Suzuki GSX-R 1000 R: prova in una gara endurance
La Gazzetta dello Sport

Suzuki GSX-R 1000 R: prova in una gara endurance

Venerdì 29 maggio 2026
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La supersportiva di Hamamatsu torna in Europa con omologazione Euro 5+, motore quattro cilindri da 195 Cv, elettronica aggiornata e una filosofia quasi controcorrente: meno numeri da bar, più sostanza in pista. Provata sul circuito Monteblanco in una gara endurance di sei ore, ha mostrato il suo lato migliore: va forte, resta sincera, non massacra il fisico e ricorda che una Superbike può ancora essere veloce senza trasformare ogni turno in una seduta di fisioterapia

La supersportiva di Hamamatsu torna in Europa con omologazione Euro 5+, motore quattro cilindri da 195 Cv, elettronica aggiornata e una filosofia quasi controcorrente: meno numeri da bar, più sostanza in pista. Provata sul circuito Monteblanco in una gara endurance di sei ore, ha mostrato il suo lato migliore: va forte, resta sincera, non massacra il fisico e ricorda che una Superbike può ancora essere veloce senza trasformare ogni turno in una seduta di fisioterapia

Riccardo Piergentili 29 maggio - 09:05 - LA PALMA DEL CONDADO (SPAGNA) Moto di serie, partenza stile Le Mans, pit stop e sei ore di pista: così Suzuki ha presentato la nuova GSX-R 1000 R

C’è un modo abbastanza semplice per capire se una Superbike è ancora una moto o se è diventata un attrezzo da palestra con due ruote, una carena e un libretto di manutenzione potenzialmente ansiogeno: guidarla a lungo. Non per tre giri buoni, con la gomma fresca e il cuore in modalità qualifica. A lungo davvero. Quando le braccia iniziano a mandare messaggi sindacali, il collo chiede un contratto separato e il cervello, dopo l'ennesima staccata, comincia a domandarsi perché nella vita non si sia scelto il golf. Suzuki, per il ritorno della GSX-R 1000 R, ha scelto una strada poco banale. Non una classica prova con due turni, foto, caffè e arrivederci. Sul circuito di Monteblanco, in Spagna, ha organizzato una sorta di gara endurance di sei ore, con sei squadre composte da tre giornalisti ciascuna, moto rigorosamente di serie, partenza in stile Le Mans, pit stop e sei ore continuative di azione in pista. Prima due sessioni di conoscenza per ogni pilota, poi la gara vera e propria, o meglio: una gara finta, ma abbastanza vera da far capire molte cose. Il contesto non era casuale. La storia della Gsx-R è legata all'endurance come certe famiglie sono legate al pranzo della domenica: magari ogni tanto litigano, ma alla fine tornano sempre lì. Suzuki rivendica 21 titoli mondiali endurance dal 1983 e 15 conquistati dalla Gsx-R 1000, un dato che racconta bene quale sia sempre stata la sua missione: non solo andare forte, ma farlo a lungo, senza trasformarsi in un petardo ad alta manutenzione. La nuova Gsx-R 1000 R è tornata sul mercato europeo dopo qualche anno di assenza, ora conforme alla normativa Euro 5+, celebrativa dei 40 anni della famiglia Gsx-R e dei 25 anni della Gsx-R 1000, ma soprattutto fedele a un concetto che oggi sembra quasi rivoluzionario: una Superbike deve essere tremendamente veloce, certo, ma deve anche farsi guidare. Non venerare. Non temere. Guidare.

Indice

Blu, giallo e rosso: tre colori, tre livree per celebrare i 40 anni della famiglia GSX-R e i 25 anni della GSX-R 1000

1 Prezzo: il buonsenso diventa racing

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A rendere il quadro ancora più interessante c’è il prezzo: 20.490 euro franco concessionario. Una cifra importante in assoluto, ma competitiva se rapportata al mondo delle Superbike moderne, dove potenze, elettroniche e listini spesso corrono più forte delle moto stesse. La GSX-R 1000 R non promette effetti speciali da vetrina, ma offre un pacchetto molto concreto: 195 Cv, ciclistica raffinata, elettronica aggiornata, componentistica di qualità e una guidabilità rara. In altre parole, un ottimo rapporto tra qualità, prestazioni e prezzo. Una sportiva vera, non economica, ma sensata. E oggi, in questo segmento, il buonsenso è quasi una dotazione racing.

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La GSX-R 1000 R non intimorisce inutilmente e non pretende il fisico di un pilota del Mondiale Superbike per essere goduta

2 La prova: sei ore per capire se una superbike è ancora umana

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Monteblanco non è un circuito da passeggiata panoramica. Ha curvoni veloci, tratti da raccordare, staccate importanti e punti in cui una moto con tanta potenza può diventare un animale bellissimo ma poco educato. La giornata, per non farsi mancare nulla, è partita anche con l’asfalto bagnato. Poi la pista si è asciugata, il ritmo è salito e la GSX-R 1000 R ha potuto mostrare la sua vera natura: quella di una Superbike meno estrema nei numeri rispetto alle regine attuali da oltre 210 Cv, ma molto più amichevole quando la fatica comincia a presentare il conto. Il punto è proprio questo. Oggi il mercato delle sportive si è spaccato in due. Da una parte ci sono le nuove medie, spesso intorno agli 800-900 cc, con potenze nell’ordine dei 120-130 Cv: divertenti, più accessibili, più umane, ma non sempre capaci di far battere il cuore allo “smanettone vecchia scuola”. Dall’altra parte ci sono le Superbike estreme, quelle da 210 Cv e oltre, meravigliose sulla carta, impressionanti sul dritto, ma spesso così impegnative da trasformare il pilota amatoriale in un passeggero con la tuta. La GSX-R 1000 R si infila in mezzo. Non è una 750 travestita, non è una sportiva gentile con il motore educato. Resta un mille da 195 Cv. Quando si apre il gas, si capisce subito che non si è saliti su un frullatore premium. Però non schiaccia, non intimorisce inutilmente, non pretende il fisico di un pilota del Mondiale Superbike per essere goduta. Durante la prova ogni turno durava 30 minuti e, a fine giornata, il dato più interessante non era il tempo sul giro. Era il fatto che si potesse scendere dalla moto ancora lucidi, ancora interi, ancora con la voglia di risalire. È qui che la Suzuki sorprende. Non perché sia la più potente. Non perché sia la più sofisticata. Non perché abbia l’elettronica più teatrale, con menu da corso serale di informatica. Sorprende perché lascia guidare. Si imposta la traiettoria, si frena, si punta il cordolo, si apre il gas e lei esegue gli ordini, senza trasmettere ansia.

Rispetto al precedente modello, la potenza scende da 202 a 195 Cv, ma il gusto resta: merito di una coppia più piena ai medi regimi.

3 Come va: facile non vuol dire lenta

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La parola “facile”, quando si parla di una Superbike, è pericolosa. Può sembrare un insulto. Come dire a un pugile che ha lo sguardo dolce. In realtà, sulla GSX-R 1000 R è il complimento migliore. Facile non significa lenta. Significa leggibile. Significa che quello che succede sotto le ruote arriva al pilota senza filtri inutili, senza isterismi, senza quel sottofondo di minaccia tipico di certe moto che sembrano sempre pronte a ricordare chi comanda. Il motore è il grande protagonista. Il quattro cilindri in linea da 999,8 cc ha perso qualcosa nei numeri assoluti rispetto alla precedente generazione: 195 Cv a 13.200 giri/min e 110 Nm a 11.000 giri/min, contro i 202 Cv e 117,6 Nm del modello precedente. Ma ridurre il discorso a quei sette cavalli in meno sarebbe come giudicare un ristorante dal numero di posate sul tavolo. La nuova GSX-R 1000 R è aggiornata per rientrare nelle normative Euro 5+, ma resta piena, corposa, metallica nel sound e soprattutto molto sfruttabile. Ai medi regimi il motore è pastoso, “elastico”, per essere un quattro cilindri da Superbike. Non strappa, non obbliga a vivere sempre sopra i 10.000 giri come se sotto ci fosse il nulla cosmico. Poi, quando la pista si apre e il contagiri sale, arriva la parte migliore: la spinta cresce, il sound diventa più cattivo e la moto allunga con quella classica progressione da GSX-R, regolare ma piena, pulita ma intensa. Non ha l’esplosività brutale di alcune rivali, ma proprio per questo permette di usare più gas, più spesso, con meno paura di essere catapultati nel domani.

