Marquez: "Rimonta? No, penso a stare bene. Il braccio si disconnetteva. Ora è risolto, spero..."
Lo spagnolo torna in pista al Mugello ma è concentrato sul recupero fisico: "Se adesso pensassi al campionato, rischierei soltanto di mettere ancora più sotto pressione il corpo, aumentando il rischio di infortuni. Però resto positivo e determinato come sempre"
Lo spagnolo torna in pista al Mugello ma è concentrato sul recupero fisico: "Se adesso pensassi al campionato, rischierei soltanto di mettere ancora più sotto pressione il corpo, aumentando il rischio di infortuni. Però resto positivo e determinato come sempre"
Giusto Ferronato Giornalista 28 maggio - 15:27 - MILANO Marc Marquez, 33 anni, secondo anno alla Ducati ufficialeÈ un Marc Marquez evidentemente prudente quello che si è presentato al Mugello per provare a tornare in pista nel GP d'Italia dopo il doppio intervento chirurgico seguito alla caduta nel GP di Francia. Il nove volte iridato non fa proclami e dà priorità alla salute. “Mi piacerebbe poter dire: ‘Sì, adesso parte la rimonta’. Ma non sono nel momento giusto per parlare di rimonta mondiale. La vera rimonta che devo affrontare è quella verso il mio futuro, tornare a stare bene e sentire di poter guidare una MotoGP al massimo livello. Nelle prime gare stavo tirando fuori risultati non so nemmeno io come, a strappi, senza continuità. La priorità è recuperare fisicamente. Se riuscirò a ricostruire una condizione accettabile, soprattutto in questo braccio destro, allora anche la velocità tornerà. Se ora pensassi al campionato, rischierei soltanto di mettere ancora più sotto pressione il corpo, aumentando il rischio di infortuni. In pista il rischio esiste sempre e dai sempre tutto quello che senti di poter dare, ma devo essere consapevole di dove sono oggi e di dove voglio arrivare”.
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—Il riferimento è alla mancanza di forza del braccio che, secondo la diagnosi che lo ha portato all’intervento chirurgico, era causata da una vite spostata di una precedente operazione che toccava un nervo. “Il braccio mi cedeva senza dolore – ha detto ancora Marc – non avevo segnali d’allarme, semplicemente smetteva di funzionare. Fino al test di Jerez non avevo davvero capito cosa mi stesse succedendo. Con l’adrenalina riuscivo comunque a guidare, ma non comprendevo perché in certi momenti perdessi il controllo del braccio. Durante quel test ho cercato di capire meglio la situazione e mi sono accorto che, in alcune posizioni, soprattutto in rotazione interna, il nervo veniva compresso. Non c’era dolore, ma il braccio si ‘disconnetteva’. Ora il problema teoricamente non c’è più, ma resta qualche dubbio su come evolverà la situazione. Dopo il problema avuto in Indonesia c’era già stata un’operazione, ora ce n’è stata un’altra, e ogni intervento significa mettere ancora una volta il corpo sotto stress. Però resto positivo e affronto tutto con la stessa ambizione, la stessa insistenza e la stessa perseveranza che mi hanno accompagnato durante tutto il recupero”.
pilota diverso
—Marc ammette di essere un pilota diverso rispetto a quello che tutti hanno imparato a conoscere quando era al massimo della condizione: “Negli ultimi quattro anni ho dovuto adattare il mio stile di guida alle condizioni del mio fisico – ha detto – se guardi il Márquez del 2019 e quello di oggi, vedi due piloti completamente diversi. Ora guido in modo molto più pulito, cerco di far muovere meno possibile la moto, è stata una necessità, un adattamento. Però ho comunque bisogno di raggiungere un livello fisico minimo per poter competere nella massima categoria. È su questo che sto lavorando, recuperare abbastanza forza nel braccio destro per tornare a guidare al massimo livello e lottare con i più giovani”.
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