Sostenibilità, aziendalismo ed età: Cardinale detta i parametri per il nuovo management
La ricerca dei nuovi a.d. e d.s. passa da determinate caratteristiche dalle quali il numero uno di RedBird non intende derogare
La ricerca dei nuovi a.d. e d.s. passa da determinate caratteristiche dalle quali il numero uno di RedBird non intende derogare
Marco Pasotto Giornalista 26 maggio - 19:30 - MILANO Zlatan Ibrahimovic e Gerry Cardinale. GettyFra i vari messaggi fatti filtrare da Gerry Cardinale all'indomani del secondo fallimento sportivo consecutivo del Milan, c'è un forte richiamo a se stesso. Nel senso che, da quanto si capisce, d'ora in avanti il numero uno di RedBird dovrebbe passare da una gestione del club con modalità "americane" (affido la gestione ai miei manager delle varie aree e a fine stagione ne valuto l'operato) a un modello più "italiano": ovvero attraverso scelte e decisioni prese in forma molto più diretta. I vari fascicoli d'ora in avanti si fermeranno sulla sua scrivania fin dalle fasi iniziali, anche se ovviamente saranno essenziali consigli e riscontri da parte da Ibrahimovic e Calvelli, rispettivamente Senior Advisor di RedBird e ceo International di RedBird Development Group. Due figure che riferiscono direttamente alla proprietà. A parte il presidente Scaroni, che si occuperà essenzialmente dello stadio, in questo momento la ristrutturazione aziendale del Milan passa infatti totalmente dal mondo RedBird, che si sta ponendo all'esterno in forma molto perentoria: le quattro figure licenziate erano tutte dipendenti del club e il comunicato ufficiale è espressamente firmato da RedBird Capital Partners.
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—Questa premessa è utile per capire quali saranno i parametri per individuare il nuovo management. Le cariche vacanti di maggior rilievo per l'immediato sono quella dell'amministratore delegato e del direttore sportivo (poi manca anche il responsabile dello scouting, che ora come ora non ha la stessa urgenza degli altri due incarichi, ma in prospettiva è basilare): in base a queste considerazioni, i candidati dovranno essere tanto preparati quanto aziendalisti. Ovvero in grado di anteporre gli obiettivi del club ai personalismi. Un aspetto, questo, molto attenzionato da Cardinale, consapevole del fatto che la stagione è andata male anche a causa delle frizioni interne. Per quanto riguarda l'a.d., superfluo dire che si dovrà restare nel solco finanziario attuale. Tra le colpe per le quali Furlani ha pagato, di certo non c'è la gestione del bilancio, assolutamente virtuoso negli anni in cui è stato firmato da lui. Il neo amministratore delegato quindi dovrà garantire esercizi "leggeri" e non sarà facile dal momento che il club arriva da una stagione del tutto senza Europa, mentre la prossima sarà priva della generosità garantita dalla Champions. Sostenibilità - anzi, auto-sostenibilità - resta dunque il concetto chiave.
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basilare
—A questo aspetto sarà strettamente legato il lavoro del direttore sportivo. Un ds con un portafoglio che, come accadeva per Tare, non prevede grande libertà di manovra all'interno del budget complessivo di mercato. Esempio pratico: se si ha 10 e il ds individua un giocatore da lui ritenuto basilare per 8, quel giocatore non arriverà. Occorrerà spalmare il denaro in maniera più "democratica" fra i reparti, anche perché la rosa è corta, i buchi in squadra diversi, e bisognerà ottimizzare. Ecco perché, in un contesto del genere, servirà una figura particolarmente aziendalista e che sappia fare squadra col resto del management. Un altro parametro, magari non così strettamente vincolante, sarà l'anagrafe. Fra i motivi per cui si è arenato il discorso con Galliani, c'è anche quello di voler rivolgere lo sguardo al calcio che verrà e non quello che c'è già stato.
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