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Quando le gomme iniziano a scivolare, non arriva il panico. L’elettronica interviene, ma lo fa con educazione

4 Come va: veloce, stabile e senza fare la voce grossa

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La posizione di guida è uno dei suoi punti forti. È sportiva, ovviamente, ma non punitiva. Ci si muove bene longitudinalmente, ci si nasconde dietro il cupolino con facilità, i semimanubri sono al posto giusto e il serbatoio consente un buon appoggio nelle staccate. La sella resta un filo bassa per un uso molto pistaiolo, soprattutto per chi ama caricare tanto l’avantreno, ma si tratta davvero di cercare il pelo nell’uovo. O forse il pelo nella tuta, dopo sei ore di pista. In frenata la forcella Showa Bff offre un sostegno eccellente. La moto resta alta, composta, precisa. L’impianto Brembo con pinze monoblocco radiali e dischi anteriori da 320 mm ha una risposta potente ma non brutale, più progressiva che aggressiva al primo attacco. In pista, dopo tanti turni, qualche vibrazione può emergere, ma il feeling complessivo resta buono e soprattutto coerente con la filosofia della moto: non stupire con un "morso" violento, ma permettere di frenare forte, a lungo, senza trasformare ogni staccata in una discussione condominiale. Nei curvoni veloci, la GSX-R 1000 R è stabile senza diventare pesante. Entra in curva con naturalezza, tiene la linea, lascia correggere e soprattutto comunica. Quando le gomme iniziano a scivolare, non arriva il panico. Si sente il posteriore muoversi leggermente, si vede la spia del traction control lavorare, ma non c’è il taglio brusco, quello che spegne la moto come una mamma che stacca la PlayStation al figlio. L’elettronica interviene, ma lo fa con educazione.

Meno menu, più guida: sulla GSX-R 1000 R c’è tutto ciò che serve per andare forte e sicuri, senza elettronica superflua

5 Elettronica: meno videogame, più pista

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La GSX-R 1000 R 2026 introduce una gestione elettronica aggiornata attraverso il sistema Suzuki Intelligent Ride System. Ci sono tre mappe motore, A, B e C, ride-by-wire, quickshifter bidirezionale, Motion Track Brake System, Slope Dependent Control, Easy Start, Low Rpm Assist e il nuovo Smart Tlr Control, che integra traction control, lift limiter e roll torque control in un’unica logica di intervento. Tradotto in lingua umana: la Suzuki non chiede al pilota di diventare un ingegnere di pista prima di uscire dai box. Il sistema Smart Tlr offre dieci livelli, oltre alla possibilità di disattivarlo, e combina il controllo di trazione con il contenimento dell’impennata e la gestione della coppia in piega. Non si può intervenire sui singoli parametri di funzionamento ed è proprio qui che la scelta di Suzuki diventa intelligente. Meno alchimie, meno menu, meno tempo perso a giocare all’ingegnere di pista. Si sceglie il livello, si entra in circuito, si guida e si ascolta la moto. Fine della riunione. In pista, la configurazione più naturale è mappa A e controllo molto basso. La risposta è pronta, il motore è pieno, ma l’elettronica non diventa invadente. Il traction control lavora sull’apertura della farfalla elettronica e sull’accensione per limitare lo slittamento della ruota posteriore, mentre il lift limiter usa i dati di acceleratore, marcia, sensori ruota e Imu per evitare che l’avantreno salga in modo eccessivo. Il roll torque control, invece, calcola angolo di piega e velocità per aiutare la stabilità in curva. La cosa bella è che tutto questo non si percepisce come una mano pesante sulla spalla. In uscita dalle curve lente la moto può alleggerire l’avantreno, ma non viene “tagliata” in modo secco. Viene riaccompagnata. Nei curvoni veloci, quando il posteriore comincia a muoversi, il sistema lavora sotto pelle. È come avere un bravo suggeritore teatrale: non lo si vede, ma se serve evita che lo spettacolo finisca in tragedia.

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Ponte di comando tecnologico ma intuitivo, con componenti e finiture di buona qualità. La strumentazione resta quella già vista in passato

