Boccia paralimpica, la voce degli azzurri dopo Pajulahti: "Questo gruppo può arrivare lontano"
Dal debutto internazionale di Michela Favini alla crescita di Gabriele Zendron, passando per il ritorno di Claudia Targa e il sogno paralimpico di Giuseppe Rollo: il Challenger in Finlandia ha lasciato all'Italia molto più di tre medaglie. Gli azzurri raccontano emozioni, responsabilità e ambizioni di un gruppo che ora vuole confermarsi ai vertici internazionali
Dal debutto internazionale di Michela Favini alla crescita di Gabriele Zendron, passando per il ritorno di Claudia Targa e il sogno paralimpico di Giuseppe Rollo: il Challenger in Finlandia ha lasciato all'Italia molto più di tre medaglie. Gli azzurri raccontano emozioni, responsabilità e ambizioni di un gruppo che ora vuole confermarsi ai vertici internazionali
Filippo Testini 21 maggio - 16:02 - MILANOCi sono medaglie che pesano per il colore e altre che lasciano qualcosa di più profondo. Per l’Italia della Boccia Paralimpica il World Challenger di Pajulahti è stato soprattutto questo: un’esperienza capace di rafforzare identità, ambizioni e consapevolezza di un gruppo che guarda già ai Giochi Paralimpici di Los Angeles 2028. Dietro il bilancio positivo della spedizione azzurra ci sono infatti le storie degli atleti, le emozioni trattenute e i percorsi personali che raccontano molto più dei risultati finali. Perché il torneo finlandese, per molti degli atleti italiani, è stato prima di tutto un banco di prova umano.
conferma internazionale
—Tra i protagonisti assoluti del Challenger c’è stato Gabriele Zendron, ormai sempre più riferimento della Nazionale azzurra. In Finlandia ha raccolto risultati importanti sia nell’individuale sia nella competizione di coppia, ma ciò che più conta per lui è il percorso di crescita personale. “La competizione di Pajulahti è stata molto importante perché mi ha fatto capire il mio livello di preparazione tecnica e mentale”, racconta. Una frase che fotografa perfettamente il significato di questi appuntamenti internazionali: non soltanto classifiche, ma la possibilità di misurarsi davvero contro i migliori al mondo. Zendron guarda con soddisfazione anche al lavoro svolto insieme a Michela Favini, all’esordio come coppia in una grande competizione internazionale: “Sono soddisfatto dei risultati ottenuti sia nell’individuale sia nella coppia, soprattutto perché era la nostra prima competizione insieme”. Il futuro, nelle sue parole, è già una nuova sfida: “Mi aspetto risultati positivi e miglioramenti nelle conoscenze tecniche. Non vedo l’ora che inizino le prossime competizioni perché ogni torneo rappresenta sempre una nuova occasione per crescere".
orgoglio azzurro
—Tra i volti simbolo della spedizione c’è Vincenzo Russo, chiamato per la prima volta a ricoprire un doppio ruolo delicato: portabandiera e capitano della squadra BC1/BC2. Un’esperienza che il giocatore azzurro racconta con emozione: “È stata una bellissima esperienza. Per la prima volta ho avuto l’onore di essere sia portabandiera sia capitano della squadra BC1/BC2, un ruolo che mi ha fatto sentire una grande responsabilità ma anche tantissimo orgoglio nel rappresentare la Nazionale italiana”. Nelle sue parole emerge il senso di appartenenza a un gruppo che sta crescendo rapidamente anche sotto il profilo caratteriale. Il terzo posto ottenuto nella gara a squadre, al debutto in un Challenger internazionale, rappresenta per Russo soprattutto un punto di partenza: “È una soddisfazione enorme e uno stimolo a continuare a lavorare e migliorare”. L’aspetto interessante, però, è la lucidità con cui analizza anche ciò che non ha funzionato. Nessun alibi per il percorso individuale: “Non è andata come speravo, ma sarà sicuramente un punto di partenza per rifarmi nelle prossime competizioni”. Parole che raccontano bene la mentalità di una Nazionale che non sembra più accontentarsi della partecipazione internazionale, ma che vuole costruire continuità ad alto livello.
ritorno alle grandi sfide
—Per Claudia Targa il Challenger finlandese aveva invece il sapore del ritorno. Ritrovare il palcoscenico internazionale e riuscire subito a incidere nella prova a squadre ha rappresentato molto anche sul piano personale. “Ritornare in una grossa competizione e riuscire a dare il mio contributo alla squadra è stata una grande emozione”, racconta l’azzurra. Dietro quella frase c’è il peso di mesi di allenamenti, lavoro silenzioso e ricerca di conferme. Il podio conquistato con la squadra ha dato risposte importanti: “L’inaspettato terzo posto mi ha resa felice, anche se resto rammaricata per non essere riuscita a ottenere un buon risultato nell’individuale”. Ma il passaggio più significativo riguarda forse il futuro. Targa vede nella Finlandia la conferma che il percorso intrapreso sta andando nella direzione giusta: “Questo risultato, e in particolare quanto fatto in squadra, mi ha fatto capire che il lavoro svolto in allenamento sta dando ottimi risultati. Per questo sono ottimista".
che gruppo!
