Infrastrutture energetiche e sicurezza marittima nel Medio Oriente
Il conflitto USA-Iran e l’instabilità nel Mar Rosso evidenziano la vulnerabilità delle supply chain energetiche mediorientali, dipendenti dalla stabilità degli Stretti di Hormuz, Bab el-Mandeb e Suez.
Il conflitto USA-Iran e l’instabilità nel Mar Rosso evidenziano la vulnerabilità delle supply chain energetiche mediorientali, dipendenti dalla stabilità degli Stretti di Hormuz, Bab el-Mandeb e Suez.
Riccardo Rossi 19 maggio - 19:05 - MILANO Volumi giornalieri di transito di petrolio e altri liquidi attraverso i principali chokepoint marittimi mondiali (milioni di barili al giorno) (2023). Fonte: U.S. Energy Information AdministrationIl conflitto tra Stati Uniti e Iran e le minacce degli Houthi nel Golfo di Aden evidenziano le vulnerabilità dell’infrastruttura logistica energetica del Medio Oriente, prevalentemente dipendente dal trasporto marittimo. Questa dinamica riflette la centralità degli Stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb e del Canale di Suez, per la stabilità delle rotte petrolifere e di gas naturale liquefatto (Gnl) tra Golfo Arabico, Europa e Asia-Pacifico, centrali per gli interessi delle compagnie petrolchimiche occidentali, tra cui Eni. (ENI, 2025) Partendo da questa osservazione, è opportuno concentrare l’attenzione sulle vulnerabilità dell’infrastruttura energetica mediorientale, per poi identificare delle possibili opzioni di medio-lungo periodo per le società petrolifere europee.
Indice
- Punti chiave
- Informazioni contestuali
- L’infrastruttura energetica
- Sicurezza energetica e industriale
- Quantificazione dei rischi
- Elementi da monitorare
- Conclusioni e scenari
La rete infrastrutturale energetica terrestre saudita. Fonte: S&P Global
1 Punti chiave
—L’importanza dell’infrastruttura energetica marittima del Medio Oriente è riassumibile nei seguenti elementi chiave:
- Gli Stretti di Hormuz, Bab el-Mandeb e il Canale di Suez sono passaggi obbligati per le rotte commerciali che collegano il Golfo ai mercati europeo, statunitense e dell’Asia-Pacifico. (SpecialEurasia, 2026)
- L’instabilità tra Israele, Libano e Siria complica la costruzione di gasdotti o oleodotti per collegare gli hub di estrazione e produzione di crude oil e Gnl del Golfo Arabico ai terminal lungo la costa del Mediterraneo. (S&P Global, 2023)
- La maggioranza delle esportazioni di petrolio e di Gnl del Golfo è diretta verso l’Asia-Pacifico, mentre i principali fornitori energetici dell’UE sono: Stati Uniti, Norvegia, i Paesi del Nord Africa e dell’Asia Centrale. (Eurostat, 2026)
- Le compagnie energetiche occidentali e della Repubblica Popolare Cinese (Rpc) sono orientate alla diversificazione delle attività upstream e Gnl verso le regioni dell’Africa subsahariana, il Mediterraneo orientale, il Golfo Arabico, il continente americano, l’Asia-Pacifico e l’Artico. Tuttavia, l’espansione dei loro progetti in Medio Oriente dipende dalle infrastrutture offshore e dalle rotte marittime, condizionate dalla stabilità dei chokepoint di Malacca, Hormuz e Bab el-Mandeb. (SpecialEurasia,2026)
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La mappa indica la dislocazione dei principali giacimenti di petrolio e di gas naturale dell'Arabia Saudita. Fonte: U.S. Energy Information Administration
2 Informazioni contestuali
—Il conflitto tra Stati Uniti e Iran ha destabilizzato il Golfo, contraendo la produzione di petrolio e Gnl della regione, aumentando il prezzo del Brent e l’instabilità delle supply chain. Tali dinamiche sono in parte connesse alla dipendenza dell’industria petrolchimica mediorientale da un’infrastruttura logistica prevalentemente marittima, condizionata dalla conformazione geofisica della regione, riconducibile a due elementi chiave:
- Gli Stretti di Hormuz, Bab el-Mandeb e il Canale di Suez, sono passaggi obbligati per le rotte marittime che collegano i terminal petroliferi e di Gnl del Golfo, all’Europa agli Stati Uniti e all’Asia-Pacifico.
