Lino Banfi: "Falcao provò a sedurre mia figlia. Gasp è fan della bizona. E Berlusconi..."
Il comico, all'alba dei suoi 90 anni, ci racconta tutta la sua passione per il calcio: "Ho iniziato a tifare Roma grazie a un piatto di pasta. La vittoria a Euro 2020? Merito di un mio discorso"
Il comico, all'alba dei suoi 90 anni, ci racconta tutta la sua passione per il calcio: "Ho iniziato a tifare Roma grazie a un piatto di pasta. La vittoria a Euro 2020? Merito di un mio discorso"
Francesco Maletto Cazzullo Giornalista 27 maggio - 10:09 - MILANO English version"Sono l'unico comico ad essere riuscito a far ridere tre Papi, questa è la cosa che mi rende più orgoglioso". Parola di Lino Banfi che, alla soglia dei 90 anni, conserva ancora l'entusiasmo di un ragazzino e la verve dell'intramontabile Oronzo Canà. Per celebrare la qualificazione in Champions della sua amata Roma, l’attore pugliese (ma romanista d'adozione) ci ha aperto lo scrigno dei ricordi. Un viaggio incredibile tra le cene con Antonio Cassano, le avances di Falcao a sua figlia, le bizzarre telefonate notturne di Berlusconi e una promessa speciale strappata a Paulo Dybala.
Lino, come mai lei è un tifoso giallorosso?
"Roma mi ha cambiato la vita. È la città dove ho raggiunto il successo e mi sentivo di doverle dare qualcosa in cambio. Anche perché l’Olimpico è uno dei pochi posti dove riesco ad andare senza essere travolto dalla gente; infatti, anche se vivo a Roma da settant’anni, non ho mai visto Castel Sant'Angelo, il Pantheon e non sono mai salito sulle scalinate di San Pietro".
C’è stato un episodio scatenante?
"Sì. Da giovanissimo accompagnavo i ragazzi in sedia a rotelle a vedere le partite allo stadio. Non avevo un soldo e avevo sempre fame, quindi, quando potevo, passavo dal bar del tennis lì vicino per farmi offrire un panino. Un giorno accompagnai un ragazzo laziale che però non volle pagarmi nulla: era agiato e voleva solo vedere la partita. La settimana seguente, invece, mi affidarono un romanista. Io, memore della volta precedente, lo portai subito verso lo stadio e lui: 'Ao, ma che fai? Annamo al bar del tennis, se famo du' matriciane!'. Io rimasi incredulo, e lui: 'Se famo anche 'na cacio e pepe a mezzi, se vuoi'. Quasi mi commossi. Da quel giorno sono diventato romanista".
Poi la Roma l'ha frequentata da vicino...
"Ho incontrato tutti i grandissimi: Venditti, Bruno Conti, Totti... Falcao fu mio ospite un sacco di volte a Domenica In. E poi sono stato di recente a Trigoria a trovare Gasperini e la squadra"
Com’è andata?
"Ho visto dei ragazzi fantastici. Pellegrini e Mancini si sono quasi commossi perché sono grandi fan di "Un medico in famiglia"; infatti mi chiamavano Libero (il nome del personaggio di Lino nella serie, ndr). Invece per il Gasp sono "Mister": tutti i tecnici lo fanno, dopo "L’allenatore nel pallone". Ma quello che mi ha colpito più di tutti è stato Dybala. Stava facendo un allenamento tremendo: correva sul posto con una cintura legata in vita e un ragazzo che lo teneva. Poi, quando mi ha visto, si è fermato, abbiamo scambiato due parole e mi ha fatto una promessa".
Quale?
"Di urlare il mio grido di battaglia quando segnerà il prossimo gol. Gli ho detto di andare davanti alla telecamera e urlare: 'Porca puttena!'. Volevo chiederlo anche a Malen, ma non c’era".
Tornando al passato, a quale calciatore è più legato?
