Bezzecchi: "Mugello magico, ci venivo a tifare Vale e Sic. E oggi mi gioco il Mondiale"
La Gazzetta dello Sport

Bezzecchi: "Mugello magico, ci venivo a tifare Vale e Sic. E oggi mi gioco il Mondiale"

Giovedì 28 maggio 2026
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Il leader del Mondiale con l’Aprilia corre in casa: "Esserci è già una magia. Dal prato per vedere i miei idoli alle vittorie in MotoGP: impensabile"

Il leader del Mondiale con l’Aprilia corre in casa: "Esserci è già una magia. Dal prato per vedere i miei idoli alle vittorie in MotoGP: impensabile"

dal nostro inviato  Mario Salvini 28 maggio - 10:02 - PONTEDERA (PISA)

Scordatevi che sia solo una gara. Non siamo qui soltanto per mettere la prima dentro, fare il numero di giri prescritto e alla fine sperare di essere nella migliore delle posizioni possibili. Il Mugello è un lavacro di autocoscienza, è il posto in cui adrenalina e nostalgia, mescolandosi, danno un’energia difficilmente riscontrabile in qualsiasi altro posto al mondo. "Al Mugello non si dorme", no? Così cantano i tifosi. Per i piloti invece cambiano le date, magari i miti con cui misurarsi, ma il meccanismo è sempre lo stesso. Nel caso di Marco Bezzecchi bisogna tornare al 2004, alla prima volta che il papà e la mamma ce l’hanno portato insieme alla sorellina Silvia. "Eravamo tutti stra-tifosi di Vale. Vedevo i piloti piccolini così e sognavo di poter essere come loro, un giorno". O al 2009, quando nel frattempo a sedere sull’erba è arrivata anche l’altra sorella, Laura. "Il Paso e il Sic han fatto il loro duello proprio lì, davanti a noi. Che spettacolo...". Il Bez ha raccontato il suo Mugello ieri all’Auditorium del Museo Piaggio di Pontedera pieno di studenti. "In cui mi sono rivisto", ha sorriso. Davanti a loro, insieme al compagno di squadra Jorge Martin e all’amministratore delegato di Aprilia Racing, Massimo Rivola, non ha avuto paura di esser banale: "Credete ai vostri sogni", hanno detto loro. Marco lo ha fatto, ci ha creduto, e adesso di quegli eroi che vedeva minuscoli e immaginava giganti è il leader. È quello che al Mugello arriva in testa al Mondiale.

VIDEO: Bezzecchi: “Alcuni tratti del Mugello sono i più iconici di tutto il Mondiale”

Fa effetto? 

"Molto. Ma non tanto perché sono in testa alla classifica, anzi a questo non avevo nemmeno pensato. È proprio esserci, constatare che sono uno di quelli che venivo a vedere quand’ero piccolo. Per questo continuo a ripetermi che devo cercare di affrontarla come le altre gare, ma è impossibile. Lo è per tutto l’affetto che ricevi. Per quelli che ti danno le pacche sulle spalle. Che ti dicono che devi vincere. Per quando, la domenica mattina, esci dal motorhome, guardi le colline e non vedi nemmeno un puntino di verde da tutta la gente che c’è". 

Mette pressione? 

"Ma no. Non tanta di più di quanta non ce ne sia sempre". 

Cosa le piace di più del Mugello? 

"Quando arrivi, all’ingresso, vedi quel cascone rosso sotto l’arco. Già hai la sensazione di entrare in qualcosa di grandioso, con tutte le colline attorno. E poi la pista, che è tutta bellissima. Con quel tratto, la Casanova, la Savelli, Arrabbiata 1: è il più iconico di tutto il Mondiale". 

Il ricordo più bello da tifoso? 

"Il rumore. Non ho fatto in tempo a vedere le 500. Ma ricordo le 125 e le 250, le moto due tempi che hanno un rumore diverso. Un boato che tra queste colline rimbomba. Lo avverti di più dopo. La moto passava e tu lo sentivi lì, in tempo reale, ma quando si allontanava diventava ancora più forte. Assurdo. E poi quel duello Paso-Sic". 

Molto suggestivo è ripensare al 2018. All’ultimo giro della Moto3. Tre piloti in lotta che si passano di continuo: Fabio Di Giannantonio, Jorge Martin e Marco Bezzecchi. Esattamente la classifica dell’attuale MotoGP... 

"Che gara. È che tutti i guru del Mugello, tutti quelli che se ne intendono, ti ripetono una leggenda. Una stupidaggine che però contiene un fondo di verità: soprattutto nelle cilindrate piccole per vincere in un duello serrato devi entrare terzo alla Bucine. E io così ho fatto... Ma non ho vinto. La verità è che ero uscito terzo perché non ero riuscito a mettermi meglio. Ma alla fine era andata bene, dai. Ero arrivato secondo, anche se ero il più lento (Bez era su Ktm, gli altri due su Honda, ndr). Jorge è riuscito a fregarmi alla fine. E io ho fregato il Diggia". 

Se le avessero detto allora che otto anni dopo quel duello sarebbe stato per il Mondiale MotoGP... 

"Era nei sogni. Ma sognare è una cosa, farlo un’altra. Sinceramente non so se me lo sarei mai aspettato. Sono quelle cose che fatichi persino a immaginare". 

Il Mugello le piace molto. Già prima di Jerez aveva detto che in realtà le piste le piacciono tutte. Eppure del Montmelò non si sarebbe detto... 

"Ma no. In realtà il circuito mi piace". 

E allora cosa è successo? 

"Che ho fatto più fatica rispetto ai fine settimana precedenti. Niente di eclatante. Niente di cui vergognarsi o da nascondere. Purtroppo anche lavorando ho continuato a fare un po’ peggio di quel che mi era riuscito fin lì". 

Ecco e fin lì di cosa è stato più contento, più orgoglioso? 

"Del Brasile. Perché il weekend era cominciato in modo molto difficile. Erano giorni brutti: all’inizio di quella settimana un mio amico ha avuto un incidente stradale. Un amico che ora non c’è più. Sono arrivato in pista e sembrava non funzionare niente. Io lavoro sempre duro, ma in quei giorni, se è possibile, l’ho fatto ancora di più. La domenica tutto quel che abbiamo provato ha messo le cose a posto. Ho vinto. Ed è stata un’esplosione di emozioni talmente tanto diverse tra loro che non riesco nemmeno a descriverle". 

Arriviamo al Mugello venendo da uno dei GP più spaventosi e angoscianti degli ultimi anni, per gli incidenti ad Alex Marquez e a Johann Zarco. Ha mai paura? 

"Mah, forse io sono un po’ strano. Di solito mi succede di essermi reso conto di aver avuto paura solo dopo un po’. Mi è capitato più volte di aver fatto una brutta caduta e magari lì per lì non sono stato particolarmente impressionato. Come se non avessi capito quel che era successo. Poi, tornato a casa, ripensandoci, o rivedendo le immagini, ho pensato: 'Oh, che paura che ho preso!' Poi però il giorno dopo sono sempre andato uguale. La verità è che la paura c’è, ma riesci a non pensarci mai. Vai in pista, e acceleri".

Montmelò allora è stato un episodio? I suoi tifosi, al Mugello, con la misteriosa nuova livrea del nuovo sponsor, possono aspettarsi il Bez dei primi GP? 

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"Non devono preoccuparsi. Parto con l’obiettivo di fare il massimo. Come sempre. Io do sempre tutto, qui se possibile anche di più".

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