Aldeguer carico al Mugello: "Mondiale? Punto alla Top 5. Occhio alla Ducati, è lì..."
Lo spagnolo, rientrato dopo un grave infortunio, l'anno prossimo correrà nel team VR46 di Rossi. "Il podio in Catalogna mi ha dato fiducia, quando sei lassù la stanchezza passa subito. Mi mancano ancora una ventina di centesimi in qualifica"
Lo spagnolo, rientrato dopo un grave infortunio, l'anno prossimo correrà nel team VR46 di Rossi. "Il podio in Catalogna mi ha dato fiducia, quando sei lassù la stanchezza passa subito. Mi mancano ancora una ventina di centesimi in qualifica"
dall'inviato Mario Salvini 29 maggio - 18:35 - SCARPERIA (FIRENZE) Fermin Aldeguer, 21 anniQuesta intervista deve cominciare per forza in modo diverso da tutte le altre. E non perché Fermin Aldeguer è tra i tanti separati in casa: è in un team sapendo che nel 2027 correrà per un altro. Passerà al VR46, primo straniero di sempre nella squadra di Valentino, nata per crescere talenti italiani. Ma di questo, così come di tutti gli altri cambi di livrea, non si può parlare. Non è ancora consentito annunciarli. Piuttosto è un’intervista diversa perché Fermin, in accordo col suo team, Gresini, e con Brembo, si è presentato come non si era mai visto fare da nessuno: munito di penna e taccuino. Come se lui fosse l’intervistatore e non l’intervistato. E nel tempo della chiacchierata solo ogni tanto ha chinato il capo per vergare qualche linea sul foglio. Lo scorso 8 gennaio, allenandosi in moto, è caduto e si è fratturato il femore sinistro, così da dover saltare il primo gran premio di stagione in Thailandia. Da allora quattro piazzamenti, mai meglio dell’ottavo posto. Quindi, due settimane fa in Catalogna, nella gara divisa in tre, il podio.
Fermin, è reduce da un bel secondo posto: un risultato che ha cambiato le prospettive?
“Sì, di tanto anche. Quando fai dei buoni risultati la tua attitudine mentale cambia. Dopo il podio per tutta la settimana mi sono svegliato con un’energia che prima non avevo, con più voglia di allenarmi rispetto alle settimane precedenti. Prima del Montmeló, dopo una gara sentivo di avere bisogno di riposo, di dover recuperare. Chissà come mai dopo il secondo posto il giorno dopo già non vedevo l’ora di tornare in moto…”.
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“Sì, sono stato una settimana in ospedale. Poi ho cominciato subito ad allenarmi per quanto ho potuto. Non è stato un periodo facile, perché alla fine in quelle condizioni sei limitato a fare praticamente tutto. Ma sono stato contento perché tutto sommato due mesi dopo l’incidente ero già in Brasile per il secondo gran premio di stagione”.
Non al 100% però...
“Ah, quello no, ma nemmeno adesso sono al 100%. All’inizio mi limitava tanto il dolore, poi è andata migliorando e adesso quasi non lo sento più. Quello che mi limita di più è il fatto di non potermi allenare come dovrei, perché ho bisogno ancora di riabilitazione e di riposo. Ci sono giorni in cui mi alzo bene, altri in cui sinceramente sto malissimo. In più c’è il problema che quando sei in queste condizioni in pista ti rendi conto che se cadi la situazione può peggiorare di molto”.
Le fa paura?
“Non proprio paura, perché tutto sommato non ci penso. Ma mi rendo conto che quando c’è da fare il tempo, quando devi rischiare per il time attack, una ventina di centesimi mi mancano. E adesso, in questa MotoGP, con le classifiche che ci sono, venti centesimi possono fare davvero la differenza”.
VIDEO: Alex Marquez-Acosta, il VIDEO del pauroso incidenteAvere in squadra un compagno come Alex Márquez, uno che va forte, che quest’anno ha anche già vinto un gran premio, com’è? Di sicuro alza l’asticella, ma è più utile o è più un problema?
“Tutte e due le cose. Di sicuro aiuta, ti sprona a spingere e ti fornisce informazioni molto utili, su come si frena, dove, quanto, quando. Ma è anche vero che ti mette molto sotto pressione, perché alla fine il luogo comune per cui il compagno di squadra è il primo dei tuoi avversari rimane una cosa vera. Di sicuro mi sprona a dare sempre il massimo. Il che, per esempio, in questo momento per me è un problema, visto che il mio vero massimo non riesco a darlo”.
Ha parlato di frenata, chiedete cose diverse ai freni?
“I freni non si usano... (risata). Io sono uno che stacca molto forte e tardi, ma non ho bisogno di tanti bar di pressione. Rispetto ad alcuni miei colleghi uso tanto il freno dietro, soprattutto nelle curve di scorrimento, veloci. È sempre stata una mia caratteristica, quando ho provato ad usare di meno il freno posteriore ho perso anche un secondo. Su questo allora ho lavorato bene con il team e con la Brembo, per trovare il mio equilibrio. Proprio quello relativo ai freni è uno dei cambiamenti che rende più difficile il passaggio dalla Moto2 alla MotoGP. Ci sono molte cose che devi imparare, anche solo relativamente a come scaldarli, i freni. E ora sono fiero di poter dire di essere un bello staccatore”.
Al momento è 10º in classifica con 47 punti, tutti fatti la domenica. Nelle Sprint del sabato non ne ha ottenuto ancora uno. È un caso?
“Mi sono sempre piaciute di più le gare della domenica, quelle più lunghe, dove si tratta di gestire di più la gomma, hai più tempo per fare i sorpassi. E come dicevo prima, perdendo qualche centesimo in più del dovuto quest’anno sono spesso dovuto partire molto indietro. È ovvio che nella Sprint fai molta più fatica a recuperare”.
Fermin Aldeguer in azione con la Ducati Gresini al Mugello
Sul duello Ducati-Aprilia ognuno dice un po’ la sua: c’è chi sostiene che i progressi fatti da Aprilia l’abbiano portata a essere un po’ meglio, altri ribattono dicendo che alla fine non ci sono tante differenze, cosa ne pensa?
“Innanzitutto che Aprilia ha due piloti fortissimi. E al tempo stesso per la Ducati non ha aiutato il fatto che Marc Márquez non era al 100%, e anche che lo stesso Alex, all’inizio della stagione soprattutto, non aveva il feeling che avrebbe voluto, quello dell’anno scorso. E non ha aiutato nemmeno che io non fossi a posto (risata). Non c’è una grande differenza, credo, abbiamo visto che Ducati è sempre lì”.
Obiettivo del 2026?
“Per quello che sono riuscito a fare finora penso di poter dire che voglio arrivare nei primi cinque della classifica. E forse anche qualcosina in più, anche se evidentemente ho perso molti punti all’inizio. Per puntare al podio della classifica, ai top tre, avrei bisogno di farne veramente tanti da qui in avanti, e temo che sarà difficile. Per questo dico top five. Ora sono lontano, ma mancano tante gare...” L’intervista è finita. Come anche il lavoro di Fermin sul suo foglio. Ha disegnato un “54” tutto bello stilizzato. Il suo numero. Perché proprio quello? “Cinque/quattro, 5 aprile. La mia data di nascita”.
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