- In Medio Oriente sono concentrati circa il 50% dei giacimenti fossili globali, per lo più localizzati nell’area geo-marittima del Mar Arabico, inclusiva dei territori di Arabia Saudita, Iraq, Iran, Emirati Arabi Uniti (Uae), Kuwait, Qatar e Oman. (Opec, 2024)
Questa configurazione geofisica mediorientale, ha contribuito all’istituzione di una rete logistica “maritime-dependent”, perché la continuità delle esportazioni petrolifere e di Gnl dipende dalla stabilità delle rotte navali tra il Golfo Persico, il Mar Rosso e il Mediterraneo. (U.S. Energy Information Administration, 2026) Contestualmente, la decisione degli Emirati Arabi Uniti (UAE) di lasciare l’Opec+, riflette le capacità di Abu Dhabi di adattarsi a un mercato energetico instabile, caratterizzato da una maggiore volatilità dell’offerta petrolifera e da un ridotto coordinamento tra i paesi del Golfo Arabico.
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3 L’infrastruttura energetica
—La conformazione geofisica del Medio Oriente incide sulla rete logistica, articolata in marittima e terrestre. L’infrastruttura marittima include porti, terminal costieri e impianti offshore ad alta capacità, maggiormente concentrati in Arabia Saudita, Qatar, Uae, Iraq e Kuwait.
Arabia Saudita, Qatar
PaeseImpiantoCapacità produttiva Arabia Saudita Porto di Ras At Tannurah (Golfo Arabico)Movimenta fino a 6,5 milioni di barili di petrolio al giorno (b/d), corrispondenti al 7% del consumo globale di greggio. (Unis, 2026) Arabia SauditaJuaymah (Golfo Arabico)Dal 2024 al 2025, Juaymah ha mantenuto un export medio mensile di 450.000 tonnellate di GPL, con la Cina che assorbe il 15% delle esportazioni totali dell’impianto saudita. (Reuters, 2026) Arabia SauditaYanbu (Mar Rosso)E’ il principale terminal di esportazione di greggio saudita sul Mar Rosso, fondamentale per l’oleodotto East-West. (S&P Global, 2026) QatarRas Laffan (Golfo Arabico)Ha una capacità produttiva nominale di GNL pari a 77 milioni di tonnellate metriche all’anno (Mtpa) e opera con 14 treni di liquefazione. Gli attacchi iraniani di marzo 2026, hanno danneggiato l’infrastruttura, con tempi di ripristino tra tre e cinque anni. (Reuters, 2026)I giacimenti fossili iracheni prossimi all'oleodotto Kirkuk–Ceyhan (Iraq–Turchia). Fonte: U.S. Energy Information Administration.
Uae, Iraq, Kuwait
PaeseImpiantoCapacità produttiva UaeFujairah Oil Industry Zone(Golfo dell’Oman) Può stoccare fino a 70 milioni di barili di prodotti petroliferi da trasferire alle petroliere. UaeTerminale di Das Island (Golfo Arabico)La produzione comprende GNL, gas di petrolio liquefatto (GPL), nafta paraffinica e zolfo. Gli impianti di liquefazione ed esportazione del GNL hanno una capacità di circa 6 milioni di tonnellate all’anno. (Adnoc Gas,2026) UaeRuwais Industrial Complex (Golfo Arabico) Ruwais Industrial Complex integra la Ruwais Refinery (900.000 b/d) e il Ruwais West Marine Terminal, configurandosi come uno dei principali centri degli UAE. (Adnoc, 2026) IraqAl Basra Oil Terminal (Golfo Arabico) E’ un terminale offshore, con una capacità di circa 3 milioni di b/d. (Arab Ports, 2023) IraqKhor Al Amaya Oil Terminal (Localizzato a sud-est del fiume Shatt Al Arab) Può accogliere petroliere con un peso lordo di 330.000 tonnellate, con una capacità operativa tra i 200.000 e i 300.000 b/d. (Arab Ports, 2023) KuwaitMina Al-Ahmadi (Port Golfo Arabico) Copre circa il 90% delle esportazioni totali del Kuwait.
Fonte: Anadolu Ajansı.
