L'Italbasket per i suoi 100 anni si regala la maglia celebrativa con i nomi dei 490 azzurri
La Gazzetta dello Sport

L'Italbasket per i suoi 100 anni si regala la maglia celebrativa con i nomi dei 490 azzurri

Mercoledì 27 maggio 2026
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Al Mubit di Bologna l'evento alla presenza dei miti di ieri e dei giocatori di oggi. Il n.1 Fip Petrucci: "Non ci si deve vergognare se c’è qualche lacrimona oggi. Vedo le persone che hanno fatto questa storia. Questi sono i miei gioielli, come ha detto qualcuno" 

Al Mubit di Bologna l'evento alla presenza dei miti di ieri e dei giocatori di oggi. Il n.1 Fip Petrucci: "Non ci si deve vergognare se c’è qualche lacrimona oggi. Vedo le persone che hanno fatto questa storia. Questi sono i miei gioielli, come ha detto qualcuno" 

Giorgio Burreddu Collaboratore 27 maggio - 16:39 - BOLOGNA

Il senso di una maglia è anche il senso di una storia e di una identità. Lo si scova nelle trame di questo tessuto così bello, unico, inimitabile. Azzurro come il cielo. È quello della maglia dell’Italia del basket maschile che compie 100 anni, senza sentirli, presentata in vista degli impegni stagionali 26/27. Lo sa bene anche il ct Luca Banchi: "La nazionale appartiene alle generazioni successive". Chiamato alla qualificazione ai Mondiali in Qatar, Banchi non solo alimenta un sogno ma costruisce il senso dell’azzurro: "C’è qualcosa di più grande quando sentiamo l’inno, quando vestiamo quei colori. Le nostre carriere sono costruite anche grazie ai club, ma niente come sentire questo inno ci cambia". E questa maglia, certo, realizzata da Macron (azienda italiana: non è poco) che ha cucito il tessuto imprimendone sopra i 490 nomi di chi ha vestito l’azzurro almeno una volta. Una maglia unica, pregiata, bellissima. Fatta di dettagli e inseriti celebrativi. Il più incredibile è la scritta: “Italia-Francia 23-17 / 4 aprile 1926”. È la data della prima partita azzurra, un’amichevole giocata a Milano cento anni fa e che oggi più che mai assume un significato straordinario. In sala è presente anche Giorgio Bongiovanni, nato un mese prima di quel match, a cui è stato donata una maglia ricordo (era in sala con la nipote Giorgia che gioca a Cuneo). È uno straordinario che, dice ancora Banchi, "io percepisco anche nel quotidiano, camminando per strada, perché sei identificato come qualcuno che rappresenta tutti". E ancora: "Abbiamo giovani estremamente talentuosi, giovani che dovranno sacrificarsi ogni giorno per essere degni di questa opportunità. Sempre con l’idea che dobbiamo lasciare in eredità quello che abbiamo in un posto ancora migliore di oggi". 

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È un giorno di festa al Mubit di Bologna. Basket City ormai diventata un centro per il richiamo azzurro. Lo vedi in questo museo, tra cimeli, palloni, maxischermi. E ovviamente dagli ospiti. Ci sono i campioni dell’altro ieri, quelli più anziani. Marzorati, scherza Dino Meneghin, "finalmente sei qui: paghi da bere che sei arrivato ultimo". Proprio Meneghin ha raccontato il (suo) senso dell’azzurro. La nazionale, ricorda, "l’ho vestita che avevo 15 anni. Partecipammo a un torneo in Germania. Eravamo andati tutti molto innocenti, acerbi. Vincemmo il torneo. In tribuna c’erano tutti i nostri connazionali, quelli che erano andati in Germania per lavoro. Il giorno dopo andammo a prendere il treno per l’Italia e loro ci accompagnarono. E mentre salivo sul treno, un uomo biondo, riccio, mi disse: “Salutateci l’Italia, ci manca tanto”. Quell’episodio mi ha fatto capire cosa vuol dire giocare per la Nazionale". È ciò che ha portato avanti Meneghin per tutta la carriera. Sì, va avanti, "perché giochi anche per quelli che la pallacanestro non la conoscono. E ogni volta che entravo in campo guardavo se in tribuna c’era qualcuno con la bandiera dell’Italia. Pensavo: “Oggi gioco per lui”. Perché non volevo che andasse a casa deluso. Quello significa nazionale". La maglia Macron è piena di dettagli vintage, come la scritta “Italia” in stile retrò. Francesco Martinelli, sports marketing director di Macron, spiega che "per noi l’idea è sempre ricreare qualcosa di unico e speciale". Tutti i kit presentati sono stati realizzati in Eco Fabric, tessuti ottenuti al 100% da plastica riciclata post-consumer. "Tredici bottigliette d’acqua. Ma senza rinunciare alla praticità del tessuto". 

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emozione

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Ci sono i campioni di oggi o quelli che hanno smesso da poco. Come Marco Belinelli ("Tiratissimo, lo valuto per le convocazioni", scherza Banchi) oppure Andrea Bargnani (che ufficialmente non ha ancora detto addio al basket). Ci sono Gregor Fucka, il ct dell’Italia femminile Andrea Capobianco ("Il nostro compito è far rendere ogni giocatrice al massimo"), Carlton Myers, Gigi Datome, Gianluca Basile, Roberto Brunamonti, Meo Sacchetti, Renato Villalta, Jack Galanda. Hanno inviato i loro video Danilo Gallinari, Achille Polonara ("Mi dispiace non essere lì"), Nicolò Melli, Gianmarco Pozzecco. Presente in sala, invece, Simone Fontecchio, che ha svelato la maglia: "È bellissima. Le maglie della nazionale sono sempre belle, questa lo è particolarmente. Non vedo l’ora di indossarla. Stupenda". Free agent, Fontecchio si è messo a disposizione di Banchi: "Ad agosto ci sono. Il ct lo sa. Sanno tutti quanto ci tenga, per me è orgoglio, emozione speciale". E ovviamente c’è Mancinelli della 3x3: "Ho avuto la folle idea di chiamare Amedeo Della Valle. Da lì si è aperto un mondo. Ti apre le porte per altri grandi giocatori". È stato anche il momento di svelare i nomi dei convocati per i prossimi impegni. Nella 3x3 c’è anche quello di Mirza Alibegović. Un colpo, per quest’Italia che non è più minore. Insieme a lui ci sono Della Valle, Raphael Gaspardo, David Cournooh, Mattia Udom. All’evento è stata svelata anche la maglia della nazionale femminile per la prossima stagione. C’era anche Olbis Futo Andrè, bronzo all’ultimo europeo. La maglia Macron è bellissima anche per loro. Ci sono inni che diventano canti di battaglia: "L’Italia chiamò, sì. È la chiosa dell’inno di Mameli. E gasa un bel po’", dice. L’hanno scritto sul retro della maglia azzurra dell’Italia femminile. Ad aprire la giornata era stato il presidente della Federbassket, Gianni Petrucci: "Non ci si deve vergognare se c’è qualche lacrimona oggi. Vedo le persone che hanno fatto questa storia. Questi sono i miei gioielli, come ha detto qualcuno".

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