Santoro: "Ineleggibilità in Figc? Ecco perché Malagò non rischia"
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Santoro: "Ineleggibilità in Figc? Ecco perché Malagò non rischia"

Giovedì 21 maggio 2026
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L'ex presidente Anac è intervenuto per spiegare cosa sia il cosidetto "pantouflage", e perché non inficerebbe la candidatura di Malagò alla Figc

L'ex presidente Anac è intervenuto per spiegare cosa sia il cosidetto "pantouflage", e perché non inficerebbe la candidatura di Malagò alla Figc

Elisabetta Esposito Giornalista 21 maggio - 14:00 - MILANO

Il cosiddetto pantouflage, che secondo alcuni metterebbe a rischio l’eleggibilità di Giovanni Malagò alla presidenza della Figc, continua a far discutere. Per capire meglio la vicenda abbiamo contattato l’avvocato Sergio Santoro, esperto di diritto sportivo, ma anche presidente onorario del Consiglio di Stato e - cosa particolarmente interessante in questo caso - ex presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac).

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Partiamo dalle basi: cos’è questo pantouflage?
"La principale norma di riferimento è l’art. 53, comma 16-ter, del D.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, introdotto dalla L. n. 190/2012 (la cosiddetta Legge Severino, ndr), che stabilisce che: ‘I dipendenti che, negli ultimi tre anni di servizio, hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni (...) non possono svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di pubblico impiego, attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell’attività della pubblica amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri". 

E nel caso di Malagò, ex presidente Coni fino a meno di un anno fa, che succede?
"Il divieto di pantouflage richiede la sussistenza di due presupposti cumulativi: uno soggettivo, consistente nell’equiparare la posizione di presidente del Coni a quella di 'dipendente' dello stesso Ente, e uno oggettivo, ovvero la Figc come "soggetto privato destinatario" dell’attività del Coni. In base alle norme sono due presupposti insussistenti".

Perché?
"Prima di tutto perché la qualifica del presidente del Coni, in relazione al decreto del 2001 che si riferisce testualmente ai 'dipendenti' delle pubbliche amministrazioni, non sorge da un rapporto di lavoro subordinato, ma è conferita a seguito di un’elezione da parte del Consiglio Nazionale. E lo stesso si può dire della carica di presidente della Figc, scelto in Assemblea elettiva". 

Si parla però di un decreto del 2013 che ne estende il perimetro.
"Gli incarichi disciplinati da quel decreto sono ben individuati e si riferiscono principalmente a posizioni di natura gestionale. La carica di presidente del Coni, in quanto organo di governo politico-sportivo di un ente pubblico a base associativa ed elettiva, non è affatto riconducibile a tali categorie. Lo ha chiarito poi la stessa Anac". 

Passiamo a quello che ha definito presupposto oggettivo.
"La Figc, pur essendo formalmente un’associazione di diritto privato, non può essere considerata un mero 'soggetto privato' esterno e destinatario dell’azione del Coni. Al contrario, è una componente strutturale e fondamentale dell’ordinamento sportivo nazionale, il cui vertice è il Coni. Il rapporto tra Coni e Figc non è assimilabile a quello tra un’autorità di vigilanza e un’impresa operante sul mercato.  La ratio del pantouflage è evitare che un funzionario possa 'vendere' la sua influenza a un’entità esterna che ha precedentemente regolato o con cui ha negoziato. Tale rischio è logicamente del tutto assente e non configurabile nel passaggio da presidente del Coni a presidente della Figc". 

Malagò dunque non corre rischi?
"Io sono convinto che possa legittimamente rivestire l’incarico di presidente della Figc e che la sua elezione non contrasti con le disposizioni vigenti in materia di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi". 

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