6 Tecnica: evoluzione, non rivoluzione

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La nuova GSX-R 1000 R non nasce da un foglio bianco. È l’evoluzione del progetto 2017, quello che aveva portato sulla GSX-R il sistema Suzuki Racing Variable Valve Timing, derivato dall’esperienza racing. Nella storia della famiglia si possono individuare tre grandi momenti: il 1985 con la GSX-R750, il 2001 con la prima GSX-R1000, e il 2017 con la generazione dotata di fasatura variabile. La 2026 non cancella quella base: la aggiorna, la rinforza, la rende nuovamente vendibile in Europa e più pronta per l’uso sportivo moderno. Il motore mantiene architettura a quattro cilindri in linea, distribuzione bialbero, raffreddamento a liquido, 999,8 cc, alesaggio e corsa di 76,0 x 55,1 mm. Cambiano però diversi componenti interni. Il rapporto di compressione sale da 13,2:1 a 13,8:1, grazie anche a pistoni ridisegnati. L’albero motore è nuovo, con perni più robusti per sopportare carichi superiori, e anche i carter sono stati aggiornati per accogliere il nuovo disegno. Il diametro del fungo delle valvole di scarico passa da 24 a 25 mm, migliorando l’efficienza del flusso, mentre la catena di distribuzione è più larga. Resta il sistema Sr-Vvt semplice e ingegnoso: un meccanismo centrifugo con sfere in acciaio e scanalature inclinate che modifica la fasatura lato aspirazione ad alti regimi, migliorando la potenza in alto senza sacrificare troppo la risposta ai bassi e ai medi. Restano anche i finger follower con rivestimento Dlc, pensati per ridurre le masse in movimento, migliorare il controllo valvole e consentire il raggiungimento di regimi di rotazione elevati. A questi elementi si aggiungono gli iniettori Suzuki Top Feed Injectors, (abbinati a corpi farfallati da 48 mm di diametro) che spruzzano carburante dall’alto dell’airbox verso i cornetti di aspirazione agli alti regimi, migliorando combustione, risposta e potenza nella parte alta del contagiri. Il lavoro ha riguardato tutta la respirazione del motore, dall’aspirazione allo scarico. Il sistema di scarico è nuovo, con silenziatore più sottile rispetto alla precedente impostazione tecnica, anche se visivamente resta importante per rispettare le normative. È uno di quei componenti che ricordano come oggi progettare una superbike omologata sia un po’ come organizzare un concerto rock in biblioteca: si può fare, ma serve parecchio mestiere. Tra le novità c’è anche la batteria al litio Eliiy Power Hy93Sss, più compatta e molto più leggera della precedente: si passa da circa 3,2 kg a circa 0,9 kg. Una riduzione importante, anche se non cambia da sola il carattere della moto. Però su una sportiva ogni chilo tolto è come una bugia in meno nella dichiarazione dei redditi: fa bene al sistema.

Per il mercato italiano le ali sono di serie: una scelta non scontata, visto il costo elevato dei componenti in carbonio, realizzati come veri pezzi racing

7 Ciclistica e aerodinamica: la vecchia scuola sa ancora correre

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La ciclistica resta fedele a una ricetta collaudata. Il telaio è un doppio trave in alluminio compatto, leggero e rigido, abbinato a un forcellone in alluminio irrigidito. Le sospensioni sono Showa Bff all’anteriore e Showa Bfrc lite al posteriore. L’ammortizzatore di sterzo elettronico aumenta il freno alle alte velocità e lo riduce alle basse, cercando il compromesso tra precisione e maneggevolezza. Ci sono anche le alette aerodinamiche, sviluppate sulla base del disegno utilizzato dal Team Suzuki CN Challenge alla 8 Ore di Suzuka 2024. In molti mercati sono optional, mentre per l’Italia durante la prova è stato indicato che vengono fornite insieme alla moto. Sono in carbonio secco, prodotte in Giappone, pensate per generare carico alle alte velocità e migliorare la stabilità senza rendere la guida pesante. Funzionano? La moto provata le aveva montate, quindi manca un confronto diretto senza. Però nei tratti veloci e in accelerazione la GSX-R resta molto composta. E questo, in pista, è già un bel biglietto da visita.

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Si imposta la traiettoria, si frena, si punta il cordolo e la GSX-R 1000 R obbedisce precisa, senza mettere ansia

8 Pregi e difetti

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Cosa ci è piaciuto e cosa non ci ha convinto della nuova Suzuki GSX-R 1000 R. 

Piace

  • Equilibrio generale: è una Superbike Docg, veloce e potente, ma non prosciuga il pilota dopo pochi giri. Il suo pregio più grande è la guidabilità;
  • Motore pieno e sfruttabile: i 195 Cv bastano e avanzano, soprattutto perché sono gestibili. L’erogazione ai medi aiuta, l’allungo resta coinvolgente e il quattro cilindri ha ancora un carattere meccanico molto riconoscibile;
  • Elettronica efficace ma semplice: il sistema Smart Tlr non obbliga a perdersi tra mille regolazioni. Si imposta, si guida e funziona, con interventi morbidi e ben integrati. 

