Tre vittorie di tappa dopo l'infortunio alle vertebre: così la "lucertola" Narvaez è rinata al Giro
La Gazzetta dello Sport

Tre vittorie di tappa dopo l'infortunio alle vertebre: così la "lucertola" Narvaez è rinata al Giro

Mercoledì 20 maggio 2026
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Dalla caduta al Tour Down Under alle vittorie in rosa: l’ecuadoriano della Uae-Xrg è uno dei grandi protagonisti di questa edizione con tre vittorie in undici tappe. Soprannominato "El Lagarto", è cresciuto a 3000 metri sul livello del mare ed è l'ecuadoriano più vincente della Corsa Rosa

Dalla caduta al Tour Down Under alle vittorie in rosa: l’ecuadoriano della Uae-Xrg è uno dei grandi protagonisti di questa edizione con tre vittorie in undici tappe. Soprannominato "El Lagarto", è cresciuto a 3000 metri sul livello del mare ed è l'ecuadoriano più vincente della Corsa Rosa

Ciro Scognamiglio Giornalista 20 maggio - 19:03 - MILANO

Jhonatan Narvaez – la h è proprio lì, dopo la J, non è un errore – si porta dietro da sempre il soprannome di El Lagarto, la lucertola. "In origine era di mio fratello, anche lui ciclista. Mi chiamano così perché questo animale mangia molto velocemente", ha sempre spiegato l’ecuadoriano della Uae-Xrg che di questo Giro d’Italia è veramente un grande protagonista con 3 successi di tappa su 11 compresa quella di oggi a Chiavari. Non c’è dubbio che la corsa della Gazzetta sia la sua preferita perché sui 18 successi da professionista, 5 sono state tappe rosa. E dire che nel 2026 Jhonatan è arrivato al Giro al Giro con pochissimi giorni di corsa nelle gambe. A gennaio, durante il Tour Down Under — un anno dopo averne vinto la classifica generale — una bruttissima caduta gli aveva provocato la frattura delle vertebre toraciche. "Sono rimasto a letto quindici giorni. Mia moglie Genesis si è presa cura di me".

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il legame con il giro

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Al Giro aveva cominciato a vincere nel 2020, firmando la frazione di Cesenatico, ma soprattutto quella inaugurale del 2024 a Torino che gli aveva dato la maglia rosa: una rosa quanto mai speciale perché in quella edizione fu l’unica non indossata da Tadej Pogacar, che poi la prese nella seconda frazione e la portò fino a Roma. Il suo Ecuador ha scritto pagine importanti della storia recente della corsa della Gazzetta, vedi il successo storico di Richard Carapaz nel 2019 (poi finito altre due volte sul podio), ma pure Narvaez si sta ritagliando il suo spazio. 

origini

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Viene della provincia di Sucumbios, che confina con quella di Carchi, da dove arriva lo stesso Carapaz. È nato a Playon de San Francisco, a quasi 3000 metri sul livello del mare, dove vive. Lì si è affrancato dal destino di "campesino" verso il quale sembrava indirizzato. Una bici, le prime gare, le prime vittorie, quindi le attenzioni da parte di chi ha fiuto. Eccolo quindi approdare nel 2017 all’Axeons Hagen Bermans, il vivaio di Axel Merckx, poi il passaggio nel 2018 alla Quick Step e, l’anno dopo, al Team Sky (ora Ineos), che ha fatto di Jhonatan un signor corridore. Prima che approdasse alla Uae del grande Tadej Pogacar, l’incontrastato numero uno mondiale. 

futuro

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Paradosso vuole che Narvaez sia in scadenza di contratto a fine del 2026 e proprio la Ineos, che ora si chiama Netcompany-Ineos, sia in pole-position per riprenderselo. Gliel’hanno chiesto, in conferenza stampa dopo la vittoria, e lui ha risposto con un sorriso: "Questa è una bella domanda… ma per il mio agente. Immagino sia parecchio impegnato in questi giorni…". La sua filosofia è ben riassunta da questa frase che aveva detto al sito specializzato bici.pro: "Non ho mai particolari rimpianti. La vita è come un libro, ci sono tanti capitoli e ogni capitolo arriva al momento giusto". E in questi giorni, al Giro d’Italia 109, Narvaez ne sta scrivendo di bellissimi.

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