Conte e l'arte dell'anticipo: viene, vince e se ne va. Senza esonero
La Gazzetta dello Sport

Conte e l'arte dell'anticipo: viene, vince e se ne va. Senza esonero

Venerdì 29 maggio 2026
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Come ai tempi di Juve, Inter e Nazionale, Antonio esce di scena prima della fine del contratto: tutti addii unilaterali, e non casuali

Nel momento in cui si lega a un club, si dice sempre così, un allenatore firma anche il suo esonero. Un rischio del mestiere che hanno sperimentato tanti. Pensate che nel corso di questa stagione, in pochi mesi, è toccato a due grandi della panchina. Luciano Spalletti, licenziato dalla Nazionale, con auto annuncio. A Max Allegri è toccata la stessa sorte a poche ore dalla fine del campionato: il quinto posto, dopo aver accarezzato il sogno scudetto, lo ha condannato a lasciare il Milan. Ma, come detto, è un destino comune a tanti. A Sarri è capitato, alla Juve, dopo aver vinto uno scudetto: l’ultimo dei bianconeri. A distanza di anni, e con i bianconeri fuori dalla Champions, sembra quasi incredibile. A Gigi Simoni, indimenticabile anche per stile, è paradossalmente successo nel viaggio di ritorno da Coverciano, dove era andato a ritirare il premio come miglior tecnico. Quello che sarebbe diventato Campione del Mondo, sperimentò la dura legge del calcio in un fine partita: Lippi disse all’Inter di mandarlo via se lo ritenesse il problema. Finì esattamente così. In tempi recenti a farne le spese è stato Josè Mourinho, apparentemente intoccabile: alle 8 di mattina, fu invece informato di non essere più alla guida della Roma. Stessa sorte toccata al suo erede, Daniele De Rossi, leggenda giallorossa: quattro partite di campionato e, dalla sera alla mattina, via da Trigoria. 

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