"Cura oltre le mura": al carcere femminile di Bollate un progetto sulla prevenzione
La Gazzetta dello Sport

"Cura oltre le mura": al carcere femminile di Bollate un progetto sulla prevenzione

Giovedì 21 maggio 2026
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La Casa di Reclusione ha ospitato una conferenza stampa sull'iniziativa per dare alle detenute più coscienza e conoscenza e per aiutarle nell'avere cura della propria salute

La Casa di Reclusione ha ospitato una conferenza stampa sull'iniziativa per dare alle detenute più coscienza e conoscenza e per aiutarle nell'avere cura della propria salute

Francesco Albanesi 21 maggio 2026 (modifica alle 18:33) - MILANO

Comunità e prevenzione. Questi i due concetti più ricorrenti nella conferenza stampa di oggi tenuta all’interno della Casa di Reclusione femminile di Milano Bollate, in onore del progetto “Cura oltre le Mura – Percorso Inclusione Salute”, promosso da Fondazione Libellule Insieme. Una conferenza in cui si è parlato di tutto, dalla tutela della salute delle detenute alla prevenzione oncologica, in un contesto dove l’accesso alle cure risulta molto spesso limitato. Al carcere di Bollate è stato allestito un parterre con diverse figure specializzate. A introdurre la conferenza è stato Giorgio Leggieri, direttore del carcere: “Qui abbiamo 1600 detenuti, quasi 200 donne. Cerchiamo il più possibile di fare comunità, garantendo percorsi di cura e attenzione, in modo responsabile. La comunità per noi è sinonimo di inclusione”. 

obiettivo

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Il progetto ha coinvolto non solo le donne detenute, ma anche il personale femminile dell’istituto e le agenti di polizia penitenziaria, valorizzandone il contributo e riconoscendo le difficoltà legate a un contesto lavorativo particolarmente impegnativo, che spesso lascia poco spazio alla cura della propria salute. L’iniziativa ha portato attività di prevenzione oncologica all’interno di una realtà in cui l’accesso ai percorsi di tutela sanitaria e l’attenzione al benessere personale possono risultare ridotti. Un intervento che ha unito assistenza sanitaria e sensibilità sociale, con l’intento di diffondere una maggiore consapevolezza sull’importanza della prevenzione anche negli ambienti più vulnerabili. La dottoressa Paola Martinoni, fondatrice della Fondazione Libellule Insieme, ha raccontato come “Cura oltre le Mura non sia soltanto un intervento sanitario, ma un segnale di inclusione. Un gesto di attenzione e vicinanza verso le donne troppo spesso invisibili. Il diritto alla salute è universale e deve essere garantito a tutte, senza eccezioni”. 

prevenzione

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Durante l’incontro si è parlato anche, e soprattutto, di visite specialistiche, ecografie, pap test e mammografie ottenute tramite check-up ginecologici e senologici. Il tutto sempre all’insegna della prevenzione: “Prevenire significa amarsi. Non parliamo di detenute ma di donne, che scontano una pena ma pensano anche al futuro, cercando di reinserirsi nella società”, ha spiegato Martinoni. Alla conferenza hanno presenziato anche Daniela Bossi (Presidente Andos Milano), Simona Giroldi (Direttore generale Asst Santi Carlo e Paolo), Roberto Ranieri (Direttore sanità penitenziaria regione Lombardia), Rosella Amadori (radiologa), la professoressa Daniela Massi (Presidente di Intergruppo Melanoma Italiano), Barbara Pezzoni (direttore sanitario casa di reclusione Milano Bollate), la deputata Lia Quartapelle e Mauro Orso, consigliere del Comune di Milano e presidente commercio e sviluppo economico del lavoro. Il progetto offre anche un percorso di supporto completo, affiancando alle attività sanitarie incontri informativi e occasioni di confronto su temi legati alla salute femminile. L’obiettivo è quello di promuovere una maggiore conoscenza delle pratiche utili alla tutela del proprio benessere e di diffondere la consapevolezza del valore della diagnosi tempestiva come strumento fondamentale per la salute e la qualità della vita. 

monitoraggio

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Il progetto “Cura oltre le Mura” prende forma dall’esigenza di tutelare la salute delle donne che vivono una condizione di fragilità legata alla detenzione, una realtà che può avere conseguenze significative sull’equilibrio fisico ed emotivo della persona. All’interno degli istituti penitenziari, infatti, la possibilità di dedicare attenzione alla propria salute e al proprio benessere tende spesso a ridursi. Per questo motivo, promuovere percorsi di prevenzione e monitoraggio sanitario assume un valore fondamentale. Nella conferenza si è parlato anche di un tema molto ricorrente di questi ultimi tempi, il sovraffollamento delle carceri: “E’ un grosso problema oggi. La maggior parte contengono il 30% in più del limite massimo. Qui a Bollate c’è l’idea di un carcere aperto e deve essere un esempio”, spiega la deputata Lia Quartapelle. L’impegno del progetto è quello di rendere la prevenzione sempre più accessibile anche nei contesti di maggiore vulnerabilità, sviluppando percorsi sanitari integrati e ampliando progressivamente i servizi offerti. In questa prospettiva si inserisce anche la collaborazione con Imi (Intergruppo Melanoma Italiano), finalizzata all’introduzione di visite dermatologiche e attività di controllo dedicate alla salute della pelle.

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