Inter: ok, il modulo è giusto. Perché Chivu andrà avanti col 3-5-2
L'allenatore pensava di cambiare, ripartendo magari la prossima stagione da una difesa a quattro, ma alla fine, d'accordo con la società, andrà avanti con il collaudato sistema di gioco
L'allenatore pensava di cambiare, ripartendo magari la prossima stagione da una difesa a quattro, ma alla fine, d'accordo con la società, andrà avanti con il collaudato sistema di gioco
Guendalina Galdi Giornalista 25 maggio - 11:11 - MILANOSe a Cristian Chivu dite che squadra che vince non si cambia, troverete un allenatore in linea con questo vecchio modo di dire. Anzi, potrebbe anche leggermente modificare la stra-nota frase per esaltare la bontà del suo sistema di gioco. Insomma, all’Inter: modulo che vince non si cambia. Il 3-5-2 è storicamente il vestito più adatto alla rosa nerazzurra; lo è stato per Simone Inzaghi, sarto che con questo abito ha vinto sei trofei a Milano, e adesso lo è anche per il rumeno che con questo assetto collaudato ha riportato sotto il Duomo lo scudetto e la Coppa Italia in questa stagione del doblete.
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—Chivu è arrivato (tornato) in Lombardia dopo la parentesi al Parma, che ha salvato col 4-3-3. All’Inter ha raccolto innanzitutto l’eredità del suo predecessore e quindi quel 3-5-2 che non ha più abbandonato. Ha degli esterni in grado di dare spinta e regalare ripiegamenti efficaci (oltre a piedi educatissimi come quelli di Dimarco e Dumfries), tre colonne dietro (si ripartirà dall'esperto Akanji sicuramente) in grado anche di far partire l'azione (Bastoni ha dimostrato di saperlo fare) o di lanciarsi in qualche sortita in avanti (vedi Bisseck), due mezzali di gamba e copertura (il miglior Barella è un elemento insostituibile e Sucic ha fatto già qualche prova da vice Mkhitaryan, oltre che in cabina di regia), un regista "pendolo" efficace anche dalla distanza (qualità condivisa da Calhanoglu e Zielinski) e davanti un tandem di centravanti (da pescare e combinare nel poker di scelte a disposizione). Ogni tanto qualche leggera variazione sul tema c’è stata, tanto da portare a ipotizzare una voglia futura di ritorna alla difesa a quattro. Basta guardare anche all’ultima giornata di campionato, sabato scorso al Dall’Ara: contro il Bologna Chivu ha terminato la partita con un sorta di 4-2-3-1 con Cocchi-Carlos Augusto-Bisseck-Luis Henrique dietro, Zielinski e Mkhitaryan al centro, poi Diouf, Topalovic e Bonny alle spalle di Pio. Tuttavia basta guardare gli interpreti e pensare al contesto di una gara che non aveva più niente da regalare per “relegare” questa Inter un po’ inedita nel cassetto degli esperimenti. Per il futuro, infatti, ora appare chiara la volontà dell’allenatore (ma anche del club più in generale) di andare avanti col collaudato sistema di gioco che tanto ha fatto gioire i tifosi. Il mercato dunque potrà proseguire con la ricerca di elementi adatti al 3-5-2 e, ad esempio in chiave difesa, i nomi di Tarik Muharemovic e Oumar Solet si inseriscono perfettamente in un contesto simile. E tutto torna.
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