Sarri conteso tra Napoli e Atalanta, i motivi per dire sì a De Laurentiis o alla Dea
Una rosa già pronta per il 4-3-3, gli indimenticati 91 punti e la stima tra patron e tecnico mai scemata sono a favore degli azzurri. Un struttura collaudata, la vicinanza dei proprietari e la possibilità di tornare a lavorare con Giuntoli sostengono l'ipotesi nerazzurra
Una rosa già pronta per il 4-3-3, gli indimenticati 91 punti e la stima tra patron e tecnico mai scemata sono a favore degli azzurri. Un struttura collaudata, la vicinanza dei proprietari e la possibilità di tornare a lavorare con Giuntoli sostengono l'ipotesi nerazzurra
Matteo Brega e Antonio Giordano 21 maggio - 12:10 - MILANOMaurizio Sarri tra Napoli e Atalanta. Entrambi i club cercano un tecnico su cui fondare il proprio progetto. Ecco i motivi per cui il tecnico potrebbe dire sì all'una o all'altra.
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—La "paura" fa 91...! In un possente ricordo - estasi e tormento, tutt’uno - c’è la sintesi d’un pensiero spettinato, il sospetto di stracciare i fotogrammi dalla memoria: e rivedendo se stesso, dunque la (sua) Grande Bellezza, Maurizio Sarri s’è però anche confrontato con quel tempo, l’ha riattraversato, ha ripensato allo scudetto (del 2018) rimasto nell’albergo o chissenefrega dove, cosa importa dei dettagli. Però quella è anche la sintesi di un’idea fascinosa, ricominciare proprio da quell’istante e ripartire - nelle inevitabili diversità da quel calcio e da quella empatia, dalla fusione collettiva che trasformò il suo Napoli e la sua Napoli in un giardino dei sogni incantati. Il volano di questa tentazione che ormai da un bel po’ - dal giorno in cui Conte ha "concesso" che partisse il casting - l’ha afferrato alla gola è la possibilità di una nuova sublimazione, di un incantesimo che spera non si sia mai rotto, perché la fusione, l’empatia, e la speranza che quel senso di allegria così potente si rigeneri. Ma un sì contiene non solo le suggestioni e le emozioni di quelle stagioni neanche poi così vicine. Il Napoli da plasmare a propria immagine e somiglianza (4-3-3 e nel caso 4-3-1-2) a Sarri piace, e chi di calcio vive non ha bisogno di studiarselo: c’è il talento prepotente delle mezze ali, la visione profonda d’un regista che ammira, la struttura difensiva rassicurante, gli esterni offensivi che illuminano e un centravanti cinico e multiuso.
Mercato E poi c’è il mercato più recente da rivalutare, quel Rafa Marin che con il Villarreal ha avuto modo di apprezzare - e nel caso si potrebbe chiedere a Pepe Reina - e un Lang che già con il Psv rientrava tra le sue ali di riferimento. Sarri sa cosa possa offrirgli il Napoli che Conte gli lascerebbe in eredità e sa che De Laurentiis non gli negherebbe interventi oculati ma comunque "straordinari". Perché da quando si separarono, ADL e il Comandante, vero ch’è rimasta una sottile forma di gelo, ma quella frattura anche rovinosa e polemica non ha mai generato giudizi velenosi, né dall’una e né dall’altra parte. Anzi, in privato e pure in pubblico, né De Laurentiis e né Sarri hanno nascosto la reciproca stima per le altrui capacità. Poi, le paure, pure quelle che fanno 91, si riescono sempre a domare, a dominare, ad esorcizzare. C’è un Palazzo che ancora li aspetta assieme...
Atalanta, perché sì
—Basterebbe questo dato per spiegare quanto siano profonde le radici di questa Atalanta: in nove delle ultime dieci stagioni la squadra ha centrato la qualificazione europea. Cinque volte in Champions, tre in Europa League e una in Conference. Tra le bandierine che popolano il Vecchio Continente, quella della Dea è una delle più assidue. Tutto ciò significa che la struttura societaria ormai è stabile ad altissimi livelli, con un profilo economico e finanziario robusto. Maurizio Sarri troverebbe un’Atalanta con le idee chiare e con un progetto interessante di sviluppo sul campo. Perché, restando sempre fedele ai principi della famiglia Percassi, la Dea intende restare competitiva in Italia e in Europa tenendo i conti in ordine. L’Atalanta, da anni, non ha necessità di cedere giocatori per sanare il bilancio. Li vende se e quando vuole e alle cifre che reputa congrue. Lo dimostrano i fatti, non le parole. Esempi? Ne bastano due: Teun Koopmeiners alla Juventus e Ademola Lookman all’Atletico Madrid. La forza dell’Atalanta risiede anche in questo. Poi, la catena di comando corta, compatta. Il presidente Antonio Percassi e l’ad Luca Percassi sono gli interlocutori con cui il direttore sportivo (a oggi Tony D’Amico, dal 1° luglio con ogni probabilità Cristiano Giuntoli) si confronta per stabilire strategie di acquisti, cessioni e gestionali.
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Spirito e infrastrutture Perché l’Atalanta rimanga tale, l’anima bergamasca resiste e si fortifica. E lo spirito pervade il club che è orgogliosamente legato al territorio. Sarri troverebbe una società presente sempre a Zingonia, capace di intercettare subito le sue idee e i suoi pensieri. Non c’è concetto più lontano in questa società di quello dell’abbandono. Ma nemmeno di quello dell’"io". Si costruisce e si lavora per il bene dell’Atalanta, mai per far brillare i singoli uomini, che siano in campo, in panchina o in ufficio. Una famiglia dunque che offre il meglio possibile per lavorare. Zingonia è il sunto. Un centro sportivo modernissimo, all’interno del quale crescono i bambini fino a farli diventare uomini prima di tutto e poi giocatori da Atalanta. Sulle infrastrutture il club continua e continuerà a spingere per mantenere la società all’altezza delle migliori piazze italiane. L’Europa League vinta nel 2024 è un trofeo, ogni successo quotidiano è per l’eternità.
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