Bielsa e i finti studenti, droni, uomini nel cartongesso, il baseball... storia degli spioni nel calcio
La Gazzetta dello Sport

Bielsa e i finti studenti, droni, uomini nel cartongesso, il baseball... storia degli spioni nel calcio

Giovedì 21 maggio 2026
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Il caso del Southampton escluso dalla finale promozione in Premier è solo l'ultimo di una lunga lista di casi di spionaggio nello sport...

Il caso del Southampton escluso dalla finale promozione in Premier è solo l'ultimo di una lunga lista di casi di spionaggio nello sport...

Giulio Di Feo Giornalista 21 maggio - 15:46 - MILANO

Ricapitoliamo il concetto: nel calcio inglese spiare l’avversario è grave, gravissimo, al punto che se ti beccano ti squalificano per la partita più importante dell’anno. Lo spygate della seconda serie inglese di questi giorni monopolizza i media locali più del resto del pallone: un membro dello staff del Southampton è stato pizzicato a filmare da dietro un albero (nascosto pure male...) un allenamento del Middlesbrough. Sul campo i Saints vincono 2-1 e si guadagnano l'accesso alla finale per andare in Premier contro l'Hull City, gli altri fanno ricorso allegando documentazione fotografica e sostenendo che Tonda Eckert, l'allenatore avversario, si avvalga regolarmente di spioni, e la FA ribalta il risultato del campo. Tutta colpa della Regola 127 della EFL, che proibisce esplicitamente a un club di spiare (o provare a farlo) i propri avversari a meno di 72 ore dallo scontro diretto. 

VIDEO: Bielsa: "Stanno togliendo il calcio ai poveri. I giocatori da vedere saranno sempre meno"

il precedente

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Una norma introdotta nel settembre 2019, dopo i fatti di Oakwood, nel Derbyshire. Un pomeriggio la polizia riceve un paio di telefonate: tra i cespugli che costeggiano la sede del centro sportivo del Derby County si aggira sospetto un uomo in abiti scuri che guarda attraverso la recinzione con un binocolo. Frank Lampard, all’epoca allenatore dei Rams, appena lo sa ferma l’allenamento finché non arrivano gli agenti. Questi bloccano il tipo, non lo arrestano perché è su suolo pubblico e guardare un campo di calcio non è reato, però lo interrogano. E lui ammette candidamente di lavorare per Marcelo Bielsa, allenatore del Leeds e avversario del Derby County il giorno dopo. I giornali inglesi ci vanno a nozze. Lampard furioso: "Preferirei non allenare che usare certi mezzucci, avete mai sentito di Klopp, Mourinho e Guardiola che fanno robe così?". Pochettino chiosa: "Che c’è di male? Lo fanno tutti. In Sudamerica poi...". 

Un drone sorvola uno stadio. Afp

el loco

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Pure il campo dice la sua: 2-0 per il Leeds, passeggiata di salute. E il giorno dopo Bielsa, stanco di sentirsi dare dell’imbroglione e di chi lo tira per la giacca chiedendogli di scusarsi, convoca una conferenza stampa e in 72 minuti senza domande e senza pause spiega nel dettaglio il tipo di scouting pregara che chiede al suo staff. Che comprende sì la spiata agli allenamenti, ma pure la lettura dei quotidiani locali con analisi degli aggettivi e una pinta nei pub del posto per capire che clima c’è tra i tifosi. Bielsa è un cattedratico dell’osservazione delle rifiniture altrui ma la parola “spiare” non gli piace perché presuppone che ci sia qualcosa di segreto. Semplicemente, El Loco investe risorse per sapere cose. Quando allenava il Cile, per esempio, aveva inserito nello staff della Roja tale Francesco Meneghini detto Paqui, 21 anni, ex compagno di scuola della figlia: doveva essere l’estensione dei suoi occhi, e non era raro vederlo appollaiato sul ramo di un albero che dava sul campo dove si allenava la nazionale rivale. Una volta El Loco chiese a uno dei suoi uomini di abbordare l’allenatore del Talleres di Cordoba nel bar dove andava abitualmente a farsi un paio di pinte e fingersi uno studente per farsi raccontare come avrebbe difeso sui calci d’angolo, un’altra fece infiltrare uno dei suoi tra i giornalisti uruguaiani per poi sbagliare casualmente strada allo stadio e ritrovarsi davanti alla rifinitura del maestro Tabarez. 

l'elicottero

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Sempre alla guida del Cile il bielsiano Jorge Sampaoli interruppe una seduta di allenamento del Cile perché un elicottero passava sul campo, coi giocatori che provavano a prendere il velivolo a pallate, mentre Manuel Lasarte ci andò giù più duro: quando vide un drone che svolazzava sul centro Duran a Santiago decise di attivare la contraerea e ordinò a un suo assistente di far decollare un altro drone per abbatterlo, salvo poi scoprire a collisione avvenuta che l’intruso non era la spia argentina che credeva ma un rilevatore della società elettrica. Pure alle Olimpiadi di due anni fa, in piena paranoia per i palloni aerostatici cinesi, la spia viene dal cielo. A St. Etienne le ragazze della Nuova Zelanda fanno seduta tattica per affrontare il Canada, medaglia d’oro in carica, a un certo punto uno degli allenatori alza la testa e si accorge che un drone svolazza sul campo. Denuncia immediata alle forze dell’ordine, che in poche ore rintracciano il manovratore: è Joseph Lombardi, match analyst del Canada, aiutato dall’assistente allenatore Jasmine Mander. Parte una spirale kafkiana di eventi. La polizia francese arresta Lombardi: le norme europee in tema di sicurezza sono severe, non si possono far volare droni su persone e registrarne immagini senza consenso dei soggetti. Poi lo processa e lo condanna nel giro di 48 ore a 8 mesi, pena sospesa al momento dell’accettazione. Nel frattempo il comitato olimpico canadese specifica che il pilota del drone è un membro dello staff “unaccredited” - i pass olimpici sono contingentati -, si dice “scioccato e deluso”, licenzia i due e offre supporto legale a loro e supporto psicologico a tutta la squadra. Bev Priestman, tecnico del Canada, ci mette il carico comunicando che contro la Nuova Zelanda non avrebbe allenato perché “sono la responsabile ultima del comportamento dei nostri, e per sottolineare l’impegno della mia squadra verso l’integrità mi ritiro dalla partita. In molti l’hanno percepita come una reazione spropositata, spie o non spie il Canada era strafavorito e infatti poi avrebbe vinto comodamente, è che la cultura sportiva nordamericana atti del genere li vive come vilipendio.

