Che cos'è il Curiosity Training e come può aiutarti contro l'ansia sociale
Se una cena improvvisata, una riunione di lavoro o un incontro improvviso mettono in crisi, c'è una pratica di mindfulness che può venire in soccorso
Se una cena improvvisata, una riunione di lavoro o un incontro improvviso mettono in crisi, c'è una pratica di mindfulness che può venire in soccorso
Giacomo Martiradonna 24 maggio - 11:44 - MILANOUna conversazione con sconosciuti, un meeting di lavoro o un breve scambio di parole in ascensore può trasformarsi per alcune persone in un banco di prova faticoso. Il problema dell'ansia sociale non è solo un disagio momentaneo: è anche ciò che accade prima e dopo, l'anticipazione di un possibile giudizio, il controllo continuo su ciò che si sta dicendo, la paura di apparire impacciati o inadeguati. E il bilancio finale, spesso, è severissimo. Un cortocircuito mentale che può sfociare in sintomi molto fisici come rossore, sudorazione intensa, nausea,tachicardia o capogiri, e che spinge le persone a evitare i momenti di relazione oppure a viverli in perenne stato di allerta. La buona notizia è che la terapia cognitivo-comportamentale (in inglese Cognitive Behavioral Therapy, o Cbt) può aiutare chi si riconosce in queste casistiche, grazie al Curiosity Training.
VIDEO: Fare attività fisica regolarmente è cruciale per la nostra saluteChe cos’è il Curiosity Training
—Il Curiosity Training è una pratica di mindfulness che può risultare salvifica nella gestione e nel trattamento dell'ansia sociale. L'idea di fondo sta in un cambio radicale di prospettiva: invece di concentrarsi sui pensieri interni, i dubbi, le insicurezze o le aspettative, il paziente viene incoraggiato a spostare l'attenzione verso l'esterno, verso ciò che lo circonda.
Si tratta di un approccio complementare a quello della maggior parte delle tecniche Cbt, che invece si fondano su una mindfulness orientata verso l'interno, come la meditazione. L'obiettivo? Coltivare la curiosità anziché il giudizio nelle situazioni sociali, imparando a osservare i propri pensieri e le proprie emozioni senza esserne travolti.
A chi è consigliato il Curiosity Training
—Il Curiosity Training può risultare utile a chi tende a rimuginare troppo su come appare agli occhi deglialtri e a chi, durante le conversazioni, si sente bloccato perché pensa troppo a cosa dire. Può aiutare anche chi, dopo un incontro, continua a ripensare agli errori fatti o alle risposte che avrebbe dovuto dare. In genere viene proposto all'interno di un percorso terapeutico, calibrato sul livello di difficoltà ideale per il paziente e integrato con altri strumenti, inclusa la ristrutturazione dei pensieri disfunzionali e una graduale esposizione alle situazioni sociali.
È importante tuttavia distinguere il disturbo clinico dell'ansia sociale dalla comune timidezza, che invece è un tratto della personalità.
I benefici del Curiosity Training
—Praticato con regolarità (idealmente ogni giorno) e integrato con esercizi di ristrutturazione dei pensieri disfunzionali, il Curiosity Training può contribuire a ridurre l'ansia e soprattutto aumentare la fiducia nelle proprie capacità sociali. La chiave sta nell'interrompere il circolo vizioso dell'autocritica che porta a concentrarsi più sul dialogo interiore che su quello con le altre persone. In questo senso può risultare efficace tenere un diario. Annotare ogni giorno un aspetto positivo delle interazioni vissute, infatti, aiuta a contrastare la tendenza a focalizzarsi solo sugli elementi negativi e a costruire una nuova immagine di se stessi. E, con il tempo, arrivare a sviluppare una più robusta tolleranza al disagio e un aumento della fiducia nelle proprie capacità relazionali. Non serve mettersi sul palco davanti a un simposio: per iniziare basta una passeggiata al parco, un giro in libreria o una chiacchierata casuale per strada; poi, magari, una cena tra amici o l'iscrizione a un gruppo sportivo. In tutti questi casi, l'obiettivo è lo stesso: fare domande, interessarsi genuinamente a ciò che l'altro dice, lasciarsi prendere davvero dalla conversazione, dimenticando il resto. E infine, avere pazienza con se stessi: la perfezione, soprattutto nelle relazioni sociali, non esiste.
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