Kill Bill e la Mangusta: perché Quentin Tarantino scelse proprio una De Tomaso
La Gazzetta dello Sport

Kill Bill e la Mangusta: perché Quentin Tarantino scelse proprio una De Tomaso

Domenica 24 maggio 2026
2 visualizzazioni

Dalla rivalità con Shelby all'incontro con Hollywood: l'incredibile storia della De Tomaso Mangusta che ha stregato persino Quentin Tarantino

Dalla rivalità con Shelby all'incontro con Hollywood: l'incredibile storia della De Tomaso Mangusta che ha stregato persino Quentin Tarantino

Jacopo Moretti 24 maggio - 11:50 - COMO La De Tomaso Mangusta al Concorso di Eleganza di Villa d'Este

Persino l’imprevedibile Alejandro De Tomaso difficilmente si sarebbe immaginato che una delle sue creazioni sarebbe finita nell’olimpo del cinema. Eppure, già negli anni Sessanta l’argentino aveva deciso che con la sua Mangusta avrebbe sfidato Ferrari e Lamborghini nel mercato delle sportive di lusso. Un progetto ambizioso e con un nome tutt’altro che casuale, frutto di una storia di vendetta degna del grande schermo, al punto da colpire persino Quentin Tarantino.

LEGGI ANCHE

Ad una Mercedes 300 SL Roadster la Coppa d'oro di Villa d'Este

VIDEO: Le Ferrari delle meraviglie a Villa d'Este

LA MANGUSTA

—  

Ma facciamo un passo indietro. Con la Vallelunga, l’officina modenese aveva raggiunto un discreto successo, al punto da avviare una collaborazione con l’imprenditore Carroll Shelby per la realizzazione della P70, una barchetta dalle grandi prestazioni. L’idillio tra lo statunitense e De Tomaso durò però per poco, al punto che il vulcanico argentino scelse presto di abbandonare il progetto per concentrarsi sulla Mangusta, vettura rivoluzionaria nata dalla mano di un giovane Giorgetto Giugiaro, allora designer presso la Carrozzeria Ghia.

LEGGI ANCHE

Bmw Vision K18, prestazioni super a Villa d'Este

Il nome voluto da Alejandro De Tomaso

LA VENDETTA NEL NOME

—  

Coupé dalle linee tese e affilate, la nuova De Tomaso aveva una caratteristica unica: il cofano motore si apriva ad ali di gabbiano, consentendo un facile accesso al potente V8 Ford posizionato centralmente. Le proporzioni eleganti e la carrozzeria bassa le conferivano poi un senso di velocità e potenza, contribuendo a renderla un pezzo di pregio tra i collezionisti di tutto il mondo. Ma perché il nome Mangusta? Semplice, si tratta dell’unico animale in natura in grado di tenere testa al serpente, ovvero il simbolo usato da Shelby per le sue vetture. Una sorta di vendetta su ruote nei confronti dell’ex socio in affari, oltre che un tentativo di fare “colpo” su Ford per realizzare la rivale della Cobra, poi materializzatosi nel grande successo della De Tomaso Pantera, erede della Mangusta.

Vivi un’esperienza unica: GP di Catalunya dal vivo. Parti ora con Gazzetta Motori!

LEGGI ANCHE

Vision Bmw Alpina: la belva a Villa d'Este

I giudici del Concorso d'Eleganza di Villa d'Este esaminano la De Tomaso

Kill Bill

—  

E veniamo a Tarantino. L’eclettico regista statunitense – si sa – non lascia mai nulla di intentato e così anche la scelta delle vetture per il suo Kill Bill non fu casuale. Nel secondo capitolo della saga, Uma Thurman deve regolare i conti con la Deadly Viper Assasination Squad il cui boss è appunto Bill, interpretato da Keith Carradine. E quale auto guida il capo di una squadra di killer soprannominati come serpenti? Una De Tomaso Mangusta, ovviamente. Un riferimento sottile, che ha contribuito a far entrare nella leggenda del grande schermo una vettura italiana prodotta in soli 400 esemplari e oggi vera e propria icona di design.

Leggi anche Vision Bmw Alpina: la belva a Villa d'EsteFuoriConcorso 2026: in mostra anteprime e tedesche da leggenda

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo