Il Napoli del dopo Conte: De Bruyne rimane e Lobotka rinnova. Le basi per ripartire
I due azzurri garantiscono continuità, conoscono bene il calcio europeo, non hanno problemi di ambientamento e riempiono l’immaginario collettivo per quello che già hanno dato a Napoli
I due azzurri garantiscono continuità, conoscono bene il calcio europeo, non hanno problemi di ambientamento e riempiono l’immaginario collettivo per quello che già hanno dato a Napoli
Antonio Giordano Collaboratore 20 maggio - 09:14 - MILANODa cosa si (ri)comincia, se non dagli uomini e dal modulo, da quelle personalità così abbaglianti da non riuscire a immaginarsi un futuro senza di loro? Ora che si (ri)parte, e l’idea resta la griffe (il 4-3-3), il pallone dovrà viaggiare veloce almeno quanto il pensiero, persino più delle gambe, e fa niente se certe carte di identità sembrino impolverate, vagamente "ingiallite": Stanislav Lobotka è un ragazzino di 32 anni (però a novembre), ha dentro di sé le conoscenze di qualsiasi modello di riferimento ma del 4-3-3 assai di più, da Calzona ha catturato il metodo-Sarri (allievo e collaboratore del Comandante) per trasmissione diretta e dunque... E Kevin De Bruyne, che ha vissuto stagioni dentro a qualsiasi sistema di riferimento, che si è fatto un decennio al City ed ha rappresentato l’espressione tecnica del pensiero di Guardiola, perché mai non dovrebbe crederci?
VIDEO: McTominay pazzo di Napoli: svelata la statua di Maradona in giardinoL’oro di Napoli
—Stanislav Lobotka ha un contratto che scadrebbe nel 2027, con opzione per il rinnovo e clausola da 25 milioni di euro - esercitabile entro la metà di luglio - per liberarsi eventualmente soltanto per approdare in qualche club straniero: a Sarri (o ad Allegri, eventualmente) un regista di quel livello aiuta a spostare i valori e a starsene tranquilli e ora che si procede per la restaurazione parziale di un gruppo che convince chiunque, la regia è già stata assegnata. Ma De Laurentiis e Manna si sono spinti oltre, a «Lobo» hanno ribadito proprio ieri la sua centralità all’interno del Napoli e per dimostrare che quelle non potevano essere parole lanciate al vento, hanno accennato alla possibilità di un rinnovo: tempo ce n’è, volontà pure - e parecchia - e dunque ci sarà da capire gli sviluppi d’un mercato che non dovrebbe costringere a spostamenti né in campo né fuori. Ma l’oro di Napoli è anche (soprattutto) nella eleganza di Kevin De Bruyne, un dono della scorsa estate - a parametro zero ma a dieci lordi alla firma, da pagare in due anni e quindi da finire di saldare proprio in questa estate - negato a De Laurentiis e al Maradona per mesi quattro: un post sui social a volte sembra divagazione del momento, ma se a sette giorni dalla partenza per il Mondiale (e per le vacanze della famiglia) decidi di far vedere la nuova cucina montata in giardino, c’è l’intenzione vera di mostrare quale siano le intenzioni. Il futuro di De Bruyne è qui e il passato, in cui pure pubblicamente qualcosa con Conte è accaduta, resta dentro agli archivi, accantonato in un angolino, con il fotogramma dell’espressione al momento della sostituzione di Milano e anche l’amarezza per essere uscito così presto dall’Etihad, dopo una accoglienza da pop star.
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Centro di gravità
—Lobotka più De Bruyne (e più McTominay, guai dimenticarsene) sanno di calcio europeo, internazionale, hanno (e dànno) respiro, garantiscono continuità, procedono in sentieri ormai già familiari e dunque devono evitare problemi di ambientamento, non sono volti ma idoli, riempiono l’immaginario collettivo per quello che ognuno di sé ha dato a Napoli (e lo slovacco è quello che nel quinquennio s’è divertito a vincere coppe Italia, scudetti e Supercoppe) o nell’universo (e il belga ha una bacheca nella quale è indispensabile il navigatore satellitare per orientarsi). Lobotka con De Bruyne (e con loro McTominay chiaramente) raffigurano gli uomini in più di questa nuova era che sta per nascere, gli esponenti di un pensiero alto, elitario, che Napoli vuole assorbire per gustarsi possibilmente ancora e di nuovo la Grande Bellezza. Hanno tutti ragione, direbbe Paolo Sorrentino.
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