Hantavirus: secondo gli esperti può causare epidemie, ma non pandemie. Ecco perché
La Gazzetta dello Sport

Hantavirus: secondo gli esperti può causare epidemie, ma non pandemie. Ecco perché

Sabato 23 maggio 2026
3 visualizzazioni

L'hantavirus non può causare una pandemia, ma epidemie anche gravi sì: lo chiarisce un'analisi italiana pubblicata sull'European Journal of Internal Medicine dopo il focolaio sulla nave MV Hondius

L'hantavirus non può causare una pandemia, ma epidemie anche gravi sì: lo chiarisce un'analisi italiana pubblicata sull'European Journal of Internal Medicine dopo il focolaio sulla nave MV Hondius

Daniele Particelli 23 maggio - 14:38 - MILANO

Il focolaio di hantavirus scoppiato alla fine di aprile sulla nave da crociera MV Hondius, con 11 casi accertati e tre decessi confermati dalle autorità sanitarie, ha inevitabilmente riportato all'attenzione dell'opinione pubblica un virus che la comunità scientifica conosce da decenni ma che, alla luce dalla pandemia da COVID-19 che ha paralizzato il mondo ormai sei anni fa, ha messo milioni di persone in stato di allerta. 

Ora, dopo le numerose rassicurazioni degli esperti, a tranquillizzare ulteriormente i cittadini è un'analisi del focolaio esploso sulla nave olandese, condotta dal gruppo di lavoro di Emanuele Durante Mangoni, docente e medico internista membro del direttivo della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI), con l'obiettivo di dotare i medici di uno strumento concreto per riconoscere e gestire questa infezione.

Hantavirus: secondo gli esperti può causare epidemie, ma non pandemie

—  

L'analisi, pubblicata sull'European Journal of Internal Medicine, esclude la possibilità che l'hantavirus possa scatenare delle pandemie, come accaduto invece col COVID-19. L'esperto lo sostiene con certezza: "L'hantavirus non può causare una pandemia, ma epidemie anche gravi sì", e il motivo è legato alle caratteristiche intrinseche del virus. La trasmissione interumana è possibile solo con il ceppo Andes, l'unico tra tutti gli hantavirus a possedere questa capacità, ma avviene esclusivamente attraverso contatti stretti e prolungati e goccioline respiratorie, non attraverso i meccanismi di diffusione rapida e capillare che rendono un agente patogeno capace di alimentare una pandemia.

VIDEO: Malattia X, cos'è e perché è una priorità per l'OMS

Il contagio principale, si legge nell'analisi, avviene attraverso l'inalazione di aerosol prodotti dalle deiezioni - saliva, urina e feci - di roditori infetti, in particolare quelli presenti nel sud dell'Argentina e del Cile. In qualche caso può avvenire anche tramite il morso diretto di un roditore. Quello che è accaduto a bordo della nave da crociera, secondo gli esperti, è un esempio emblematico di come un'infezione zoonotica possa diffondersi rapidamente attraverso i viaggi internazionali prima ancora di essere identificata, e di quanto sia fondamentale che i medici sappiano riconoscerla in tempo.

Come si manifesta e quando il paziente diventa contagioso

—  

Il periodo di incubazione dell'hantavirus Andes varia dai 7-9 giorni fino a oltre sei settimane. Durante tutta questa fase, il paziente non è contagioso, ma lo diventa esclusivamente con l'esordio della fase sintomatica. La malattia si manifesta inizialmente con sintomi del tutto aspecifici - da febbre a dolori muscolari e malessere generale - sovrapponibili a quelli di una sindrome influenzale o di altre patologie virali febbrili. È proprio in questa fase, precisano gli esperti, che il rischio di mancata diagnosi è più alto. Con il progredire dell'infezione, poi, si può sviluppare un danno a carico delle cellule che rivestono i vasi sanguigni, che nei casi più gravi evolve in una sindrome cardiopolmonare severa e potenzialmente letale, come accaduto alle tre persone decedute.

La diagnosi: nessun test rapido disponibile

—  

Uno degli aspetti più critici nella gestione di questa infezione è la difficoltà diagnostica. Attualmente, infatti, non esistono dei test rapidi per identificare il virus. In presenza di un quadro clinico sospetto, soprattutto in pazienti di rientro da viaggi in aree dove sono stati segnalati dei contagi, è necessario attivare tempestivamente i protocolli di isolamento e indirizzare il paziente verso un reparto di Malattie Infettive dotato di camera singola, preferibilmente a pressione negativa.

La conferma diagnostica in Italia è affidata all'Istituto Superiore di Sanità, ad oggi unico centro di riferimento in grado di rilevare la presenza di anticorpi specifici o del genoma virale attraverso analisi specialistiche dei campioni ematici, anche se laboratori territoriali sono in fase di organizzazione.

Allenati con il trainer perfetto per te su Easypersonaltrainer. Prova a 1€ la prima settimana e poi abbonamento mensile a metà prezzo per sempre: l'offerta è valida fino al 31 maggio.

VIDEO: Cancro, come prevenirlo: le linee guida per ridurre i rischi

Perché i medici devono imparare a riconoscerlo

—  

"L'esperienza maturata con la pandemia di Covid-19 ci ha insegnato quanto sia cruciale la preparazione tempestiva", ha sottolineato Durante Mangoni. Il dossier pubblicato dalla SIMI nasce proprio con questo obiettivo: offrire ai medici internisti e ai medici di medicina generale uno strumento di studio rigoroso sulle specificità del virus Andes e linee guida chiare sulla gestione clinica dei potenziali casi: "Poiché i casi infetti o sospetti vengono spesso gestiti nei reparti di medicina generale e interna, farsi trovare preparati non è solo un dovere professionale, ma una condizione necessaria per la sicurezza del paziente e della salute pubblica", ha concluso l'esperto.

Leggi anche Addio antibiotici? Arrivano le cellule "killer" che annientano i superbatteri in 24 oreEbola, cosa sta succedendo in Congo con Bundibugyo e quali rischi per l'Europa

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo