Da Riley a Giubilei e Porro: le donne vanno alla carica dell'America's Cup
L’obbligo di una presenza femminile a bordo degli AC75 nella prossima America’s Cup a Napoli è un atto di grande importanza. Anche se loro sono protagoniste già da tempo
L’obbligo di una presenza femminile a bordo degli AC75 nella prossima America’s Cup a Napoli è un atto di grande importanza. Anche se loro sono protagoniste già da tempo
Maurizio Bertera 22 maggio - 16:22 - MILANO Margherita PorroNon che le donne siano rimaste a guardare negli ultimi decenni ma l’obbligo di imbarcarne una a bordo degli AC75 nella prossima America’s Cup a Napoli, è un atto di grande importanza. Il segnale che persino nella Regata per eccellenza c’è spazio per una quota rosa e la lunga marcia del movimento femminile, contro i luoghi comuni millenari (“le donne portano sfortuna in barca”) sia giunta in acque tranquille. In verità, tra il trofeo velico più prestigioso e le donne c’era già stato qualche contatto, a parte la presenza – spesso numerosa – nei team di appoggio con i ruoli più diversi anche se mai dirigenziali. Chi è riuscito a fare di più è stata la statunitense Dawn Riley: nel 1992 era a bordo di America3, barca che difese vittoriosamente il trofeo contro il Moro di Venezia, mentre nel 1995 – con il supporto finanziario del suo ex-patron Bill Koch, lanciò la prima sfida al femminile, quella di Mighty Mary. Un’idea che aveva coltivato durante il Giro del Mondo in equipaggio (anche questo tutto di donne) con Heineken tra il 1993 e il 1994. A San Diego, le ragazze americane si tolsero qualche soddisfazione ma non riuscirono a vincere le selezioni per il defender. In compenso, la Riley non è tornata a casa ed è stata manager di due successive campagne per l’America’s Cup con America True e quella francese di Areva Challenge.
Maria Giubileile donne di luna rossa 2024
—Gli storici dell’America’s Cup citano presenze singole nell’era pionieristica. Le più illustri furono quelle della britannica Phyllis Sopwith, moglie dell’armatore di Endeavour (il pioniere dell’aviazione Thomas Sopwith) e della ricchissima Gertrude Vanderbilt, moglie di Harold Vanderbilt II che con Ranger che difese il trofeo nel 1937. Ma da Napoli è proprio un’altra storia, con l’anteprima delle Preliminary Race dove sugli AC40 c’è una donna nell’equipaggio, insieme a tre velisti uomini. Non si può negare che uno dei motivi della scelta sia dovuto al fatto che nel SailGP – il circuito internazionale più importante – dal 2021 viene imposta una donna a bordo e in qualche caso è skipper, vedi il caso di Martine Grael sulla barca brasiliana. E’ anche vero che la novità che debutta a Cagliari ispirata dal successo della prima America’s Cup al femminile, se si può definire così: nel 2024, a Barcellona, si è corsa la prima Puig Women's America's Cup, aperta a tutte le atlete, indipendentemente dall'età: vinse proprio il team di Luna Rossa battendo nettamente quello inglese. L’equipaggio era composto da Giulia Conti, Margherita Porro, Maria Giubilei, Giulia Fava, Alice Linussi, Maria Vittoria Marchesini e Giovanna Micol.
Dawn Riley in regatadue titolari e una 'riserva'
—Tre delle ragazze citate sono impegnate nella Preliminary Race in Sardegna: l’iseana Porro che insegue le Olimpiadi sul 49er è timoniere di Luna Rossa 1 dove la romana Giubilei è trimmer. Tra l’altro Maria è appena tornata dalla baia di Quiberon (Francia) dove ha conquistato il titolo iridato del Nacra 17, classe olimpica, come prodiere di Gianluigi Ugolini, anch’esso inquadrato dal team di Luna Rossa. La terza ragazza, che parte in panchina, è la triestina Marchesini, altra specialista di barche con i foil. Va detto che la necessità di avere un 25% di talento a bordo sta spingendo ogni sindacato a ‘pescare’ le migliori veliste in patria. Un paio di esempi sono illuminanti al proposito. GB1 – la sfida britannica – può contare sulla ‘baronetta’ Hannah Mills OBE, una delle veliste olimpiche più decorata di tutti i tempi (due ori e un argento in 470), affiancata dalla medaglia d’oro nella Formula Kite, Ellie Aldridge. Il defender neozelandese ha scelto Joanna Ayela Aleh, 39enne che ha preso parte a due Olimpiadi vincendo un oro e un argento sul 470. Insomma, se le nostre ragazze sono brave quelle straniere hanno un palmarès superiore.
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