Auto, tra crisi e prospettive: il confronto al Dealer Day
La Gazzetta dello Sport

Auto, tra crisi e prospettive: il confronto al Dealer Day

Mercoledì 20 maggio 2026
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Il convegno inaugurale del Dealer Day di Verona vede i protagonisti del settore mettere sul tavolo i tanti motivi di una crisi che mette a rischio migliaia di posti di lavoro. Tra interessi divergenti di concessionari e noleggiatori e un'Unione Europea che deve affrettarsi a chiarire le nuove regole per la transizione del 2035

Il convegno inaugurale del Dealer Day di Verona vede i protagonisti del settore mettere sul tavolo i tanti motivi di una crisi che mette a rischio migliaia di posti di lavoro. Tra interessi divergenti di concessionari e noleggiatori e un'Unione Europea che deve affrettarsi a chiarire le nuove regole per la transizione del 2035

Emilio Deleidi 20 maggio - 16:30 - VERONA Il convegno inaugurale del Dealer Day 2026 a Verona

Inquietudine e preoccupazione pervadono il mondo dell'auto italiana. Se c'era bisogno di una riprova la si è avuta nel convegno inaugurale della 24esima edizione dell'Automotive Dealer Day, il momento di incontro tra concessionari e operatori del settore dei servizi in corso in questi giorni a Verona. Sono tanti i motivi di allarme, ma a lanciare quello più grave è stato Plinio Vanini, titolare della rete di punti vendita Autotorino e vicepresidente di Federauto, la principale associazione di categoria, che ha sottolineato come "margini risicati, nel 2024 dell'1,4% e nel 2025 forse ancora inferiori, e immobilizzazioni pari a circa 4 miliardi di euro mettano in difficoltà le aziende di un settore che dà lavoro a oltre 90mila persone". Il suo atto di accusa non si è fermato ai soli meccanismi regolatori, che pure mettono in difficoltà operatori e consumatori, ma si è allargato al mondo del noleggio a lungo termine, un sistema che, a suo parere, "gode di buona salute finanziaria e che utilizza il canale delle concessionarie per crescere e per fornire servizi di assistenza ai clienti, con prezzi da strozzinaggio (praticati ai dealer, ndr) di cui bisogna vergognarsi". Parole decise, dunque, che delineano un contrasto tra concessionari e noleggiatori, ai quali Federauto chiede di riflettere, essendo la partita molto delicata. "Ogni 50mila auto vendute in meno, ci sono 5 mila posti di lavoro a rischio", ha concluso l'imprenditore valtellinese. Al quale ha replicato Italo Folonari, presidente di Aniasa, l'associazione di Confindustria che rappresenta il mondo del noleggio, secondo il quale "grazie al canale delle concessionarie, il settore ha potuto raggiungere alcune categorie di consumatori, come le piccole imprese, i liberi professionisti e i titolari di partita Iva, ai quali altrimenti non sarebbe stato possibile arrivare". Nel 2025, infatti, l'80% del fatturato del noleggio è risultato attribuibile alle aziende, il 7,20% alle pubbliche amministrazioni, ma il 6,10% è derivato da privati titolari di partita Iva e il 5,80% da privati con codice fiscale, con queste ultime due voci che, dunque, hanno rappresentato una quota non trascurabile di clientela.

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grande confusione

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Al netto delle polemiche tra concessionari e noleggiatori, un dato è certo: il consumatore, in questi ultimi anni, ha perso centralità, anzi "sta vivendo una situazione di grande confusione dovuta ai cambiamenti delle tecnologie e all'arrivo di sempre nuovi operatori sul mercato", come ha sottolineato Tommaso Bortolomiol, amministratore delegato di Quintegia, società che organizza l'evento di Verona. Il risultato è che, come emerge da un sondaggio, il 45% degli interpellati ritiene di non sapere quale motorizzazione sceglierà nel momento in cui dovrà acquistare una nuova auto. I prezzi, del resto, sono cresciuti in media del 56% e poco conta che il valore medio dell'equipaggiamento delle vetture abbia conosciuto un incremento del 74%: in questa corsa al rialzo, ha spiegato Marco Stella, vicepresidente dell'Anfia, l'associazione della filiera industriale automobilistica nazionale, "si è perso di vista il cliente, al quale sono state proposte soluzioni inadatte per soddisfare i suoi bisogni". Bisogna cambiare rotta e Stella ha spiegato che all'Unione Europea spettano tre compiti: "Completare la disciplina che renda la transizione ecologica del 2035 multi-tecnologica, recependo gli emendamenti presentati per renderla possibile; rilanciare l'industria europea facendo sì che i nuovi soggetti che si affacciano sul nostro mercato giochino con le nostre stesse regole, per preservare la competitività delle nostre aziende; recuperare il senso della realtà, così da coniugare la passione per il prodotto con la complessità dell'innovazione". A questo Roberto Pietrantonio, presidente dell'Unrae, l'associazione delle case straniere in Italia, ha aggiunto la necessità che "i costruttori investano nelle reti dei concessionari con fiducia, perché per il consumatore l'esperienza digitale ha la sua importanza, ma l'aspetto umano, nel processo di acquisto, conserva un'importanza fondamentale". Anche nel costruire quella fiducia di cui i nuovi brand di origine cinese, sempre più numerosi e presenti in forze al Dealer Day, hanno bisogno, se vogliono affermarsi in un mercato complesso come quello europeo. Poi, certamente sullo sfondo resta il tema della fiscalità, al centro dell'intervento di Fabio Pressi, presidente di Motus-E, l'associazione degli operatori della mobilità elettrica: "Bisogna lavorare sui costi delle ricariche, cosa che si sta facendo con l'Arera, l'Autorità di regolazione dell'Energia, e sulla tassazione che grava sulle persone che ricaricano l'auto a batteria anche a domicilio, un costo che per il lavoratore è difficile farsi rimborsare dalle aziende, a differenza di quanto accade per le carte carburante". Una delle tante anomalie che penalizzano i consumatori italiani.

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