Le diete a base vegetale possono attenuare l'infiammazione cronica legata all'invecchiamento
I dati di sette studi clinici collegano l'alimentazione vegetale a livelli più bassi di una proteina che segnala il rischio di infarto e ictus
I dati di sette studi clinici collegano l'alimentazione vegetale a livelli più bassi di una proteina che segnala il rischio di infarto e ictus
Eu.Spa. 20 maggio - 16:05 - MILANOC'è un tipo di infiammazione che non si avverte, non dà febbre e non fa male. Aumenta lentamente con l'età, in silenzio, ed è associata a malattie cardiovascolari, diabete, certi tumori. La medicina l'ha battezzata inflammageing, da "inflammation" e "ageing", per descrivere qualcosa che tende ad accentuarsi invecchiando, senza che ce ne accorgiamo. Come arginarla è una delle domande più studiate dalla prevenzione. Un'analisi appena pubblicata sulla rivista Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases ha provato a rispondere guardando all'alimentazione: chi segueuna dieta prevalentemente vegetale ha livelli più bassi di una proteina nel sangue che misura l'infiammazione e predice il rischio di infarto e ictus.
cibo veganoProteina infiammatoria
—La proteina si chiama PCR, proteina C-reattiva: prodotta dal fegato in risposta agli stati infiammatori, è uno dei marcatori più usati in cardiologia. I valori hanno soglie precise: sotto 1 milligrammo per litro il rischio cardiovascolare è basso, tra 1 e 3 è nella media, sopra 3 è elevato. Valori che contano: un'analisi ha calcolato che il rischio cardiovascolare aumenta del 50% all'aumentare dei livelli di PCR di partenza; un'altra ha associato ogni incremento di 1 mg/L a un rischio di insufficienza cardiaca superiore del 10%. Spostare qualcuno dalla fascia media a quella bassa, anche di un solo milligrammo, può fare la differenza. Per rispondere alla domanda se e come l'alimentazione vegetale incida su questo marcatore, i ricercatori dell'Università di Warwick (UK) hanno raccolto sette studi clinici pubblicati tra il 1991 e il 2024 in cinque Paesi, per un totale di 541 partecipanti, molti già con patologie come diabete di tipo 2, artrite reumatoide, malattie cardiovascolari e obesità. Le diete testate variavano: alcune completamente vegane, altre che escludevano carne e pesce ma ammettevano uova e latticini, altre ancora "wholefood plant-based", con alimenti animali non superiori al 25% delle calorie giornaliere.
dieta vegLa scoperta è che chi aveva seguito una dieta a base vegetale aveva livelli di PCR inferiori di 1,13 mg/L rispetto ai gruppi di controllo. Per molte persone nella fascia di rischio media, è una riduzione sufficiente a scendere nella fascia bassa. Quando alla dieta si aggiungeva l'attività fisica, la riduzione saliva a 1,46 mg/L. I meccanismi attraverso cui una dieta veg potrebbe ridurre l'infiammazione sistemica non sono ancora del tutto chiari. Le diete ricche di vegetali apportano flavonoidi, presenti in frutti di bosco e tè, e carotenoidi, presenti in carote e pomodori, entrambi associati in ricerche precedenti a livelli più bassi di PCR. Ma anche il minor apporto di acidi grassi saturi, abbondanti nei prodotti animali e collegati a valori più alti di PCR, potrebbe avere un ruolo.
Con "soli" 541 partecipanti, la base numerica della ricerca resta piccola e la variabilità tra i vari studi esaminati è alta. Gli autori lo riconoscono e classificano la certezza dell'evidenza dello studio come bassa ma promettente: una riduzione media di 1,13 mg/L di PCR, ottenuta cambiando solo quello che si mette nel piatto, è sufficiente a far scendere la PCR sotto il milligrammo per litro, la soglia sotto cui il rischio di infarto e ictus è considerato basso.
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