Pirlo: "In Europa tante squadre più forti delle nostre. Triste per la Nazionale. Io oggi giocherei in Premier"
L'ex centrocampista di Milan e Juve analizza la situazione del nostro movimento nella settimana che porta alla finale di Champions League: "Sono triste, vedere la Nazionale fuori da tre Mondiali dispiace. Servirebbero riforme per incentivare i club a investire"
L'ex centrocampista di Milan e Juve analizza la situazione del nostro movimento nella settimana che porta alla finale di Champions League: "Sono triste, vedere la Nazionale fuori da tre Mondiali dispiace. Servirebbero riforme per incentivare i club a investire"
dal nostro corrispondente Davide Chinellato 28 maggio - 07:55 - LONDRA (REGNO UNITO)Andrea Pirlo ha le idee chiare come quando calciava una di quelle sue irresistibili punizioni: la palla la mette dove vuole lui, sempre e comunque. È parte di quello che lo ha reso leggendario, è il motivo per cui parlando di Champions e della finale di sabato tra Psg e Arsenal si finisce a parlare di calcio italiano e di quello che non funziona, di quanto faccia male stare fuori dal Mondiale per tre edizioni di fila e di come i talenti come Kvaratskhelia, tra i protagonisti più attesi sabato a Budapest e giocatore dell'anno in Champions assieme a Olise del Bayern secondo l'oggi 47enne ex Maestro del centrocampo, in Serie A ci passino ma non ci possano rimanere. Come non ci sarebbe rimasto Pirlo, se fosse giocatore oggi.
Andrea, quanto sono lontane le squadre italiane da poter vincere di nuovo la Champions League?
"Parecchio, in questo momento. Negli ultimi anni l'Inter ci è andata vicina: col Manchester City nel 2023 se l'è giocata, a differenza del Psg lo scorso anno. Ma credo che in questo momento ci siano tante altre squadre molto più forti delle nostre".
Cosa crede manchi, per poter rivedere le italiane nuovamente competitive nella massima competizione europea: talento, investimenti, idee?
"Un po' di tutto, anche la mentalità di fare un calcio diverso. Se vedi le squadre che arrivano a giocarsi le finali, hanno comunque un calcio offensivo, giocatori di qualità. E certo, hanno anche investimenti che noi non possiamo più fare. Una volta i migliori giocatori venivano in Italia, adesso vanno da altre parti e questa è la differenza".
Lei è stato uno dei migliori della sua generazione: Pirlo nel 2026 giocherebbe in Italia o altrove?
"In questo momento che l'Italia non è più il top dei campionati giocherei sicuramente in Premier".
Qualche stella in A ci passa ancora, ma poi non ci rimane. Come Kvara, protagonista col Napoli prima di andare al Psg con cui sta cercando la seconda Champions di fila. Era impossibile tenerlo?
"Impensabile oggi. È giusto che guadagni quello che sta guadagnando, che lo paghino quello che lo hanno pagato. Le altre squadre hanno più opportunità e anche più soldi per poter arrivare a certi giocatori, per poterli sviluppare. Le nostre squadre non sono più tornate al livello in cui possiamo giocarcela con gli altri campionati".
Pensa sia possibile tornarci, a quel livello?
"Bisognerebbe fare delle riforme per incentivare le società a investire. Purtroppo però siamo fuori dal Mondiale da 3 edizioni ma non è cambiato niente".
Le dà fastidio questa situazione?
"Sì, sono triste perché vedere l'Italia che non fa il Mondiale per tre volte dispiace. I miei figli vorrebbero vedere l'Italia, io vorrei vedere l'Italia. Il Mondiale è un momento per tutti per stare insieme, per riunirsi. E quando gioca la Nazionale al Mondiale è sempre bello: te lo ricordi da quando eri piccolo cosa facevi in quel momento, con chi eri. Purtroppo tre edizioni con l'Italia che non fa il Mondiale è triste per tutti".
Da noi troppi 0-0, per vedere un tiro devi spegnere la tv
Andrea PirloSabato c'è la finale di Champions, Psg-Arsenal. Sono le due squadre migliori?
