Tommasi: "Gasp entra nella testa dei giocatori. Milan, che tracollo. La Juve? Troppe presioni"
L’ex giallorosso: "La Champions conquistata dalla Roma è un'impresa nata dal coraggio e la coppa è bella ma pericolosa."
L’ex giallorosso: "La Champions conquistata dalla Roma è un'impresa nata dal coraggio e la coppa è bella ma pericolosa."
Andrea Pugliese Giornalista 27 maggio - 10:48 - MILANO English versionDomenica scorsa c’era anche lui allo stadio, con il cuore diviso a metà, un po’ Verona e un po’ Roma. Non poteva essere altrimenti perché Damiano Tommasi oltre a essere ex di entrambe le squadre dal 2022 è anche il sindaco della città veneta. “Mi dispiace per il Verona, ovviamente, - dice Tommasi - che ha giocato bene e che probabilmente nel complesso non meritava la sconfitta. Peccato, perché quest’anno ha giocato anche meglio di altri anni in cui si era salvato...”.
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“Troppi, anche perché negli ultimi anni ha lavorato bene, costruendo un progetto sportivo. È stato il risultato di un tecnico come Gasp che per avere efficacia ha bisogno di entrare nella testa dei giocatori, di avere empatia con la piazza. L’obiettivo poi si può centrare o mancare per un punto, ma il fatto di essere in corsa fino alla fine è sintomo della bontà di quanto fatto”.
Lei che ha giocato quella Coppa, cosa può dare in più?
“È un torneo che fa paura, gli impegni sono oversize, necessita di un progetto sportivo solido. La Champions preoccupa per la programmazione, c’è un intreccio di partite e di impegni quasi insostenibile. A meno che uno non riesca ad avere rosa ampia e qualificata. Oggi la Champions è un altro mini campionato, 8 partite e 8 settimane dove di fatto non ci si allena. Chi non è strutturato deve affrontarla con le pinze prima che con ambizione, anche perché la Serie A non perdona. Arrivi con il fiato corto e rischi di non raggiungere gli obiettivi”.
A inizio stagione pensava che Gasp potesse far così bene?
“Ero convinto che potesse far bene, ma il fatto era un altro: capire se il suo modo di lavorare facesse breccia nella piazza. Se l’operazione non fosse riuscita si poteva anche fallire. È stato bravo”.
Qual è stato il suo valore aggiunto in questa cavalcata?
“È riuscito a motivare i senatori o gente in scadenza come Pellegrini e Dybala. E poi ha avuto coraggio a non snaturare mai la sua idea di gioco, tenendo la barra dritta anche quando i risultati non erano buoni. Tante volte quest’anno si è detto: 'Questa è la Roma di Gasp' o 'È una squadra che deve ancora formarsi'. È normale, il primo anno si va a sprazzi, ma lui non ha mai cambiato”.
Dybala è Dybala, su questo non ci sono dubbi. Il problema è capire però se può stare sempre bene. Ma ha dimostrato di tenerci, mi sembra che si vada verso il rinnovo"
Più brava la Roma a crederci fino in fondo o più folli Milan e Juve a sgretolarsi in quel modo?
“Mi ha sorpreso che il Milan abbia chiuso così male, nonostante non avesse le coppe. Qualche avvisaglia c’era stata, come le partite perse in casa. I rossoneri li ho visti a Verona, sul campo non avrebbero meritato il risultato sportivo. La Juve? Quello è un mondo a parte: da sempre lì sei obbligato a vincere, magari hanno pagato la pressione interna”.
Gasp negli ultimi tempi ha chiesto spesso una maggiore presenza dei Friedkin. Per lei che a Roma aveva un presidente-padrone come Franco Sensi quanto conta davvero la presenza della proprietà?
“Rispetto a quei tempi è cambiato il mondo, ora c’è un altro modello gestionale, i club sono asset di aziende, di holding internazionali. Tutto diverso rispetto al passato, quando i presidenti erano presenti anche in maniera invadente sulle scelte degli allenatori. Mi viene in mente Berlusconi che commentava le scelte degli allenatori, anche perché sportivamente competente. Se Gasp ha chiesto così ci sarà un motivo, ma so che a Roma quella dei Friedkin è una presenza considerata”.
Punterebbe ancora su Dybala?
“Se sta bene, Dybala è Dybala, su questo non ci sono dubbi. Il problema è capire però se può stare sempre bene. Ma ha dimostrato di tenerci, mi sembra che si vada verso il rinnovo. Con la Champions la rosa deve avere numeri e una lunghezza diversa, gente di qualità e che abbia il mood giusto. E Dybala ce l’ha, esattamente come El Shaarawy e Pellegrini. Prima di rinunciare a giocatori così c’è da pensarci su”.
Qualcuno paragona Malen a Batistuta, non come giocatore ma per l’impatto che ha avuto sulla squadra. Lei che l’argentino l’ha vissuto è d’accordo?
“Malen ha colto un’occasione di carriera unica, è stato molto bravo. Il gol di Verona, dopo aver sbagliato un rigore pesantissimo, la dice lunga sulla sua fame, che hanno pochi attaccanti al mondo. Quello spirito ce l’aveva pure Batistuta, ma il suo effetto è stato diverso: Gabriel in quel momento era uno dei migliori del mondo e non doveva riscattarsi. E ci ha regalato il Sogno”.
Per chiudere, un pensiero sulla salvezza di Di Francesco, il suo “gemello” in giallorosso.
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“Se la meritava, anche perché le ultime due retrocessioni erano state immeritate. Eusebio si è messo in discussione, non ha mai mollato. Sono contento perché si è salvato per meriti propri e non per demeriti altrui. Dispiace solo che lo abbia fatto a scapito del mio Verona...”.
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