Chiamatela Emery League: perché la vince sempre lui
Cinque cinque finali vinte su sei con tre squadre diverse e una formula quasi infallibile: il tecnico basco è specialista dei tornei a eliminazione diretta grazie a una preparazione maniacale, sangue freddo nei momenti decisivi e una fame di riscatto mai finita
E alla fine vince sempre Emery. L’Europa League è il suo giardino dei giochi. Chiamatela Emery League. Ci si presenta all’ingresso solo con l’invito, ma si entra solo se si è Unai Emery Etxegoien, basco di Hondarribia, 55 anni il 3 novembre, in testa molto gel e moltissime idee di calcio. E’ ossessionato dalla tattica, non pensa ad altro: è un valore. Il limite? Il carattere, la poca empatia che riesce a creare con i calciatori, il distacco glaciale che lo contraddistingue. Cinque volte ha alzato il trofeo, l’ultima ieri sera a Istanbul, sulla panchina dell’Aston Villa, battendo 3-0 il Friburgo. Vincitore seriale, dominatore assoluto, re che eredita il trono da se stesso. Alla Abatantuono/Attila, quando vede la coppa Emery “spadroneggia”. Tre vittorie con il Siviglia (2014, 2015 e 2016), una con il Villareal (2021) e una con l’Aston Villa (2026). Sempre di maggio, il mese prediletto. Numeri da giocarsi al lotto che coincidono con le notti del trionfo: 14, 27, 18, 26 e 20. Con questa vittoria Emery - cinque finali vinte su sei (poi ne parliamo) - ha superato un monumento come Giovanni Trapattoni, che di Coppe Uefa - la madre dell’Europa League - ne ha in bacheca quattro. Nella sua storia entrano un centravanti-amuleto, il sorriso del dischetto e la sete di rivincita verso chi non l’ha capito.