiato il ruolo del personal trainer tra salute, longevità e scienza"

Martedì 19 maggio 2026
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Il Direttore Tecnico di ISSA Europe, che sarà presente anche a RiminiWellness, ha spiegato come questo lavoro sia cambiato radicalmente negli ultimi anni e quali sono i tabù da combattere ancora, in particolare sul corpo femminile

Il Direttore Tecnico di ISSA Europe, che sarà presente anche a RiminiWellness, ha spiegato come questo lavoro sia cambiato radicalmente negli ultimi anni e quali sono i tabù da combattere ancora, in particolare sul corpo femminile

Francesco Palma 19 maggio - 17:23 - MILANO

Il ruolo del personal trainer appare ancora legato a tanti stereotipi del passato. Dall’estetica come priorità assoluta al fisico scolpito come unico obiettivo, quando in realtà questo ruolo si sta evolvendo in modo completamente diverso: le priorità adesso sono la mobilità, la salute, la longevità, tutto ciò che è conseguente a un allenamento e a un corpo sano. Lo ha spiegato a Gazzetta ActiveClaudia Borelli, Direttore Tecnico di ISSA Europe (ente di formazione e certificazione attivo in Italia dal 1997) che sarà presente anche alla prossima edizione di RiminiWellness e proprio a Rimini a inizio luglio ISSA presenterà anche dei nuovi studi scientifici legati alla longevità: “Come ISSA saremo presenti a Rimini Wellness con uno stand dove ci sarà la possibilità di poter accedere alle informazioni sui nostri corsi ed eventualmente iscriversi. Da sempre il nostro claim principale è ‘dalla passione alla professione’ e da oltre 30 anni formiamo professionisti che poi vanno a operare nel settore del benessere, della preparazione sportiva, della salute e della longevità. Non solo personal trainer, ma anche istruttori, preparatori atletici o figure comunque legate che lavorano per migliorare la funzionalità e la condizione fisica e la qualità della vita. E poi dedicheremo due giorni, il 3 e 4 luglio, a una convention al centro congressi di Rimini dedicata agli operatori del mondo del fitness e del settore sanitario, per capire anche come trattiamo determinate tematiche a livello scientifico.

VIDEO: Fare attività fisica regolarmente è cruciale per la nostra salute

Nell’immaginario comune il ruolo del trainer è ancora confinato all’estetica. Come si è evoluto invece negli ultimi anni? 

“L’estetica è ancora il primo richiamo per le persone che vengono nelle palestre e nei centri sportivi, ma negli ultimi anni il personal trainer ha cominciato a studiare in maniera approfondita per far sì che la parte estetica diventi un ‘effetto collaterale’ e non l’obiettivo principale. La scienza ci ha dato degli strumenti e il personal trainer competente dovrebbe essere in grado di applicarli in modo tale che il movimento sia corretto e tirandone fuori le peculiarità più importanti: quindi l’autosufficienza – anche considerando l’aumento dell’età media della popolazione – e la capacità di svolgere determinate funzioni, data anche la crescita costante della sedentarietà, uno dei problemi principali del nostro tempo che ci sta portando a ‘dimenticare’ alcuni movimenti. Poi naturalmente una persona che si muove bene ha una postura migliore, e di conseguenza ne beneficia anche l’estetica. Come trainer e formatori abbiamo il compito di far capire che la palestra non è più il posto dove vanno solo i ragazzi belli e muscolosi o che vogliono diventare tali, ma è importante promuoverla come un’attività che possa rimettere in movimento le persone, ottimizzare i sistemi del corpo e renderlo più funzionale, e di conseguenza poi anche più bello”. 

Come si programma un lavoro a lungo termine sulla prevenzione, sulla salute, sulla longevità? 

“Si parte da tutto ciò che è misurabile di un soggetto: la composizione corporea, la forza, la capacità aerobica – banalmente capire se a una persona viene il fiatone dopo poco tempo - e la flessibilità anche nei movimenti quotidiani, come il mettersi le calze. Lavoriamo spesso con persone che si sono sempre più spostate verso la sedentarietà e che si trovano in una situazione di stallo. A quel punto si pensa a un programma personalizzato per ri-ottimizzare e armonizzare tutte le funzioni del corpo. Dopodiché, quando il soggetto ha interiorizzato i movimenti che servono per le sue esigenze e i suoi obiettivi, può anche svolgere attività in autonomia, ma il trainer interviene comunque gradualmente per capire come proseguire il percorso e valutare l’andamento, ricalibrando il carico di lavoro se necessario”.

Claudia Borelli

Quali sono gli stereotipi più comuni che sente ancora sul fitness e sul ruolo dei trainer in particolare? 

“Spesso, soprattutto per quanto riguarda le donne, si fa ancora molta fatica a capire che andare in palestra non porta a far crescere magicamente i muscoli. Se fosse così avremmo già risolto il problema della sarcopenia, la progressiva e generalizzata perdita di massa, forza e funzionalità muscolare legata all'invecchiamento, anch’essa legata spesso alla sedentarietà. Sarà ripetitiva, ma la sedentarietà ci espone a tutta una serie di patologie gravi, dalle malattie cardiovascolari all’osteoporosi. E poi si pensa che il personal trainer sia la classica figura che possono permettersi solo i VIP, e che serva solo per i belloni o le bellone del momento con i bicipiti da oltre 30 centimetri: non è assolutamente così. Sono stereotipi che stiamo cercando di combattere, perché molte persone pensano purtroppo ‘se non divento perfetto cosa vado a fare in palestra?’. E quindi tante persone che avrebbero bisogno di essere seguite in maniera personalizzata non si fanno aiutare, e al massimo si allenano autonomamente con metodi ‘fai da te’ che poi comportano dei rischi”. 