L’infrastruttura logistica terrestre mediorientale si basa su una limitata rete di gasdotti e oleodotti, che collegano i giacimenti ai centri di raffinazione e di esportazione ubicati lungo le coste del Golfo Arabico e del Mar Rosso, aumentando la dipendenza dell’industria petrolchimica regionale dai corridoi marittimi, maggiormente esposti all’instabilità geopolitica, come dimostrato dal conflitto tra Iran e Stati Uniti. In questo scenario, le compagnie energetiche europee risultano esposte a vulnerabilità sistemiche legate alla sicurezza delle rotte energetiche. Eni, ad esempio, potrebbe subire danni alla propria strategia industriale per il Gnl del gruppo, basata su impianti offshore e strutture Gnl galleggianti distribuite tra Africa, Mediterraneo orientale e Indo-Pacifico. (ENI, 2025). L’infrastruttura terrestre si compone:
- Oleodotto East–West (Arabia Saudita). Lungo circa 1.200 km, collega Abqaiq (Provincia Orientale) al terminal di Yanbu sul Mar Rosso. L’infrastruttura, con una capacità massima di circa 7 milioni b/d, rappresenta la principale opzione per bypassare lo Stretto di Hormuz, consentendo a Riyad di mitigare il rischio di interruzioni delle proprie esportazioni verso l’Europa e l’Asia-Pacifico. (Reuters, 2026)
- Oleodotto Abu Dhabi–Fujairah (Uae). Esteso per circa 360 km e con una capacità di circa 1,5 milioni di b/d, connette gli impianti di Habshan al porto di Fujairah, permettendo agli UAE di esportare greggio evitando Hormuz. (Reuters, 2026)
- Oleodotto Kirkuk–Ceyhan (Iraq–Turchia). Collega i giacimenti iracheni di Kirkuk al terminal di Ceyhan sulla costa mediterranea turca. La capacità dell’impianto arriva a 1,6 milioni di b/d, ma i flussi risultano inferiori a causa di interruzioni ricorrenti, dovute all’instabilità della regione.
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Fonte: U.S. Energy Information Administration.
L’assenza di una rete efficiente di oleodotti e gasdotti rafforza la dipendenza strutturale dell’industria petrolchimica mediorientale dalle rotte marittime per le esportazioni di petrolio e Gnl verso l’Europa, l’Asia-Pacifico e gli Stati Uniti. In questo contesto, il conflitto USA–Iran ha evidenziato la vulnerabilità delle supply chain energetiche regionali e la necessità di sviluppare nuovi oleodotti e gasdotti alternativi alle Sea Lines of Communications (Sloc) del Golfo. Tale esigenza si riflette indirettamente anche sull’India–Middle East–Europe Economic Corridor (Imec), firmato durante il G20 di New Delhi del 2023 da India, Stati Uniti, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Unione Europea, Francia, Germania e Italia. Il progetto prevedeva la realizzazione di un corridoio multimodale articolato lungo le direttrici India–Golfo ed Europa–Golfo, comprendente infrastrutture ferroviarie, portuali, energetiche, pipeline e cavi digitali, con l’obiettivo di rafforzare la connettività economica euro-asiatica (Atlantic Council, 2025). Per le compagnie energetiche occidentali, l’Imec rappresenta un potenziale vettore di espansione infrastrutturale e di consolidamento strategico nel Medio Oriente e nell’Indo-Pacifico. Tuttavia, il conflitto Usa–Iran e l’instabilità tra Israele, Libano e Siria continuano a limitarne l’implementazione operativa.
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Fonte: U.S. Energy Information Administration
4 Sicurezza energetica e industriale
—L’instabilità geopolitica del Medio Oriente e la dipendenza dell’industria energetica regionale dalle infrastrutture marittime rappresentano due fattori strutturali di vulnerabilità per gli interessi economici e industriali delle compagnie petrolifere occidentali e cinesi nel Golfo Arabico. In questo quadro, l’analisi Swot consente di identificare i principali driver di resilienza, esposizione e rischio che influenzano le attività di ExxonMobil, Chevron, ConocoPhillips, BP, TotalEnergies, Eni, Cnpc e PetroChina nell’area mediorientale. Negli ultimi anni, le società energetiche occidentali e cinesi hanno sfruttato la struttura Petrostate delle economie del Golfo — caratterizzate da elevata dipendenza fiscale dalle rendite di petrolio e Gnl e dalla centralità dello Stato nella gestione del settore energetico (Council on Foreign Relations, 2024) — come punto di forza per consolidare le rispettive influenze verso l’industria petrolifera e del Gnl saudita, irachena, iraniana (esclusivamente Rpc), emiratina e qatarina. Contestualmente, la forte dipendenza delle economie mediorientali dagli idrocarburi crea opportunità per lo sviluppo di nuove infrastrutture energetiche regionali, in particolare attraverso corridoi terrestri alternativi alle rotte marittime del Golfo. In questo contesto, l’East–West Pipeline saudita (Abqaiq–Yanbu) ha assunto crescente rilevanza strategica come infrastruttura per bypassare lo Stretto di Hormuz, con un incremento dei flussi verso il Mar Rosso in seguito all’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Nel 2026, l’oleodotto saudita ha raggiunto una capacità teorica di circa 7 milioni di b/d (U.S. Energy Information Administration, 2025).
