Tartarughe, cavalli, aquile: lo zoo dei loghi delle case auto e moto
Dalla tartaruga portafortuna di Tazio Nuvolari al cavallino Ferrari, dal toro Lamborghini allo scorpione Abarth, la storia dei motori è popolata da animali diventati simboli di velocità, forza, memoria e identità. Alcuni nascono dall’araldica, come il cavallo Porsche o il biscione Alfa Romeo; altri raccontano il carattere di un fondatore, come il toro di Ferruccio Lamborghini o lo scorpione di Carlo Abarth. Ci sono aquile legate all’aviazione, felini pronti allo scatto, serpenti americani, gechi incollati all’asfalto e persino tartarughe su auto sportive. Uno zoo meccanico curioso e affascinante, dove ogni logo nasconde una storia, e qualche curiosità
Dalla tartaruga portafortuna di Tazio Nuvolari al cavallino Ferrari, dal toro Lamborghini allo scorpione Abarth, la storia dei motori è popolata da animali diventati simboli di velocità, forza, memoria e identità. Alcuni nascono dall’araldica, come il cavallo Porsche o il biscione Alfa Romeo; altri raccontano il carattere di un fondatore, come il toro di Ferruccio Lamborghini o lo scorpione di Carlo Abarth. Ci sono aquile legate all’aviazione, felini pronti allo scatto, serpenti americani, gechi incollati all’asfalto e persino tartarughe su auto sportive. Uno zoo meccanico curioso e affascinante, dove ogni logo nasconde una storia, e qualche curiosità
Nella storia dei motori gli animali sono ovunque. Saltano, corrono, mordono, pungono, ruggiscono, volano. A volte sono scelti per raccontare la velocità, altre per evocare forza, nobiltà, aggressività, fortuna o appartenenza a un territorio. E qualche volta, come nel caso più curioso, sembrano dire l’esatto contrario di ciò che rappresenta il personaggio o il marchio. Tazio Nuvolari, l’uomo che Ferdinand Porsche definì "il più grande pilota del passato, del presente e del futuro", aveva come portafortuna una tartaruga. Gliela regalò Gabriele d’Annunzio nel 1932, accompagnandola con una frase diventata celebre: "all’uomo più veloce, l’animale più lento". Quella piccola tartaruga d’oro diventò il simbolo personale del Mantovano Volante. Compariva sugli indumenti, sulla carta intestata, anche sull’aereo personale. Era un paradosso perfetto, perché la lentezza dell’animale esaltava per contrasto la rapidità dell’uomo. Lo stesso gioco di simboli attraversa la storia dell’auto e della moto. Ci sono cavalli nati dall’aviazione, tori scelti per temperamento, scorpioni legati allo zodiaco, leoni che arrivano dall’araldica o dall’industria dell’acciaio, biscioni milanesi, aquile della memoria, cicogne da guerra e persino gechi, elefanti e tartarughe. Animali veri o mitologici, a volte fieri, a volte ironici, spesso più longevi dei modelli che hanno accompagnato, talvolta molto meno. Perché un logo riuscito non racconta solo un prodotto, racconta un carattere.
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