Scarponi, quel piede a terra per Nibali: un gesto che cambiò il Giro del 2016
Nel Giro del 2016 Michele era a un passo dalla vittoria di tappa a Risoul. Poi si fermò ad aspettare Nibali: quel "piede a terra" è diventato anche il logo della Fondazione Scarponi, nata dopo la morte di Michele, investito mentre si allenava vicino casa il 22 aprile 2017
Al villaggio di partenza, a Pinerolo, Nibali gli aveva passato la Gazzetta senza dire una parola. C’era scritto che Kruijswijk era impaziente, sentiva quel Giro ormai suo, anche se mancavano due tappe fondamentali, piene di montagne. Quel giorno ci sarebbe stata la salita che non finiva mai, come un rosario: il Colle dell’Agnello. E l’indomani una serie di salite in fila indiana: il col de Vars, la Bonette, la Lombarda e il traguardo finale a Sant’Anna. Vincenzo pensò a quello che gli aveva detto Scarpa una delle ultime sere, mentre cercavano di prendere sonno. "Ci sono ancora tante salite Vince". Per la prima volta da quando quel Giro era partito Nibali si sentì curioso. Se Kruijswijk era impaziente, lui non vedeva l’ora di arrivare oltre i 2mila metri, dove il ciclismo diventa uno sport diverso, per pochi. Uno di quei pochi, Michele Scarponi, stava bevendo il caffè e leggeva con cura le pagine rosa dedicate al Giro. C’era il profilo della tappa, sembrava l’elettrocardiogramma di un cuore impazzito. Sbirciò i numeri dell’Agnello, che avevano ripassato prima, sul pullman: 21,3 chilometri di salita, pendenza massima del 15%, una media che sfiorava il 7, un dislivello di 1.452 metri. Alla Gazzetta avevano intervistato Alejandro Valverde, che era al terzo posto. "Il Giro non è chiuso, tutto può cambiare nei primi cinque posti". Scarpa indicò quel titolo con un dito. Vince poteva ancora portargli via il podio, lo spagnolo aveva sempre sofferto le grandi altezze. E Michele era convinto che il suo capitano avrebbe trovato il picco di forma proprio in quelle ultime tappe, dopo un Giro pieno di problemi. "Ci sono ancora tante salite Vince".