Fonte: Istituto per gli studi di politica internazionale
Parallelamente, le compagnie energetiche occidentali e cinesi rimangono esposte alla vulnerabilità sistemica delle infrastrutture marittime mediorientali, legata agli equilibri geopolitici degli Stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb e del Canale di Suez, passaggi essenziali per i flussi energetici tra Golfo, Europa e Asia-Pacifico. Nel 2024, attraverso i tre corridoi energetici sono transitati complessivamente circa 29,6 milioni di barili/giorno (U.S. Energy Information Administration, 2026). In questo scenario, il conflitto USA–Iran e l’instabilità nel Golfo di Aden rappresentano i principali driver di rischio per il commercio energetico regionale, con impatti su costi assicurativi, tempi di transito e resilienza delle supply chain energetiche. Le missioni navali internazionali assumono pertanto una funzione crescente nella protezione delle rotte commerciali energetiche mediorientali (Council of the EU, 2026).
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5 Quantificazione dei rischi
—Il profilo di rischio per le società energetiche occidentali e della Rpc in Medio Oriente è determinato da fattori sistemici (conflitto Usa-Iran, pirateria e terrorismo) e dalla centralità dell’infrastruttura marittima per le esportazioni. L’esposizione complessiva risulta alta e media, con impatti prevalentemente trasmessi attraverso shock su prezzi, logistica marittima e blocco della produzione.
Alta
TipologiaEsposizioneImpatto Guerra tra Iran e Stati UnitiDestabilizzazione della regione del Golfo Persico con il conseguente blocco dei flussi energetici globali.1. Aumento del prezzo del Brent fino a 111 $/bbl.2. Contrazione della produzione petrolifera e di Gnl a seguito di attacchi iraniani contro infrastrutture energetiche critiche.
3.Interruzione dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz (~20,7 mb/d, ~20% dei flussi globali oil), con effetto sistemico sulla supply chain energetica internazionale. (U.S. Energy Information Administration, 2026) Instabilità nello Stretto di Bab el-MandebPunto strategico per le esportazioni energetiche attraverso il Mar Rosso e il Canale di Suez.1. Incremento dei costi di shipping e allungamento dei tempi di transito lungo la rotta del Mar Rosso.
2.Aumento dei prezzi del GNL e del petrolio nei mercati europei. 3.Riduzione dei flussi di GNL verso l’Italia (Qatar: circa 6,6 bcm di Gnl, pari al 45% dell’import totale nazionale). (International Trade Administration, U.S. Department of Commerce, 2026).
Media
TipologiaEsposizioneImpatto Competizione UE-Cina per le importazioni di GnlEsposizione a condizioni di stress per il mercato del Gnl e del petrolio.Compressione dei volumi marginali disponibili per l’Europa e aumento della volatilità dei prezzi spot del Gnl. Instabilità nell’area Iraq-Libano-SiriaFragilità istituzionale, presenza di attori armati non statali e persistente conflittualità tra Iraq, Siria, Libano e Israele.1.Incremento del rischio operativo per asset energetici e supply chain regionali.2.Limitazione dello sviluppo di corridoi energetici terrestri tra Golfo e Mediterraneo, inclusi oleodotti e gasdotti strategici. 3.Indebolimento della componente energetica dell’India–Middle East–Europe Economic Corridor (Imec) e della connettività energetica euro-mediterranea.
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6 Elementi da monitorare
—L’instabilità in Medio Oriente richiede alle compagnie energetiche occidentali un costante monitoraggio su:
- L’evoluzione del conflitto Usa–Iran e le dinamiche di escalation regionale, con particolare attenzione agli indicatori di rischio per la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz.