L'apparecchio elettronico per comunicare tra ricevitore e lanciatore. Afp

negli usa

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Nel baseball Usa il “sign stealing”, il furto dei segnali che il ricevitore fa al lanciatore da parte della squadra avversaria, è pratica vista come un imbrogliuccio di mezza tacca, e dal 2001 è pure vietata formalmente se effettuata con l’ausilio di mezzi meccanici ed elettronici: 120 anni fa nascondevano un omino con un binocolo e un telegrafo in cima allo stadio e faceva folklore, nel 2020 i Boston Red Sox furono pizzicati a carpire i segni degli avversari con uno smartwatch e il general manager ci rimise il posto. Per un caso analogo i New England Patriots furono sanzionati dalla Nfl con 250mila dollari di multa e la perdita della prima scelta al draft, e fece scandalo un’inchiesta su Michigan University e altri potentati del football Ncaa molto disinvolti nello spionaggio dei segnali avversari: lo sport universitario americano lo proibisce per statuto (”È vietato lo scouting di persona, fuori dal campus, dei futuri avversari ed è vietato impiegare o pagare qualcun altro per farlo”) per garantire l’equità competitiva.

John Harbaugh, ex allenatore di football di Michigan. Afp

cronisti spie

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Il calcio è pieno di deliziose storielle di spionaggio. Nel 1993 il ct inglese Graham Taylor doveva giocarsi la qualificazione ai Mondiali con la Norvegia, il tarlo che i rivali potessero spiarlo lo rodeva e così cambiò struttura a Oslo all’ultimo momento, facendosi dare un campo adiacente a una caserma. Non poteva sapere che l’unica finestra da cui era possibile vedere il terreno di gioco, al netto delle torrette di sorveglianza, era quella dell’appartamento del caporedattore dello sport di un

giornale locale, che pubblicò un report dettagliatissimo. Magari non sarà stata colpa sua, ma l’Inghilterra perse e a Usa 94 ci andò la Norvegia. Per gli inglesi dev’essere un vizio: a Euro 2012 Hodgson fece 40’ di riunione tattica anti-Svezia in hotel a Kiev sotto la splendida atmosfera di un lucernario che dava sulla stanza di Ola Bilger, cronista svedese che passò tutte le info al tattico della sua nazionale. Sempre in Inghilterra ancora raccontano di quando nell’intervallo di Huddersfield-Lincoln, playoff di League Two, il soffitto dello spogliatoio ospiti cominciò a scricchiolare mentre parlava il mister, e a un certo punto crollò sotto il peso del magazziniere di casa, che si era infilato nell’intercapedine di cartongesso per origliare. 

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Marcello Lippi alla Juve. Lapresse

lippi

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A marzo 1996, due giorni prima del ritorno dei quarti di Champions contro il Real Madrid, Lippi decide di blindare la Juve: cambia campo di allenamento e ordina porte non chiuse, chiusissime. Poche ore prima in conferenza stampa tra tante facce note ne aveva vista una che non conosceva e aveva chiesto in giro: era un 35enne allenatore spagnolo, appena esonerato dal Valladolid, che stava facendo un viaggio di aggiornamento in Italia. Vuoi vedere che fa la spia? Il giovane Rafa Benitez era a Torino senza alcun secondo fine, ma Marcello non lo sapeva e non si fidava. La storia cult è quella di Luca De Prà, uno col Genoa nel cuore, nipote della leggenda del Grifone Giovanni e preparatore delle giovanili nel 2013: si mise mimetica e stivaletti per andare nel boschetto sopra Bogliasco a guardare l’allenamento di Delio Rossi prima del derby. All’inizio i blucerchiati lo presero per uno dei tanti che vanno a funghi, quando capirono che andava a schemi due dirigenti partirono in missione, lo stanarono, lo fotografarono e lo postarono sui social. Evidentemente però il posto era buono, perché nello stesso boschetto cinque anni dopo Mazzarri mandò il fido Miggiano. Ecco, Mazzarri sul tema pare bielsiano, si ricordano i suoi 007 spediti a vedere la Juve di Conte prima della Supercoppa nel 2012. Il Borussia Dortmund invece risolse il problema alla radice e si comprò la collinetta dove credeva si annidassero gli spioni altrui. Resta la domanda: quanto è veramente grave spiare un allenamento dell’avversario? È sportivamente lecito o no? Bielsa rispondeva così: “Sapere tutto sull’avversario mi riduce l’ansia”.

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