Tovalieri: "Bari non merita questa umiliazione, hanno sbagliato tutti. Nessun attaccamento alla maglia"
L’ex bomber biancorosso durissimo dopo la retrocessione in C: "Una stagione iniziata male e finita peggio. Bari è una piazza da Serie A, spero almeno che questo fallimento sia un punto di ripartenza"
L’ex bomber biancorosso durissimo dopo la retrocessione in C: "Una stagione iniziata male e finita peggio. Bari è una piazza da Serie A, spero almeno che questo fallimento sia un punto di ripartenza"
Massimiliano Ancona Giornalista 23 maggio - 15:17 - MILANOOttantadue presenze e 40 gol (17 in A) ripartiti in poco meno di tre stagioni. Le prime due di B (1992-94), la terza (1994-95) nella massima serie, condita dalle reti che permisero ai biancorossi di battere a San Siro sia l’Inter che il Milan. Sandro Tovalieri da Pomezia, 61 anni, il “cobra” delle aree di rigore, è uno di quelli che ha fatto la storia del Bari. Ricevendo in cambio stima e affetto. Ecco perché è assai mortificato dalla retrocessione in C dei biancorossi, una retrocessione sancita dal campo 22 anni dopo l’ultima (2003-04), anche quella dopo un playout col Venezia (1-0 e 0-2) e poi “cancellata” dal ripescaggio seguito alla mancata iscrizione del Napoli. Già poco meno di un mese fa, dopo la sconfitta di Avellino (2-0), non aveva risparmiato le critiche alla squadra (“Hanno disonorato la maglia”, “Se solo avessero capito che cosa significa indossare quella maglia, avrebbero sputato sangue. Evidentemente non è così”). Poco meno di un mese dopo, a retrocessione avvenuta, Tovalieri non ha cambiato idea… “Non l’avrei cambiata neanche se fosse arrivata la salvezza. In una piazza come Bari se resti in B fai il minimo del tuo dovere… il minimo sindacale”.
Che idea si è fatto di questa stagione?
"Una stagione cominciata male, condotta male e finita nel peggiore dei modi. Se devi giocarti il playout, ed è stato sotto molti aspetti una fortuna, te lo devi giocare in modo diverso sia all’andata che al ritorno. Ieri sembrava che il Sudtirol fosse obbligato a vincere e non il contrario...".
Che cosa è mancato?
"Quando si retrocede significa che è mancato tutto. Società, squadra, tecnici. Sono tutti responsabili di questa stagione pessima".
Le responsabilità sono solo dei giocatori?
"I giocatori vanno in campo, ma se molti di loro sono in prestito o già sanno che andranno via che attaccamento possono avere alla maglia? Manca il senso di appartenenza. A breve molti di loro saluteranno. Resta il dolore per una retrocessione che fa male alla piazza e alla città".
Secondo lei Moreno Longo, il terzo dei tecnici succedutisi durante la stagione dopo Caserta e Vivarini, ha delle colpe?
"Longo è arrivato con una situazione già in parte compromessa. Ha anche lui delle responsabilità come i suoi predecessori e qualche formazione l’ha sbagliata. A Bolzano per esempio avrei giocato con due punte sin dall’inizio per mettere più sotto pressione gli avversari. Poi ha finito con tre punte e una squadra slegata".
Il mercato è stato all’altezza di una piazza come quella di Bari?
"Lo ripeto. la retrocessione è la conseguenza di una serie di errori di valutazione a tutti i livelli”.
Quali le responsabilità della società?
"Bari è una piazza da A, anche la B le va stretta. Il playout d’andata si è giocato davanti a 30 mila persone. Spero che questa retrocessione faccia comprendere alla proprietà che questa società merita rispetto e dignità e si comporti di conseguenza".
C’è’ qualcosa che proprio non le è piaciuta?
"Il 4-0 di Pescara è stato il punto di non ritorno. La squadra non è entrata in campo ed è grave per chi si sta giocando la salvezza".
Adesso come si riparte?
"Questo lo deve decidere la proprietà, ma Bari non merita questa umiliazione. Ecco perché è necessario che non solo la società ma anche le istituzioni facciano la loro parte per riportare il Bari in B prima possibile. Lo meritano i tifosi tra i quali c’è anche il sottoscritto. Ieri in 700 si sono fatti 1.500 km per stare vicini alla squadra e oggi vivono un dolore immenso. Spero davvero che questo fallimento sportivo possa essere un punto per ripartire e restituire tutto ciò che tifosi e città hanno dato alla squadra e alla società. Io ne sono certo: il Bari risorgerà".
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