Seppi: "Jannik? Serbatoio esaurito: quando giochi tanto non ti puoi allenare"
Andreas ha commentato la partita di Jannik contro Cerundolo in tv: "Giocando tanto ti ritrovi a non poter fare il richiamo di preparazione"
Andreas ha commentato la partita di Jannik contro Cerundolo in tv: "Giocando tanto ti ritrovi a non poter fare il richiamo di preparazione"
dal nostro inviato Riccardo Crivelli 29 maggio 2026 (modifica alle 07:50) - MILANOLui lo conosce bene. Anzi, è stato addirittura l’idolo d’infanzia di Sinner. Le comuni radici in Alto Adige hanno creato un’affinità che non si è mai smorzata neppure quando Andreas Seppi, ex n.18 del mondo, dopo il ritiro ha deciso di trascorrere qualche anno con la famiglia in Colorado. Adesso “Seppio” è tornato in Italia ed è entrato nel gruppo dei talent di Warner Bros. Discovery, che trasmette in esclusiva il Roland Garros. C’era lui, ieri, al microfono, a commentare il match di Jannik contro Cerundolo e fino alla crisi improvvisa sul 5-1 del terzo set aveva assistito alla solita, autorevole lezione di tennis del numero uno del mondo.
Andreas, quando dalla sua postazione si è reso conto che qualcosa non andava?
"Sul 5-1 del terzo set, con l’argentino al servizio, Jannik ha tirato un drittaccio quasi per liberarsi dallo scambio e poi ha cominciato a fare stretching alle gambe, rivolgendosi verso l’angolo per dire che qualcosa non andava. Poi nel game successivo, quando è andato a servire per la prima volta con il match, ha commesso quattro errori marchiani: a quel punto era evidente che qualcosa non andasse".
Si è fatto un’idea di cosa possa essere successo?
"Mi rimetto alle parole di Jannik che ha detto di aver completamente perso energia. Non penso sia stato un problema di caldo eccessivo, o meglio il caldo potrebbe aver aggravato un guaio fisico già latente: in fondo non stava bene dal mattino, come ha rivelato lui stesso, perché magari aveva mangiato qualcosa che gli aveva fatto male. Fino al momento della crisi, aveva gestito alla perfezione le condizioni climatiche, accorciando gli scambi e idratandosi ai cambi di campo".
In altre occasioni in cui aveva avuto problemi fisici, ci aveva abituato a riemergere dalle difficoltà.
"È vero, ma non tutte le situazioni sono uguali: evidentemente stavolta il serbatoio si era davvero esaurito. Semmai, avrebbe potuto chiamare prima il medical time out, se si era già accorto del malessere, e non aspettare sul 5-4 0-40 quando la situazione del terzo set si era già complicata. Magari un paio di game prima avrebbe interrotto il flusso negativo, cinque minuti di stop gli avrebbero permesso di rifiatare e di raccogliere i pensieri per fare l’ultimo sforzo".
Può avere inciso il calendario fittissimo di partite degli ultimi due mesi e mezzo?
"Ovviamente è una critica che adesso in molti gli porteranno, ma nessuno meglio di un atleta di alto livello conosce il proprio corpo: se Jannik ha deciso di giocare i tre Masters 1000 sulla terra, evidentemente si sentiva pronto fisicamente. Il problema semmai non sono le troppe partite, anche perché ha spesso vinto in due set senza fare troppa fatica, ma l’impossibilità in questo lungo periodo di staccare un paio di settimane e di dedicarsi solo all’allenamento per fare un richiamo in vista del Roland Garros".
Qualcuno sostiene anche che solo Nadal poteva permettersi di giocare tutti i tornei sulla terra e di vincerli.
"Stiamo parlando di un fenomeno, che tra l’altro sulla terra aveva una varietà di soluzioni tattiche che gli permetteva di gestire qualunque situazione. Ma non dimentichiamoci che allora Madrid e Roma si giocavano su una settimana, e non è un dettaglio da poco: non è vero che i Masters 1000 su 12 giorni ti permettono di recuperare meglio, perché comunque nei giorni di pausa devi allenarti e pensare alla partita del giorno dopo. Infatti i giocatori, se potessero, tornerebbero indietro".
In telecronaca, lei ha ricordato di aver vissuto momenti simili a quelli di Jannik.
"Io però non soffrivo il caldo, ma l’umidità, anche perché avevo il difetto di bere poco. Per questo Miami e Cincinnati erano tornei molto ostici per me".
Sinner è sempre uscito più forte dalle cadute: ora lo aspettiamo a Wimbledon.
"L’importante è che in queste tre settimane recuperi bene e torni a riempire il serbatoio attraverso l’intensità degli allenamenti. Ha un team eccezionale, sono fiducioso".
Adesso, senza Sinner e Alcaraz, chi vince il torneo?
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"Potrebbe essere la volta buona per Zverev, in fondo dietro Jannik e Carlos è stato il più continuo, anche se adesso dovrà gestire la pressione e in materia non è proprio un maestro. Ma attenti a Djokovic: era venuto qui quasi per gioco, perché con Sinner al top non poteva avere speranze. Però Jannik non c’è più. E se batte Fonseca...".
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