Non piace

  • Potenza inferiore alla precedente: i 195 Cv sono tanti, ma sulla carta il calo rispetto ai 202 Cv del modello precedente si nota. Al bar qualcuno soffrirà. In pista, molto meno;
  • Qualche vibrazione in staccata: in fondo ai rettilinei, dove si raggiungono velocità elevate, nelle frenate più decise si avverte una vibrazione proveniente dall’impianto frenante anteriore. Nulla che comprometta la guida, ma su una Superbike è un dettaglio che si nota;
  • Carico importante e alette costose: l’omologazione Euro 5+ presenta il conto in termini estetici, soprattutto allo scarico. Le winglet aggiungono valore tecnico e immagine racing, ma in caso di rottura il ricambio è costoso.

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Tante ore in sella, divertimento senza fine e zero problemi, meccanici o fisici. In sintesi: Suzuki GSX-R 1000 R

9 In poche parole

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La Suzuki Gsx-R 1000 R non torna per vincere la guerra dei numeri. Torna per ricordare che una Superbike non deve per forza essere un mostro da domare con il personal trainer a bordo pista. Ha 195 Cv, un motore pieno, una ciclistica sincera e un’elettronica che aiuta senza mettersi in posa. Non è la più estrema, non è la più scenografica, forse non è nemmeno quella con cui un pilota cercherebbe la pole position contro le armi più affilate della categoria. Ma per un appassionato vero, capace di godersi la pista senza voler dichiarare guerra alla propria colonna vertebrale, ha un senso enorme. È una Gsx-R nel modo più autentico: nata per andare forte, costruita per durare, sviluppata per essere guidata. In un mondo di Superbike sempre più potenti, più care, più complesse e più fisicamente esigenti, la Suzuki sceglie una strada quasi romantica: meno effetti speciali, più sostanza. E dopo sei ore a Monteblanco, questa sostanza si sente tutta.

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10 Scheda tecnica

Suzuki GSX-R 1000 R

MotoreQuattro cilindri in linea, 4 tempi, raffreddato a liquido, Dohc Cilindrata999,8 cc Alesaggio x corsa76,0 mm x 55,1 mm Rapporto di compressione13,8:1 Potenza massima143,5 kW (195 Cv) a 13.200 giri/min Coppia massima110 Nm (11,2 kgm) a 11.000 giri/min OmologazioneEuro 5+ DistribuzioneSuzuki Racing Variable Valve Timing, finger follower con rivestimento Dlc AlimentazioneIniezione elettronica con Suzuki Top Feed Injectors e corpi farfallati da 48 mm di diametro Cambio6 rapporti FrizioneSuzuki Clutch Assist System ElettronicaSuzuki Drive Mode Selector, Smart Tlr Control, traction control, lift limiter, roll torque control, launch control aggiornato, ride-by-wire, quickshifter bidirezionale, Motion Track Brake System, Slope Dependent Control, Easy Start, Low Rpm Assist TelaioDoppio trave in alluminio ForcelloneIn alluminio Sospensione anterioreForcella Showa Bff Sospensione posterioreMonoammortizzatore Showa Bfrc lite Freno anterioreDoppio disco da 320 mm di diametro con pinze Brembo monoblocco radiali a quattro pistoncini Freno posterioreDisco singolo da 220 mm di diametro Pneumatici di primo equipaggiamentoBridgestone Battlax Racing Street RS11 Pneumatici utilizzati nella provaBridgestone Battlax Racing Street RS12; in caso di bagnato Bridgestone Racing W01 BatteriaEliiy Power Hy93ss agli ioni di litio Lunghezza2.075 mm Larghezza705 mm Altezza1.145 mm Interasse1.420 mm Altezza sella825 mm Luce a terra130 mm Inclinazione del cannotto di sterzo23°20’ Avancorsa95 mm Peso in ordine di marcia203 kg Capacità del serbatoio della benzina16 litri Consumo Wmtc6,8 l/100 km Emissioni CO2 Wmtc158 g/km ColoriTre livree celebrative per i 40 anni della famiglia GSX-R. PrezzoDa 20.490 euro franco concessionario L’ammortizzatore Showa Bfrc lite è sensibile alle regolazioni e consente di adattare l’assetto alle esigenze e al peso del pilota Leggi anche Zero XE, l'offroad elettrica facile. Come va fuoristrada e in cittàCan-Am Pulse: la prova su strada della naked elettrica canadese

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