L'esplosione col Salisburgo, le Champions asiatiche, aggressione e calcio verticale: chi è Jaissle
Il tecnico dell'Al-Ahli è uno dei pupilli dell'attuale ct dell'Austria Rangnick. La sua filosofia di gioco è plasmata in stile Red Bull
Il tecnico dell'Al-Ahli è uno dei pupilli dell'attuale ct dell'Austria Rangnick. La sua filosofia di gioco è plasmata in stile Red Bull
Elmar Bergonzini Collaboratore 29 maggio - 19:16 - MILANO English version Matthias Jaissle, 38 anni. GettyGioia, nata dalla sofferenza. Quasi come fosse un contropiede di una delle sue squadre. Matthias Jaissle è uno dei nomi che Ralf Rangnick tiene in caldo per panchina del Milan. Doveva fare una grande carriera da calciatore, si è invece dovuto ritirare già a 25 anni per una serie di problemi al ginocchio. È diventato allenatore, raggiungendo rapidamente livelli alti.
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—- Nato a Nürtingen, nel Baden-Württemberg, ha cominciato a giocare a calcio a soli 4 anni. Nel 2001, a 12 anni, è passato allo Stoccarda, la sua squadra del cuore, prima di passare, a 18, all'Hoffenheim. Lì, da difensore centrale, ha aiutato la squadra a salire, in due stagioni, dalla terza alla prima serie tedesca, trovandosi incredibilmente in testa alla classifica della Bundesliga alla fine del girone d'andata. L'Hoffenheim era sorprendente, lui era lanciatissimo. Convocato dalla nazionale U21, condivideva lo spogliatoio con Manuel Neuer, Jerome Boateng e Sami Khedira: per lui si parlava già della convocazione nella nazionale maggiore. In realtà il 21 marzo del 2009, durante la partita con l'Hannover, si ruppe il crociato, infortunio dal quale non si è mai realmente ripreso, arrivando a ritirarsi a soli 25 anni.
il rilancio
—Chiusa la carriera da calciatore ha studiato, per circa un anno, prima di entrare, da allenatore, nel settore giovanile del Lipsia. Nel 2015 diventa così il vice di Sebastian Hoeness (oggi allo Stoccarda). Nel 2017-18, prima dei 30 anni, si è trasferito in Danimarca dove ha fatto da secondo ad Alexander Zorniger al Brondby. Ma è al Salisburgo che è esploso: nel 2019-20 ha prima allenato la U18 del club e poi, nel gennaio del 2021, ha preso in mano la squadra satellite (Liefering), arrivando secondo nella seconda divisione nazionale. Proprio i suoi risultati lo hanno portato a prendere la guida del Salisburgo, vincendo immediatamente campionato e coppa, ripetendosi (in campionato) anche nella stagione successiva. Nell'estate del 2023, dopo le prime partite, ha accettato la corte dell'Al-Ahli, con cui ha vinto due volte la Champions League Elite, la competizione più prestigiosa del calcio asiatico. "La mia filosofia di vita è il carpe diem, non ho piani per il futuro, penso sempre al presente", ha spiegato Jaissle.
mentore
—Ralf Rangnick ha sempre avuto una grande influenza sulla carriera di Jaissle. I due si sono conosciuti quando Matthias giocava per l'Hoffenheim (allenata proprio da Rangnick), con il santone tedesco che gli diede l'idea di reinventarsi in panchina: "Ralf mi consigliò di fare la mia prima esperienza con le squadre giovanili". Sono sempre rimasti in contatto, Matthias gli ha sempre chiesto consigli e indicazioni. Oggi Jaissle ha un sito internet personale (matthias-jaissle.com), in cui il tecnico afferma che "il calcio è lo specchio della vita. Vittorie, sconfitte, gioie, dolori, passione. Fra i record di cui si vanta c'è quello di essere stato, a 33 anni e 142 giorni, il più giovane ad essersi mai qualificato per la Champions League attraverso i playoff. Nel 2021-22 ha portato il Salisburgo agli ottavi della massima competizione europea. Miglior traguardo di sempre per il club austriaco.
privato
—Jaissle tende a tenere la propria vita privata e la propria famiglia lontane dai riflettori. Tuttavia è risaputo abbia da diversi anni una relazione con Lisa, che lo ha accompagnato anche nella sua avventura in Arabia Saudita.
tipo di gioco
—La filosofia di Matthias Jaissle è altamente plasmata dalla scuola Red Bull. Le sue squadre sono solite aggredire gli avversari già nella trequarti campo, sviluppando il proprio gioco attraverso transizioni rapide e un calcio verticale a ritmo intenso. I terzini si spingono molto, la difesa è schierata con una linea molto alta. L'obiettivo è portare sempre gli avversari a commettere errori e stanarli poi con immediati passaggi filtranti quando la difesa ancora non è ben sistemata. Le sue squadre giocano spesso con il 4-4-2 con il centrocampo a rombo o con il 4-2-3-1, in cui gli spazi vengono ampliati sfruttando la spinta dei terzini. L'area di rigore avversaria deve essere invasa di giocatori. Per questo dà grande importanza al dinamismo e si affida a giocatori affamati, dinamici e veloci. Così, le sue squadre, possono trasformare momenti di difficoltà in gioia. Proprio come ha fatto lui partendo da quei maledetti infortuni al ginocchio.
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