"Sì, con l'aggiunta del Bayern. Ecco, una semifinale come Psg-Bayern è una vera bellezza, una di quelle partite che speri non finiscano mai. Non sei mai stufo di vederla, sai che può succedere qualsiasi cosa minuto dopo minuto. Quelle sono le partite che i bambini vogliono vedere, che la gente va allo stadio per seguire. Non certo gli 0-0 con dieci persone dietro la palla, quelle in cui per vedere un tiro in porta devi spegnere la televisione".
Tra Psg e Arsenal su chi punta?
"Dico 2-1 Psg. Li vedo leggermente favoriti, ma solo perché hanno più esperienza a giocare questo tipo di partite. Il Psg ha già giocato due finali di Champions, una persa e una vinta, e adesso ha l'opportunità di vincere di nuovo. La vedo davanti anche se l'Arsenal è in un momento positivo, ha appena vinto la Premier e gioca un ottimo calcio".
Cosa deciderà la partita?
"La fase difensiva. Le due squadre hanno ottimi giocatori davanti ma fanno entrambe un'ottima fase difensiva. Fare gol all'Arsenal è difficile, perché credo che i due centrali Gabriel e Saliba siano tra i migliori al mondo per fisicità, velocità e aggressività. Credo sarà una bella partita".
Da Maestro del centrocampo, chi preferisce tra Vitinha e Rice, le due stelle in mezzo di Psg e Arsenal?
"Sono completamente diversi ma hanno entrambi importanza fondamentale. Vitinha è quello che fa uscire il gioco in qualsiasi situazione, ti ripulisce tutte le palle e ti fa ripartire sempre bene, anche sotto pressione. Da lì esce il gioco del Psg: se non avesse un giocatore del genere, sarebbe una squadra forte ma con altre qualità. Rice ti recupera tutti i palloni, va a chiudere tutti i buchi. È uno di quantità, molto bravo anche nei calci piazzati. Hanno entrambi importanza enorme per la squadra, e hanno anche attorno compagni molto bravi".
Il Pirlo giocatore con chi si troverebbe meglio?
"Potrei giocare senza problemi con entrambi".
Chi farà la differenza per il Psg?
"Credo che ora Kvara sia quello che possa spostare gli equilibri, specie per l'uno contro uno e per l'efficacia che ha nell'ultimo passaggio e al tiro".
E nell'Arsenal?
"È più un collettivo, più un sistema che va collaudato e deve funzionare bene tutto insieme. Il Psg ha più opportunità nel poter risolvere le partite anche con giocate individuali".
Sono triste, vedere la Nazionale fuori da tre Mondiali dispiace, perché è il momento in cui si sta tutti insieme, ti ricordi dove sei e con chi
Andrea PirloLa finale di Champions cosa le fa venire in mente?
"La mia prima finale, nel 2003, il mio ricordo più bello. Era la prima per molti di noi di quel Milan. Era una cosa nuova, ricordo l'emozione di arrivare allo stadio, di giocare una finale contro un'altra italiana, la Juve. E poi avevamo giocato il derby in semifinale, le due partite più intense anche per quello che si respirava in città, per le emozioni di quella settimana. Vincere la Champions è stato incredibile".
Ne ha giocate 4 di finali, 3 col Milan di cui 2 vinte e una con la Juve: una finale diventa mai routine?
"No, mai. Certo, se l'hai giocata sai più o meno cosa ti può capitare, sai cosa ti succede prima della gara, quali sono le aspettative in settimana. Non puoi sapere cosa può succedere dopo, in campo. La finale è sempre una finale, specie in Champions. Parliamo di un trofeo che per importanza, per un giocatore è paragonabile solo alla Coppa del Mondo. E non può mai diventare routine, anche se ne giochi dieci".
Lei ha vinto Mondiale e Champions: quale sceglie?
"Il Mondiale credo sia il massimo per chiunque. Sogni da bambino di poter giocare magari una volta il Mondiale, sperando di poter alzare quella Coppa. Io ho avuto questa fortuna e credo sia veramente impagabile. Non giochi più solo per il club: giochi per il tuo Paese, giochi per una nazione intera".
Quando sente l'inno della Champions che prova?
"Ovviamente la mia reazione ora è un po' diversa da prima. Quando ci sono partite come Psg-Bayern però ti fanno venire voglia di tornare a giocare: sono partite incredibili, di un livello altissimo, con stadi bellissimi pieni di gente contenta di vedere partite del genere. Quando ne vedi altre, invece, magari la voglia di tornare a giocare viene un po' meno...".
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