Quali sono i rischi del fai da te? 

“È pericolosissimo, soprattutto quando si va ad emulare ciò che si vede sui social. Perché ogni corpo, anche se con due gambe e due braccia come tutti, ha caratteristiche diverse l’uno dall’altro. E poi gli allenamenti standardizzati che si trovano online tralasciano l’aspetto emotivo, psicologico, tutto ciò che è legato a quello che è successo nella nostra vita e che in qualche modo ci ha resi le persone che siamo. Emulare ciò che si vede sui social è un errore perché non siamo tutti uguali: se un esercizio è utile per una determinata persona non è detto che lo sia anche per noi. Si rischia di farsi male, anche seriamente: a livello fisico, articolare, ma anche di autostima, perché non riuscire a fare un esercizio che vedo fare sui social o comunque da qualcuno che me l’ha somministrato in maniera così sprovveduta tendo a pensare ‘allora non sono capace, non faccio più nulla’ e questo è altrettanto pericoloso. Un’attività fisica personalizzata invece guida il corpo del soggetto passo per passo e lo porta a fare il meglio che può”.

Prima ha parlato della specificità del corpo femminile. Perché è importante conoscerla per chi fa questo lavoro e perché bisogna essere consapevoli delle differenze tra i corpi? 

“Per tanto tempo nel mondo del training la donna è stata considerata un uomo in miniatura, quindi le venivano somministrati gli stessi identici esercizi che facevano gli uomini, con risultati che poi non erano sempre funzionali. Questo perché il corpo femminile ha tantissime sfaccettature, a cominciare dai cambiamenti ormonali, che nell’uomo sono invece meno evidenti e che il trainer deve conoscere. Bisogna assecondare quelli che sono i movimenti e le peculiarità del corpo femminile e capire l’origine del suo sviluppo. Anche la bibliografia scientifica sulle donne è molto ridotta, proprio perché si tendono ad applicare dei modelli maschili, senza considerare che il corpo femminile è diverso. È lo stesso discorso che andrebbe fatto per i bambini e i ragazzini, che non sono semplicemente delle persone più piccole degli adulti ma sono delle entità uniche e come tali vanno trattate”. 

Ci sono stati dei cambiamenti in questo senso? 

“Sì, devo dire che ultimamente le donne vengono prese in carico in maniera più funzionale, secondo quella che è la loro biologia. Inoltre bisogna tenere conto di un altro fattore chiave che prescinde dallo sport che si pratica: ogni 5-7 anni il ruolo della donna nella società cambia completamente. Da ragazzina diventa adolescente, poi lavoratrice, poi eventualmente moglie e madre. La figura della donna quindi cambia anche dal punto di vista del contesto sociale e tutte queste cose vanno tenute in conto quando si allenano le persone. Spero che la sensibilizzazione su questi concetti possa aumentare sempre di più”.

In una recente intervista ha detto “il corpo umano è la macchina più complessa dell’universo, bisogna conoscerla e continuare a studiarla”. Quanto è importante l’aggiornamento costante per un trainer? 

“Moltissimo, anche se non è sempre facile perché si parte da una base di scolarizzazione che non ha un taglio sportivo. Basti vedere com’è trattata l’educazione fisica in Italia all’interno delle scuole, spesso non è praticamente presa in considerazione. Negli ultimi anni sta assumendo un’importanza maggiore, ma per tanto tempo è rimasta lì, assopita, nelle scuole. ISSA è stata la prima in assoluto a dare un taglio scientifico al training negli anni ’80 seguendo i lavori del dottor Frederick Hatfield, mentre fino a quel momento si viaggiava molto sul ‘sentito dire’. Si faceva tanto movimento, si mangiava tanto, ma era lasciato tutto alla sensazione. Hatfield è diventato un nostro punto di riferimento: abbiamo capito che il muscolo, a seconda di come viene sollecitato a livello meccanico, dà risposte diverse, che la fisicità è completamente diversa tra chi fa una maratona e chi fa i 200 metri, che è fondamentale per un trainer conoscere l’anatomia, la fisiologia, la biomeccanica. Bisogna studiare a partire dalle cellule, che poi nell’insieme formano il nostro corpo, e a cascata poi andiamo a conoscere come funzionano gli organi e tutto il sistema muscolo-scheletrico collegato con il cervello. Come ISSA cerchiamo sempre di essere all’avanguardia in questo senso, non basandoci su ciò che va di moda ma su ciò che il corpo umano necessita. Cerchiamo di proporre sempre un costante aggiornamento, anche se – e questa è una critica che faccio a tutta la categoria – tirare su una pagina di un libro è molto più pesante che tirare su un manubrio. Ben vengano tutte le scuole che seguono un approccio scientifico, non è certo necessario fare formazione da noi o da altri: l’importante è che la si faccia, perché i personal trainer hanno in mano il corpo e la salute delle persone”. 

Come accennato prima, a Rimini il 3 e 4 luglio si terrà un ulteriore focus scientifico sulla longevity e su un nuovo paradigma scientifico per l’efficienza fisica funzionale nel lungo periodo. In cosa consiste? 

“Noi trattiamo la longevità focalizzandoci su tutto ciò che può fare il movimento per promuovere il rinnovamento cellulare. Faremo un riferimento alle cellule staminali: il nuovo orizzonte è fare in modo che l’attività fisica – svolta nel modo giusto e con determinati strumenti – vada a risvegliare queste cellule ad ‘età zero’. Con l’allenamento possiamo quindi fare in modo che queste cellule si attivino e inneschino un sistema di rinnovamento, in modo da avere delle cellule sempre nuove, attive, ottimizzate, con importanti benefici sulla longevità dei sistemi corporei”.

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