—Anche Riccardo Zanella sottolinea soprattutto la dimensione collettiva dell’esperienza in Finlandia, forse uno degli elementi più ricorrenti nelle parole degli azzurri. “È stata una bella esperienza e abbiamo condiviso tante emozioni vissute insieme. Si percepiva di far parte di una grande famiglia”, racconta. Un passaggio che rimarca il clima vissuto all’interno della Nazionale durante il Challenger di Pajulahti, dove il risultato sportivo si è intrecciato in modo costante con la crescita del gruppo. Zanella guarda già avanti, con un obiettivo chiaro legato alla continuità del progetto azzurro: “Per il futuro spero di far parte ancora di questo team Italia. Grazie a tutti".
oltre le aspettative
—Tra le sorprese più belle della spedizione italiana c’è stata sicuramente Michela Favini. Per lei l’appuntamento di Pajulahti rappresentava un vero e proprio esordio internazionale ad altissimo livello, affrontato però con personalità e maturità. “L’esordio in Finlandia è andato oltre le mie più rosee aspettative”, spiega Favini, che ha voluto sottolineare soprattutto il valore del gruppo: “Devo ringraziare i ct e tutta la squadra Italia per il supporto e la fiducia che mi hanno dimostrato”. È un concetto che torna spesso nei racconti degli azzurri: il senso di squadra, la condivisione delle pressioni e la capacità di sostenersi nei momenti difficili. Elementi fondamentali in una disciplina dove concentrazione e gestione emotiva fanno spesso la differenza. Favini, però, mantiene lo sguardo ben saldo sugli obiettivi futuri: “Ora torniamo al lavoro perché abbiamo tanto da migliorare in vista delle prossime competizioni".
voglia di ripartire
—Il Challenger finlandese ha lasciato segnali importanti anche a Giulia Marchisio, reduce da un periodo complicato ma capace di ritrovare fiducia proprio sul campo internazionale. “Sono molto contenta di come sia andato questo Challenger”, racconta. “Nonostante il periodo non fosse dei più semplici, sono riuscita a vivere questa esperienza nel migliore dei modi”. Per Marchisio il torneo è stato soprattutto una prova personale, utile per ritrovare serenità e continuità: “Raggiungere i quarti di finale e giocare ottime partite mi ha aiutata a crescere e a recuperare fiducia”. Ora lo sguardo è già rivolto ai prossimi appuntamenti internazionali: “L’obiettivo è continuare a partecipare a più Challenger possibili, cercando di conquistare punti preziosi per qualificarmi individualmente agli Europei del prossimo anno".
VIDEO: Boccia Paralimpica a Olbia: l'Italia verso Los Angeles 2028sogno paralimpico
—Se c’è una voce che sintetizza perfettamente le ambizioni della Nazionale italiana, è quella di Giuseppe Rollo. Più del risultato personale, l’atleta azzurro porta con sé dalla Finlandia una sensazione precisa: “L’emozione più forte è stata vedere finalmente una squadra che può competere con tutti. È una Nazionale forte ed emozionante”. Una frase che restituisce il senso del cambiamento vissuto dal movimento italiano negli ultimi anni. La percezione, interna ed esterna, è che gli azzurri abbiano ormai ridotto il gap con le grandi potenze della boccia internazionale. Resta il rammarico per qualche occasione mancata: “Ho un po’ di amaro in bocca per il pareggio contro l’atleta saudita. Vincere avrebbe significato andare in semifinale e forse sarebbe stata tutta un’altra storia”. Ma il pensiero finale va inevitabilmente a Los Angeles: “Il mio obiettivo principale è andare alle Paralimpiadi. So che sarà molto difficile arrivare tra i primi dodici, ma non mi arrendo”. Ed è forse proprio qui il cuore dell’esperienza vissuta dagli azzurri in Finlandia. Non soltanto medaglie o classifiche, ma la sensazione condivisa di poter appartenere davvero all’élite internazionale. Un gruppo che cresce, si scopre competitivo e inizia a guardare al futuro con ambizioni nuove.
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