- La sicurezza marittima nel Golfo di Aden e nel Mar Rosso, con focus sulle attività degli Houthi e della pirateria somala.
- La stabilità politico-sicurezza nell’area compresa tra Iraq, Siria, Libano e Israele, monitorando le attività delle milizie locali, le attività delle cellule terroristiche, per garantire la protezione delle infrastrutture energetiche (raffinerie e oleodotti) e dei giacimenti di petrolio e gas naturale.
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7 Conclusioni e scenari
—La presenza delle compagnie occidentali e della Rpc in Medio Oriente deve tenere conto dell’elevata instabilità della regione, attualmente identificabile nel conflitto Usa-Iran e nelle problematiche del terrorismo e della pirateria. In questo contesto, potrebbero delinearsi due scenari
Scenario 1 – Escalation regionale e interruzione dei flussi a medio-lungo termine. Il proseguo della crisi tra Teheran e Washington aggraverebbe ulteriormente l’instabilità del Golfo Arabico, accrescendo i costi di navigazione attraverso Hormuz e il Golfo di Aden. In questa casistica, le compagnie petrolchimiche occidentali e della RPC potrebbero:
Breve termine: deviare i flussi energetici mediorientali verso l’Europa utilizzando l’infrastruttura petrolifera saudita composta dall’East–West Pipeline e dal terminal marittimo di Yanbu sul Mar Rosso, preservando una parte delle rispettive importazioni di GNL dal Golfo Arabico verso l’Europa e il mercato cinese.
Medio-lungo periodo: ExxonMobil, Chevron, ConocoPhillips, BP, TotalEnergies, Eni, China National Petroleum Corporation (Cnpc) e PetroChina dovrebbero accelerare la diversificazione dei rispettivi portafogli upstream e GNL al di fuori dell’area del Golfo Arabico attraverso una strategia multi-regionale, focalizzata verso l’America Latina (Brasile, Argentina e Venezuela), Nord Africa e Africa subsahariana, Indo-Pacifico Asia Centrale: Kazakistan, Uzbekistan e Azerbaigian.
Scenario 2 – Instabilità transitoria nel Golfo Arabico. Se gli Stati Uniti e l’Iran dovessero raggiungere un accordo diplomatico, le compagnie petrolifere occidentali e della Rpc potrebbero progressivamente ripristinare la regolarità dei flussi energetici mediorientali precedenti alla crisi. In questo scenario, Eni potrebbe attuare la medesima politica di diversificazione del portafoglio energetico indicata nello scenario 1 per il medio-lungo periodo.
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Fonte: Visual Capitalist
Bibliografia
—Di seguito la bibliografia
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- Adnoc Gas, LNG Operations, 2026
- Adnoc, Ruwais Refinery, 2026
- Arab ports, The Arab Sea Ports Federation, 2023
- Atlantic Council, The India-Middle East-Europe Economic Corridor Connectivity in an era of geopolitical uncertainty, 2025
- Eurostat, EU imports of energy products - latest developments, 2026
- ENI, Annual Report 2025, 2025
- Council of the EU, Red Sea: Council extends the mandate of Operation ASPIDES to safeguard freedom of navigation, 2026
- Council on Foreign Relations, Venezuela: The Rise and Fall of a Petrostate, 2024
- OPEC, 2025 OPEC Annual Statistical Bulletin, 2025
- OPEC, 2024 OPEC Annual Statistical Bulletin, 2024
- Unis, Ras At Tannurah, Saudi Arabia, 2026
- Reuters, Aramco halts Juaymah LPG exports after propane, butane delivery system damage, 2026
- Reuters, Saudi Arabia tries to divert oil to Red Sea amid Iran war, faces reluctant shippers, 2026
- Reuters, Exclusive: Iran attacks wipe out 17% of Qatar’s LNG capacity for up to five years, QatarEnergy CEO says, 2026
- SpecialEurasia, Economic Impact of the Strait of Hormuz Maritime Blockade, 2026
- S&P Global, Factbox: Seaborne trade reroutes away from Red Sea over Houthi attacks, 2023
- S&P Global, Aramco's East-West pipeline to hit full capacity in 'next couple of days:' CEO, 2026
- International Trade Administration U.S. Department of Commerce, Italy Country Commercial Guide, 2026
- U.S. Energy Information Administration, World Oil Transit Chokepoints, 2026
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