I "sopravvalutati" Knicks di Brunson e Towns possono riscrivere la storia grazie a Brown e Rose
La Gazzetta dello Sport

I "sopravvalutati" Knicks di Brunson e Towns possono riscrivere la storia grazie a Brown e Rose

Martedì 26 maggio 2026
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New York alle Finals Nba dopo 27 anni grazie al dirigente che ha puntato sul tecnico ex Warriors, bravo a creare la chimica giusta anche con Bridges, Hart e Anunoby

New York alle Finals Nba dopo 27 anni grazie al dirigente che ha puntato sul tecnico ex Warriors, bravo a creare la chimica giusta anche con Bridges, Hart e Anunoby

Simone Sandri 26 maggio - 15:33 - CLEVELAND

New York festeggia come fosse il 1999. Non c'è bisogno di scomodare Prince per fotografare l’umore di una tifoseria al settimo cielo, che raggiungendo le Finals di colpo sembra aver dimenticato più di due decenni di delusioni e di mediocrità. Una squadra davvero particolare, costruita in modo intelligente da Leon Rose riporta quindi la Grande Mela cestistica in paradiso. Sembra davvero incredibile che sia proprio questo il gruppo che cambia la direzione di una franchigia che in pochi, nel momento del suo assemblaggio, avrebbero potuto immaginare arrivasse fino a qui. Un passo alla volta, prendendo rischi e ricevendo non poche critiche, Rose ha creato un gruppo talentuoso e granitico facendo cambiare idea ai tanti che puntualmente avevano bollato come "sopravvalutato" ogni giocatore arrivato a New York negli ultimi tre anni. 

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chi sognava giannis

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A cominciare dal leader della squadra Jalen Brunson, la base del progetto iniziato nel 2022. Rose, ex agente della guardia che aveva brillato a Villanova, aveva capito quello che in ben pochi potevano immaginare, cioè che quel backup di Luka Doncic a Dallas potesse prendere per mano una squadra e farle fare il salto di qualità, passando dall’essere un onesto playmaker a un giocatore abbonato al quintetto All-Nba. Il contratto con il quale il burattinaio dei Knicks lo strappò a un Mark Cuban che, insieme al prode Nico Harrison aveva sottovalutato le potenzialità di Brunson, nell’estate del 2022 venne considerato un azzardo (quadriennale da 104 milioni), per trasformarsi in poco tempo in un vero e proprio affare. Una volta appurato che Brunson poteva davvero essere il fulcro del progetto, oltre a un leader carismatico, la dirigenza newyorchese ha costruito intorno a lui una squadra che avrebbe esaltato le sue qualità, anche in questo caso prendendosi diversi rischi. Soprattutto con l’acquisizione dai "cugini" Nets dell’ex compagno di Brunson a Villanova Mikal Bridges. Il prezzo pagato per un giocatore solido e di complemento, ma non una stella (cinque prime scelte, una "swap" e una seconda scelta, oltre a Bojan Bogdanovic) a molti è subito sembrato folle, così come la trade pochi mesi dopo, a ottobre del 2024, per portare Karl-Anthony Towns a New York è stata accolta con delusione da parte di una tifoseria che invece sognava Giannis. Meno dubbi aveva fatto sorgere l’operazione di mercato imbastita con i Raptors per arrivare a OG Anunoby ma lo stesso Josh Hart, arrivato ai Knicks da Portland a febbraio del 2023, un altro ex compagno di Brunson a Villanova e suo amico fraterno, ha dovuto convivere per parecchio tempo con l’etichetta di "sopravvalutato" e per molti è sembrato soltanto un giocatore adatto al sistema di pallacanestro e ai metodi di coach Thibodeau. 

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la svolta con brown

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Proprio la guida tecnica diventa quindi la ciliegina su una torta sorprendentemente gustosa. Dopo aver raggiunto il loro miglior risultato degli ultimi 25 anni, lo scorso giugno, infatti, i Knicks hanno dato il benservito al tecnico che li aveva portati dove in pochi pensavano potessero arrivare, dando il la a una lunga e tortuosa ricerca per il suo sostituto. Alla fine Rose ha puntato, non senza ricevere per l’ennesima volta parecchie critiche, su un veterano come Mike Brown, reduce dal licenziamento con i Kings, il quale ha gestito con intelligenza gli alti e bassi della regular season facendo da scudo alla squadra quando per esempio il proprietario James Dolan a metà stagione aveva dichiarato che le Finali Nba sarebbero stato l’unico vero obbiettivo soddisfacente per il club. Brown peraltro ha costruito uno staff tecnico di altissimo livello, portando con se anche l’azzurro Riccardo Fois con il quale aveva lavorato a Sacramento. Tutti i dubbi sul roster e sulla scelta in panchina di Brown peraltro sono tornati a materializzarsi soltanto poche settimane fa alla vigilia della fatidica gara-4 di Atlanta, con i Knicks sotto 1-2 nella serie, al primo turno. Con i critici pronti a tirare fuori tutti gli aggettivi usati, dopo la trade di Bridges, l’arrivo di Towns e la scelta di coach Brown, la squadra ha trovato la compattezza della quale aveva bisogno e ha iniziato a volare. Con un Mikel Bridges devastante sui due lati del campo, un Towns in grado di fare male a qualunque big a Est e Brown a leggere i famosi "adjustment" della postseason in modo magistrale. I Knicks così sono passati dalla pressione e dall’incertezza del rischio dell’eliminazione al primo turno, a essere una squadra schiacciasassi, in grado di dominare gli avversari. 11 vittorie consecutive, due cappotti con margini di vittoria da record e il biglietto per le prime Finals dal 1999. Qualunque cosa succeda durante le Finali Nba una cosa la si può già dichiarare, alla fine ha avuto ragione Leon Rose.

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