Auto cinesi in Europa: modelli, fabbriche, strategie
La Gazzetta dello Sport

Auto cinesi in Europa: modelli, fabbriche, strategie

Giovedì 21 maggio 2026
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Un numero sempre crescente di costruttori del Paese asiatico si affaccia sui nostri mercati. Ecco chi sono, da dove arrivano e che intenzioni hanno per il futuro della mobilità del Vecchio Continente

Emilio Deleidi 21 maggio - 07:27 - MILANO

Un numero sempre crescente di costruttori del Paese asiatico si affaccia sui nostri mercati. Ecco chi sono, da dove arrivano e che intenzioni hanno per il futuro della mobilità del Vecchio Continente

Una fabbrica Leapmotor in Cina

Rare apparizioni fino a non poco tempo fa, le auto dei marchi cinesi sono oggi diventate un incontro frequente nel panorama delle nostre strade. Il fenomeno, oltre che visibile, è anche confortato dai numeri. Nel 2025, l’insieme dei costruttori del Paese asiatico ha conquistato sui mercati europei (comprendendo nel conteggio anche Regno Unito, Svizzera e Norvegia, che non fanno parte della Ue) una quota di mercato pari al 6%, con punte del 14% in Norvegia, nazione dai piccoli numeri assoluti, ma con un livello di elettrificazione elevatissimo (le Bev sono arrivate al 96% delle immatricolazioni), del 10% in Gran Bretagna (primo mercato europeo per volumi di auto cinesi) e dell’8-9% in Spagna e Italia. Alta è la penetrazione anche in Portogallo (6%) e Polonia (7%, in rapido aumento), mentre ad abbassare la media sono, invece, Germania (poco sopra il 2%), Francia (3%) e altri Paesi dell’Est (Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria, Repubbliche Baltiche, tutte tra il 2 e il 3%). Che Italia e Spagna siano tra i Paesi più ricettivi non sorprende: la leva di un prezzo competitivo ha particolare efficacia in un contesto che ha visto il potere di acquisto dei consumatori contrarsi considerevolmente negli ultimi anni, al punto da rendere difficoltoso per molti l’accesso al bene automobile. E le Case cinesi hanno riempito un vuoto nelle fasce inferiori del mercato, lasciato da molti costruttori occidentali che le hanno abbandonate, considerandole poco remunerative; la corsa al premium e al lusso ha aperto spazi prontamente riempiti da chi è in grado di offrire un prodotto valido a un costo ragionevole, sopperendo con queste caratteristiche alla scarsa conoscenza del proprio marchio e ai dubbi su affidabilità e reperibilità dei ricambi che ne possono derivare.

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