Bilancio Figc: 14 milioni pagati in tasse e ricavi commerciali in crescita
In attesa delle elezioni, il consiglio federale ha approvato il consuntivo 2025: fatturato a 214 milioni, il valore più alto in un anno senza grandi eventi. Ma la mancata qualificazione al Mondiale 2026 obbliga a una revisione contabile
In attesa delle elezioni, il consiglio federale ha approvato il consuntivo 2025: fatturato a 214 milioni, il valore più alto in un anno senza grandi eventi. Ma la mancata qualificazione al Mondiale 2026 obbliga a una revisione contabile
Marco Iaria Giornalista 26 maggio - 18:23 - MILANO English versionLa Federcalcio, a meno di un mese dalle elezioni che definiranno la nuova governance, ha approvato il bilancio consuntivo 2025. Due dati balzano agli occhi. Il primo è l’utile netto di appena 146mila euro, dopo aver pagato imposte di periodo per ben 13,8 milioni: essendo scaduta la norma che consentiva alle federazioni sportive la detassazione degli utili in caso di reinvestimenti in attività socialmente rilevanti, la Figc ha dovuto destinare al Fisco quasi tutto il margine realizzato grazie a un’attenta gestione, che altrimenti sarebbe potuto rimanere all’interno del sistema. Il secondo dato riguarda i ricavi, saliti a quota 214,3 milioni: è il valore più alto mai registrato in un anno senza grandi eventi. Soltanto due volte è andata meglio e, in entrambi i casi, la Nazionale partecipò agli Europei: nel 2021, l’anno del titolo continentale, con il record di 230 milioni, e nel 2024, con 224 milioni. È la conferma di un trend positivo, che negli ultimi anni ha visto crescere e consolidarsi il giro d’affari attorno alla maglia azzurra, a partire dall’internalizzazione dell’attività commerciale, gestita dall’area revenue della Figc dal 2019.
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fattore azzurro
—Ragionando in termini di cicli, i ricavi derivanti da sponsor e pubblicità sono passati dai 36 milioni medi annui del periodo 2015-2018 ai 48 milioni del quadriennio 2019-2022, fino al balzo registrato nel ciclo iniziato nel 2023 e destinato a concludersi alla fine di quest’anno: oltre 70 milioni medi annui, che sarebbero potuti essere ancora di più se l’Italia si fosse qualificata al Mondiale. In un arco temporale condizionato dall’assenza della Nazionale in tre rassegne iridate, il fatturato è cresciuto costantemente, affrancandosi sempre di più dall’aleatorietà dei risultati sportivi. Certo, i danni del disastro azzurro restano, aggravati dal fatto che dal 2014 l’Italia non gioca una fase finale della Coppa del Mondo. La Gazzetta ha stimato una perdita complessiva di circa 100 milioni di euro in termini di ricavi federali, tra gettoni Fifa, riduzioni contrattuali, merchandising e mancate opportunità commerciali. Non a caso, nell’ultimo consiglio federale, il segretario generale Brunelli ha presentato una revisione della gestione economico-finanziaria alla luce della mancata qualificazione al Mondiale 2026. La Figc ha deciso di mettere in sicurezza i conti attraverso un’ulteriore riduzione dei costi, puntando a contenere la perdita del 2026 entro un milione di euro, rispetto all’attuale deficit di 6,6 milioni riportato nel documento previsionale di inizio anno.
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