"Direi Falcao. Era mio ospite fisso in televisione. Gli sono molto grato perché mi fece conoscere Pelé. Me lo presentò una volta che era in viaggio a Roma; ci provai a parlare, ma non si capiva niente, conversavano solo in portoghese stretto. Però abbiamo una foto tutti insieme che ho incorniciato e messo sulla mia scrivania".
Falcao mi fece conoscere Pelé, ma provò anche a sedurre mia figlia che ai tempi era già fidanzatissima"
A proposito di Falcao, si diceva ci fosse un'altra simpatia in ballo...
"L’ho ospitato tante volte a casa mia, abbiamo cenato insieme. Ho rischiato anche di averlo come genero, perché ci provava con mia figlia! Le faceva gli occhi dolci; io lo vedevo, ma non le dicevo niente. Poi lei mi mandò un messaggio chiedendomi di dirgli che era fidanzata e non voleva saperne: fui io a dover fare l’ambasciatore".
Maradona o Pelé?
"Non ho mai avuto la fortuna di conoscere Maradona. Doveva essere mio ospite in tv, in un periodo in cui avevo appena fatto una puntata con Renzo Arbore dove eravamo travestiti da donne e recitavamo la parte delle nostre rispettive sorelle. Ebbe un grande successo, quindi chiesi anche a Maradona di travestirsi da donna... mi mandò a quel paese!".
Lei è pugliese come Cassano, altro grande ex giallorosso. Lo conosce?
"Conosco bene sua madre, una signora di Bari Vecchia che mi chiamava sempre quando Antonio giocava nella Roma: 'Tu sei il mito di mio figlio, solo tu puoi fargli mettere la testa a posto'. Quindi organizzai una cena a Roma con Cassano e i suoi cugini. Gli dissi: 'La prossima volta che fai un fallo e ti fai ammonire, fai un gesto controcorrente: non protestare, ma fai un inchino'. Lui ci pensò e poi mi rispose in barese stretto: 'Lino, tu sei il mio idolo, ma proprio non ci riesco'. L'anno dopo andò al Real Madrid".
Liedholm, invece, che ruolo ha avuto nella sua carriera cinematografica?
"Si inventò lui 'L’allenatore nel pallone'. Prendevamo sempre l’aereo per andare a Milano e lui mi parlava di questo Oronzo Pugliese, un tecnico molto verace che si nascondeva negli armadi per cogliere sul fatto i calciatori fedifraghi. Mi disse di fare un film su di lui. Io ne parlai con il produttore Sergio Martino, che se ne uscì con il nome di Canà. Io gli chiesi il perché della scelta e lui mi disse: 'Così chiamiamo tua moglie Mara e ci facciamo mandare due settimane in Brasile con la scusa del Mara-Canà'".
Poi avete fatto il seguito, dove compare anche Lotito.
"Dove parliamo in latino! Ma lui in realtà fa solo finta. Ogni volta che lo vedo lo saluto citando il Quousque tandem di Cicerone e lui mi risponde con frasi a caso. Gli voglio bene, anche se non se la sta passando benissimo in questo periodo, ormai i tifosi non lo vogliono più".
Il presidente più simpatico?
"La richiesta più divertente me la fece Silvio Berlusconi, che ai tempi stava studiando l'acquisto del Milan. Mi chiamò nel cuore della notte per cambiare il cognome a Roberto Scarnecchia. Mi disse: 'Lino, tu sei diventato grande cambiando nome. Scarnecchia suona male, non si può sentire. Puoi convincerlo a usare uno pseudonimo?' Ovviamente rifiutai. Abbiamo scherzato tante volte su questo episodio".
Lei è anche un fervente cattolico...
"Ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere tre Papi. Spero un giorno di essere invitato anche da Papa Leone, che al momento ha molto lavoro da fare. Specialmente con Francesco ho avuto un rapporto splendido: l’ho visto sedici volte e ogni tanto dal Vaticano mi chiamavano dicendo che Sua Santità voleva scambiare quattro chiacchiere con me. Una delle ultime volte mi disse: 'Tu fai una carezza al cuore di queste persone'. Porterò questa frase sempre con me".
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