Cannavaro: "Ora il Mondiale con l'Uzbekistan, ma lavoro per diventare ct dell'Italia"
La Gazzetta dello Sport

Cannavaro: "Ora il Mondiale con l'Uzbekistan, ma lavoro per diventare ct dell'Italia"

Venerdì 29 maggio 2026
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Il capitano deli Azzurri campioni del mondo nel 2006, oggi ct della nazionale asiatica, si racconta: "Nei rigori con la Francia a oltranza avrebbero tirato Toni e Iaquinta. Io e Gattuso ultimi, anche dopo Buffon. La mia carriera? Dopo la Cina non mi chiamava nessuno, Benevento è stato un errore"

Il capitano deli Azzurri campioni del mondo nel 2006, oggi ct della nazionale asiatica, si racconta: "Nei rigori con la Francia a oltranza avrebbero tirato Toni e Iaquinta. Io e Gattuso ultimi, anche dopo Buffon. La mia carriera? Dopo la Cina non mi chiamava nessuno, Benevento è stato un errore"

Luca Bianchin Giornalista 29 maggio 2026 (modifica alle 12:23) - MILANO English version

Nella vita a volte ci si innamora così, senza sapere perché. Fabio Cannavaro nel 2006 baciò la Coppa del Mondo per due secondi, in piedi sul podio di Berlino, e la notte stessa la portò a letto: dormì abbracciato alla coppa. Vent’anni dopo la ritrova negli Stati Uniti e l’effetto sarà strano: sa che non potrà più stringerla – un bacio, figurarsi – perché Cannavaro ora allena l’Uzbekistan, piccolo e caduto in un gruppo di serpenti. La Colombia, il Portogallo, la Rep. Democratica del Congo. In rosa ha Khusanov, difensore di livello, del Manchester City, e il buon vecchio Shomurodov ma insomma, i fenomeni sono altrove.

Subito una botta di tristezza, così poi si parla d’altro. Perché l’Italia non sarà in America? 
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"Perché l’Italia con la Bosnia ha avuto paura. Abbiamo Donnarumma, Calafiori, Bastoni, Barella, Tonali, fatico a pensare che con una squadra così si possa perdere con la Bosnia. Poi abbiamo smesso di investire sui settori giovanili, costruiamo giocatori che vogliono uscire dal basso e dimentichiamo la scuola italiana".

E allora, pensando a 20 anni fa, come ci si sente? 

"Vecchio". 

Addirittura? 

"Sì, da allenatore non vai in campo, dai un’idea alla squadra ma poi giocano i calciatori". 

E come sono i calciatori dell’Uzbekistan? 

"Mi fanno divertire perché assorbono come spugne qualsiasi cosa io proponga. Nessuno si lamenta, lavorano, si vogliono confrontare". 

Differenze con l’ambiente italiano? 

"Molte. È una nazione in crescita: a Tashkent, la capitale, c’è un centro sportivo iper moderno. È un Paese musulmano e capita che i giocatori preghino prima delle partite o anche all’intervallo. Vanno in una stanza a parte e tornano per il secondo tempo. Non è un problema, si tratta solo di gestire le tempistiche".

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Quanto c’è di italiano? 
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"La maglia, che è azzurra, e 13 persone tra staff tecnico, fisioterapisti, adesso anche il cuoco. La pizza nel menu dopo le partite sarà una bella novità".

Una cosa che c’era nell’Italia del 2006 e c’è nell’Uzbekistan del 2026? 
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"La fame. Se c’è un momento di difficoltà, mi giro e trovo un compagno che mi protegge le spalle". 

Come la mettiamo con Portogallo e Colombia nel girone?

"Se pensi al centrocampo del Portogallo, spegni il video dopo due secondi. Se guardi la Colombia, dopo 10. Noi invece tiriamo dritto, non abbiamo nulla da perdere e ce la giochiamo".

Pronostico mondiale. Chi sorprenderà?

"La Turchia di Vincenzo Montella. Tra i giocatori, Khusanov. È un difensore centrale come me, è fortissimo, può ancora crescere molto".

Chiudiamo con un viaggio dal passato al futuro. Passato: in questa vita da allenatore iniziata nel 2013, qual è stato il momento più difficile? 

"Quando sono tornato dalla Cina, nel 2021. Pensavo di aver fatto un buon percorso ma era come se non fosse servito a nulla. Nessuno mi chiamava, nessuno mi considerava. Siamo andati a Benevento, in Serie B, ed è stato un errore. Anche quando non mi hanno confermato a Udine dopo la salvezza non è stato semplice. Non ho ancora capito perché". 

Nel 2022 si è parlato tanto dell’ipotesi Lippi d.t. e Cannavaro c.t.: ci siete andati vicino? 

"Mai davvero vicini...". 

Futuro: dove sarà Fabio Cannavaro tra vent’anni?

"Io mi vedo ancora allenatore. Lavoro per diventare c.t. dell’Italia". 

Ah, a proposito, vent’anni dopo si può dire. Chi avrebbe calciato i rigori a oltranza nel 2006, se Grosso avesse sbagliato? 

"Toni e Iaquinta. Io e Gattuso ultimi, anche dopo Buffon".
 
E se fosse toccato a uno dei due? 

"Penso io. Rino mi avrebbe minacciato pur di non calciare".

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