Maran: "Albania, puntiamo all’Europeo. Ho allenato il Papu, Barella. Ma Nainggolan, che spettacolo!"
Il tecnico è diventato c.t.: "Cambio vita, sogno in grande. Ho chiamato De Biasi, mi ha detto che ero la scelta giusta. Non dimenticherò mai i complimenti di Riva per il mio Cagliari"
Il tecnico è diventato c.t.: "Cambio vita, sogno in grande. Ho chiamato De Biasi, mi ha detto che ero la scelta giusta. Non dimenticherò mai i complimenti di Riva per il mio Cagliari"
Luca Bianchin Giornalista 21 maggio - 08:05 - MILANOGigi Riva, che non ha mai regalato nulla a nessuno, una volta disse: “Il Cagliari di Maran è molto bello. Tutti sanno cosa fare”. Sentiti complimenti peggiori. Sono passati sei anni e Maran ha deciso che cosa fare della sua vita: è andato ad allenare l’Albania. A 62 anni, per la prima volta vivrà fuori dall’Italia, per la prima volta allenerà una nazionale, per la prima volta avrà un obiettivo che non si chiama salvezza o promozione ma Mondiale. Suona diverso. Maran è un anti-personaggio ma la sua vita è nascosta in un dettaglio: è molto amato nei luoghi in cui è stato. Vale per il Catania, che ha portato al record di punti in A: 56 nel 2012-13, ottavo davanti all’Inter. Vale per il Chievo: quattro anni, quattro salvezze giocando anche con due punte più Birsa e Castro. Vale per il Brescia, l’ultima tappa, con una salvezza centrata nonostante le mille difficoltà societarie.
VIDEO: Maran: "Radja vuole sempre vincere, anche in partitella"Perché cambiare vita a 62 anni?
“Perché quando l’Albania mi ha chiamato, mi sono emozionato. Ho subito percepito che è una nazione con orgoglio e senso di appartenenza incredibili”.
E ora, dove vivere? A Tirana o in Italia?
“A Tirana. Per me l’esperienza va vissuta in questo modo: domenica mi trasferirò e inizierò il lavoro vero. E poi la città è bellissima, con una ospitalità incredibile. Mia moglie, che è una interior designer, andrà e verrà: siamo abituati”.
Gianni De Biasi, che portò l’Albania all’Europeo, la prima notte a Tirana dormì con una sedia dietro la porta temendo brutte sorprese. Pregiudizi di altri tempi… Vi siete sentiti?
“Certo, Gianni è un amico, è la prima persona che ho chiamato. Ricordo benissimo quella sua avventura, tifavo per lui. Mi ha detto di non avere dubbi, che stavo facendo la scelta giusta. E che l’Albania ha fatto la scelta giusta puntando su di me. Questo mi ha fatto piacere. Curiosamente, ho anche parlato con Igli Tare 20 giorni fa a Milanello. Non potevo immaginare che avrei allenato la sua nazionale”.
Mi ispiro all’Italia dell’82 e all’Olanda di Cruijff. Che caos al Genoa con 22 positivi al Covid"
Scegliamo un’emozione di questi primi giorni.
“La maglia dell’Albania con il mio nome e il numero 28, come l’Europeo che vogliamo giocare. Mi ha dato una sensazione di responsabilità e gioia”.
Guardiamo il viaggio. Come si va da Trento a Tirana passando per 27 anni di gavetta?
“Vengo da una famiglia di artigiani, persone che hanno sempre lavorato. Papà e i miei fratelli erano nell’edilizia, imbiancatura e rivestimenti. Io sono uguale, non cerco il palcoscenico e mi piace lavorare”.
La prima esperienza in panchina fu nel 1997-98: vice allenatore di Silvio Baldini al Chievo. Ora uno allena l’Italia, l’altro l’Albania, e a pensarci sembra incredibile. Diciamolo: quanto è folle Baldini da 1 a 10?
“Non così tanto, fidatevi. Ha un carattere molto deciso ma sa sempre quello che fa. Io a lui sarò sempre riconoscente, mi aveva promesso che mi avrebbe portato in B e un’ora dopo aver avuto una panchina mi ha chiamato. In 10 secondi ho smesso di giocare e gli ho detto di sì”.
Il momento più difficile e il più bello in questi anni da allenatore?
“Il più difficile al Genoa, quando abbiamo avuto 22 giocatori positivi al Covid. Un’incertezza totale. Il più bello l’esordio in Serie A, Roma-Catania 2-2 nell’agosto 2012: vincevamo giocando bene, ci hanno fatto il 2-2 al 91’ e nel recupero abbiamo preso una traversa con Castro. La prova del fatto che eravamo andati lì per vincere, non per prendere un punto”.
Una cosa che ha imparato negli ultimi 10 anni?
“Sono diventato più tollerante. Prima avevo meno pazienza, se le cose non andavano come volevo mi arrabbiavo molto. Ho imparato ad accettare un altro modo di vivere il calcio”.
Un esempio?
“Il Pitu Barrientos a Catania. Dava l’impressione di essere svogliato ma ora ho capito che mi ha dato tutto. Meglio, tutto quello che aveva”.
Il giocatore più forte mai allenato è il Papu Gomez?
“Difficile rispondere. Il Papu, Barella, Srna, Nainggolan, Almiron, Pandev a fine carriera...”.
Ecco, com’è allenare Nainggolan?
“Uno spettacolo. Fuori dal campo è diciamo... esuberante ma averlo in campo era un piacere. Ti rendeva fiero”.
Ora invece quale traguardo la renderebbe fiero di questa esperienza con l’Albania?
“L’obiettivo è tornare nella Serie B di Nations League e qualificarci all’Europeo. Sogno di fare grandi risultati e scrivere una pagina di storia. Ringrazio il presidente federale Duka per la scelta: lo stadio di Tirana mi ha lasciato a bocca aperta, non vedo l’ora di allenare lì dentro. Voglio andare a vedere più allenamenti possibile e studiare l’albanese per parlare con i giocatori. Vorrei allenare il mio calcio di sempre: propositivo, verticale, di lotta. Arrivare ai risultati con sudore e fatica è nel dna di questa nazione”.
Facciamo un test in due domande per capire che commissario tecnico sarà Maran. Prima domanda: la sua nazionale preferita di tutti i tempi?
“L’Italia dell’82. Avevo 19 anni e volevo fare il calciatore: l’età giusta per apprezzarla. Poi l’Olanda di Cruijff. Giocava un calcio talmente evoluto che a noi bambini sembrava di sognare”.
Seconda: i suoi giocatori preferiti oggi?
“Quelli tecnici. Diciamo Pedri, Olise, Mbappé”.
E quella frase di Gigi Riva sul suo Cagliari se la ricorda?
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“E chi se la dimentica? Riva era un uomo con la U maiuscola e un campione. Sarò orgoglioso di quei complimenti per sempre”.
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