Juve, i conti migliorano: con o senza Champions ci sono i fondi per un mercato top
La Gazzetta dello Sport

Juve, i conti migliorano: con o senza Champions ci sono i fondi per un mercato top

Sabato 23 maggio 2026
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L'assenza dalla massima competizione europea costerà tra i 55 e i 60 milioni in termini di ricavi, ma il club bianconero ha già attuato un piano virtuoso. E da Uefa e Figc non ci sarà nessun "freno" per il mercato

L'assenza dalla massima competizione europea costerà tra i 55 e i 60 milioni in termini di ricavi, ma il club bianconero ha già attuato un piano virtuoso. E da Uefa e Figc non ci sarà nessun "freno" per il mercato

Marco Iaria Giornalista 23 maggio - 13:04 - MILANO

La Juventus farà tutto il necessario per rinforzare la squadra, sia in Champions sia in Europa League. È questo il messaggio che arriva, forte e chiaro, dalla Continassa guardando alla prossima stagione. Negli ultimi anni, sebbene i risultati sportivi siano stati deludenti, la società bianconera ha avviato un risanamento aziendale ormai a buon punto, che prevede nel 2026-27 un ulteriore step capace di alleggerire ancora i costi. I paletti dell'Uefa non fanno paura, anche perché si inseriscono in un percorso già configurato internamente e destinato a condurre il club bianconero verso l'equilibrio economico-finanziario. 

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percorso

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Il trend del risultato d'esercizio della Juventus indica un progressivo miglioramento: -239 milioni di euro nel 2021-22, -124 milioni nel 2022-23, -199 nel 2023-24 (senza le coppe) e -58 nel 2024-25. Il bilancio al 30 giugno beneficerà dell'indennizzo una tantum di Img per i diritti tv esteri pregressi (oltre 20 milioni), che potrebbe ridurre il deficit rispetto alla stagione passata. Conta però soprattutto la dinamica strutturale tra costi e ricavi. Negli ultimi 3-4 anni, infatti, le spese sono state ridotte di circa 150 milioni di euro e, nel primo semestre 2025-26, gli stipendi dei tesserati sono diminuiti di ulteriori 10 milioni. Non solo: grazie alle scadenze contrattuali (Vlahovic, Kostic, Rugani) e ai rinnovi, con conseguente spalmatura degli ammortamenti, l'esercizio 2026-27 partirà con 20-30 milioni di costi in meno. 

prestiti

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A ciò si aggiunge la prosecuzione dell'azione di razionalizzazione dei prestiti dei giocatori di proprietà sparsi per l'Italia, che in passato avevano raggiunto dimensioni fuori controllo. A meno di un miracolo nell'ultima giornata, l'assenza dalla prossima Champions League produrrà un crollo dei ricavi di 55-60 milioni. Sebbene siano attesi miglioramenti negli introiti dello stadio, grazie a un'ottimizzazione dei posti premium, e dagli sponsor, il differenziale tra Champions ed Europa League dovrà comunque essere coperto attraverso il player trading: rispetto a una media di 60 milioni di proventi negli ultimi anni, nel 2026-27 bisognerà avvicinarsi quota 100 milioni. 

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Damien Comolli, amministratore delegato della Juve

controlli

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Quanto ai parametri di controllo di Uefa e Figc, la Juventus rispetta già sia lo squad cost ratio sia il costo del lavoro allargato, entrambi basati sul rapporto tra ricavi lordi e spese per la squadra (stipendi, ammortamenti e agenti). La "football earnings rule", che impone un deficit massimo di 60 milioni di euro nell'arco di un triennio, non preoccupa i dirigenti bianconeri. Le perdite pregresse, infatti, verranno "sanate" con la firma, entro luglio, del settlement agreement. La Juventus pagherà una multa di alcuni milioni e concorderà con l'Uefa un percorso di rientro in 3-4 anni, avendo già svolto buona parte dei compiti a casa. La prima stagione di questo nuovo ciclo di controlli, il 2026-27, prevede inoltre paletti più leggeri, che la società ritiene già di poter rispettare senza compromettere l'entità degli investimenti sul mercato. In estate, pertanto, non ci saranno vincoli particolarmente stringenti, se non quelli legati a una gestione sostenibile. La Juventus ritiene di avere le carte in regola per effettuare gli acquisti necessari ad assecondare le ambizioni della comunità bianconera, evitando così quella spirale negativa che i sacrifici economici imporrebbero sulla competitività sportiva e, di conseguenza, sulla crescita dei ricavi.

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