Fabregas: "Il mio Como non è la squadra più talentuosa. Ma lavora sodo, ha un'idea e un segreto: l'umiltà"
La Gazzetta dello Sport

Fabregas: "Il mio Como non è la squadra più talentuosa. Ma lavora sodo, ha un'idea e un segreto: l'umiltà"

Mercoledì 20 maggio 2026
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L'allenatore del Como: "Due anni fa abbiamo iniziato un percorso di crescita, individuale e collettiva. La Champions? Non mi pongo limiti"

L'allenatore del Como: "Due anni fa abbiamo iniziato un percorso di crescita, individuale e collettiva. La Champions? Non mi pongo limiti"

Dal nostro inviato  Giulio Saetta 20 maggio - 17:57 - MELIDE (SVIZZERA)

“Non intendiamo porci limiti, perché ritengo che i limiti siano solo un aspetto mentale. Il vero fallimento, semmai, è quando non si fa il possibile per provare a superare sé stessi e le attese”. È tutta qui la filosofia di Cesc Fabregas, premiato ieri sera a Melide, in Svizzera, a due passi da Lugano, dove abita, e da Como, dove lavora. Il tecnico spagnolo è stato l’ospite d’eccezione delle premiazioni annuali del magazine online Esport Como, in collaborazione con Banca del Sempione, serata ospitata nella splendida cornice dello Swiss Diamond Boutique Hotel affacciato sul lago. Sul palco, con il direttore di Esport Mario Camagni e le fidatissime Gloria e Serena Moscatelli, hanno ricevuto i premi anche il capitano biancoblù Lucas Da Cunha, il direttore sportivo Carlalberto Ludi e l’amministratore delegato Francesco Terrazzani. 

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Il tecnico

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Visibilmente emozionato, davanti a tanti tifosi, Fabregas ha parlato della straordinaria stagione che domenica a Cremona potrebbe chiudersi trionfalmente con la conquista di un posto in Champions. “Se mi aspettavo un risultato del genere? Io non mi aspetto mai niente - ha detto l’allenatore spagnolo -. So solo che abbiamo iniziato un percorso due anni e mezzo fa, fondato su qualcosa che riteniamo fondamentale: la crescita, sia individuale che collettiva. Per noi è centrale imparare dagli errori e fare passi avanti fondandosi su un’identità ben chiara e definita. Di segreti, davvero, non ce ne sono, ma se devo dire qualcosa di questo gruppo allora dico che è un gruppo estremamente umile. A livello di talento non siamo la migliore squadra, per niente, però grazie alla cultura del lavoro e a una chiara idea di gioco riusciamo a dare il meglio di noi stessi. E a crescere...”. 

Il capitano

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Lucas Da Cunha, oltre che il capitano, è l’uomo che meglio riassume la doppia anima del Como, umile e ambiziosa. Il francese è l’unico sopravvissuto del gruppo di titolari promosso dalla Serie B due anni fa. “Quando l’anno scorso abbiamo finito molto bene abbiamo capito che potevamo fare belle cose in Serie A. Quest’anno abbiamo iniziato bene e oggi a giocarci la Champions è qualcosa di incredibile. Di Fabregas, che ha vinto tutto come giocatore, non si conoscono abbastanza le doti umane. È una persona stupenda che mi ha aiutato tanto”. 

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Il ds

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Così il ds Ludi riallacciandosi al discorso di Fabregas: “I limiti ci saranno forse in termini di risultati, ma non intaccheranno la volontà di crescere a livello collettivo. Ad oggi sia la società che la squadra hanno ancora ampissimi margini di miglioramento, dunque intendiamo perseguire questa strada. Se questo ci porterà presto in Champions League ben venga, se invece l’anno prossimo arriverà un posizionamento diverso allora dovremo essere più equilibrati nell’analisi. Noi, comunque, guardiamo oltre il mero risultato sportivo”.

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