Giulio Bertelli: "La Coppa America, ossessione di famiglia. Gradoni è il nostro Sinner"
Il vicepresidente di Luna Rossa: "Provo a raccogliere i desideri di mio padre Patrizio e a trasmetterli al team, che è come una famiglia"
Il vicepresidente di Luna Rossa: "Provo a raccogliere i desideri di mio padre Patrizio e a trasmetterli al team, che è come una famiglia"
Dal nostro inviato Davide Romani 24 maggio 2026 (modifica alle 09:42) - CAGLIARIDa Barcellona 2024 a oggi Giulio Bertelli, vice presidente di Luna Rossa è diventato un riferimento per tutto il team. E a Cagliari, durante le regate preliminari della 38a edizione della Coppa America non ha fatto mancare la sua presenza.
Bertelli, l’anno prossimo saranno 30 anni dalla prima partecipazione di Luna Rossa in Coppa America. Allora aveva 6 anni, andava alle scuole elementari. Che cosa l’ha coinvolta così tanto, al di là dell’aspetto familiare, rispetto alla prima esperienza che ha vissuto da osservatore
"L’amore per il mare. Sin da bambino ho amato la vela. Poi mio padre ha deciso di portare avanti questa avventura delle campagne di Coppa America e io da subito ne fui catturato, affascinato. Ho passato sempre più tempo con lui all’interno di questo team e con il tempo, in modo molto naturale, ho iniziato a tenere sempre più a questo progetto di cui sono parte attiva".
Nell’amore per la Coppa America hanno influito di più le vittorie o le sconfitte?
"Il fatto di essere sempre arrivati vicini alla vittoria finale identifica questo team. Ha trasmesso una grandissima fame e desiderio a tutti i professionisti come Sirena che da anni si spendono per questo progetto. E lo stesso discorso vale per me. Forse se fosse arrivato subito il grande risultato il team non avrebbe questa longevità e una visione così a lungo termine".
Giulio Bertelli Vicepresidente Luna Rossa Nato a Milano il 5/5/1990. Figlio di Patrizio Bertelli e Miuccia Prada, in Luna Rossa dal 2013. Nel 2025 regista e sceneggiatore con Agon.Quale apporto dà al team?
"Conosco da sempre la Coppa America perché ci sono cresciuto, prima da bambino e poi da adulto. Provo a raccogliere i desideri di mio padre (Patrizio Bertelli, ndr) per poi trasmetterli al team".
Suo padre ha spesso parlato di “ossessione”. Anche lei vive questo sentimento rispetto alla Coppa America?
"È chiaro che per me e la mia famiglia questo gioco ha qualcosa di molto speciale: fai molta fatica a scrollartelo di dosso, soprattutto quando sei coinvolto. Si crea un legame molto speciale. Se ami la vela vuoi fare la Coppa America".
Anche in questa campagna di Coppa America in Luna Rossa si percepisce il concetto di famiglia...
"È bellissimo. È la cosa che forse abbiamo radicata più di ogni altro team. A cominciare dalla famiglia di cui faccio parte io che è la proprietaria, fino alle persone che lavorano per Luna Rossa: siamo una famiglia allargata con trent’anni di storia. È una cosa in cui tutti crediamo".
Barcellona 2024 è stata la campagna più deludente della nostra storia
Giulio BertelliIl 2024 è stato un momento difficile per Luna Rossa. Come siete ripartiti dopo Barcellona?
"È stata la campagna più deludente della nostra storia. Venivamo dall’edizione di Auckland dove avevamo sfiorato il successo con una delle barche più innovative della storia. A Barcellona non è andata come pensavamo e in quel momento molte persone coinvolte potevano vacillare: ha rappresentato una forte delusione perché alla vigilia c’era la sensazione di avere le qualità per raggiungere l’obiettivo ma durante la competizione gli altri team sono cresciuti, noi no".
In Italia cresce l’entusiasmo per l’appuntamento del 2027. Sentite la pressione?
"È bello, ma è molto strano poter regatare in casa nonostante non siamo noi a difendere la Coppa. Di sicuro, stiamo iniziando a sentire quel calore che speriamo ci possa aiutare a raggiungere il traguardo".
Gradoni è l’Antonelli o il Sinner della vela italiana?
"Capisco il paragone che rende l’idea. Marco per noi non è una sorpresa: è freddo e a 40 nodi non è facile. È un giovane molto forte come Kimi e Jannik che può vincere la Coppa America".
Cosa si aspetta da questa campagna di Coppa America?
"Sembrerò banale ma è vincere. A parte l’edizione di San Francisco del 2013 con gli Ac72 dove eravamo tutti consapevoli che per noi sarebbe stata un’edizione di transizione, nelle altre partecipazioni siamo sempre andati in mare per il titolo".
Partendo dallo stesso progetto di tre anni fa, come si può ridurre il gap rispetto ai neozelandesi?
"Erano superiore a tutti nel controllo dei sistemi interni alla barca. Per cui aver preso un velista come Peter Burling ci aiuterà a trasferire molte conoscenze al team. Adesso possiamo intervenire sulle vele, sui sistemi di controllo e sui sistemi di idraulica. La barca cambierà".
Cosa può trasmettere l’arrivo di Peter Burling?
"È un perfezionista che cerca sempre di alzare l’asticella delle performance della barca. Ha le competenze per provare a trasformare un’idea o una sensazione da trasmettere agli ingegneri utile a fare andare la barca ancora più veloce".
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