Soncin: "Così porto l’Italia al Mondiale. Per me è un onore allenare queste ragazze"
La Gazzetta dello Sport

Soncin: "Così porto l’Italia al Mondiale. Per me è un onore allenare queste ragazze"

Sabato 30 maggio 2026
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Il ct della Nazionale femminile prima delle due sfide decisive per la qualificazione alla Coppa del Mondo: “C’è tanta fiducia, carica ed energia. Vogliamo andare in Brasile”

Il ct della Nazionale femminile prima delle due sfide decisive per la qualificazione alla Coppa del Mondo: “C’è tanta fiducia, carica ed energia. Vogliamo andare in Brasile”

Guendalina Galdi Giornalista 30 maggio - 17:07 - MILANO

Quando giocava lo chiamavano il “cobra” perché i palloni vacanti in area diventavano le sue prede preferite. Ora che allena, ed è dal settembre del 2023 il commissario tecnico della Nazionale femminile di calcio, Andrea Soncin dice di sentirsi nel posto più bello del mondo, parla con il femminile plurale sovraesteso e afferma di essere un selezionatore che ricerca l’eccellenza. Un po’ sarto e un po’ chef, per cucire addosso a ogni calciatrice il ruolo perfetto e usare singolarmente con ognuna di loro gli ingredienti giusti. Equilibri che incontrano le ambizioni: su tutte ora c’è quella di qualificarsi al Mondiale del 2027 in Brasile. Il 5 giugno le azzurre giocheranno a Pisa contro la Serbia, il 9 in Svezia contro l’attuale seconda forza del girone: la strada è in salita, sono le ultime due partite della fase a gruppi prima di eventuali playoff, le azzurre sono terze e si qualificano direttamente solo le prime di ogni girone, ma negli ultimi 180 minuti tutto può succedere. 

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Mister, dove eravamo rimasti? Come arriviamo a questi ultimi due impegni di qualificazione alla Coppa del Mondo? 

“Con grande fiducia, convinzione e consapevolezza di avere una grossa opportunità davanti a noi. C’è tanta carica, c’è energia da parte di tutte noi e delle persone che vivono il gruppo squadra. Vogliamo il Mondiale”. 

Che Italia dobbiamo aspettarci prima a Pisa e poi in trasferta in Svezia? 

“Un’Italia molto determinata. Sappiamo l’importanza soprattutto della prima partita contro la Serbia. Abbiamo già dimostrato di poter essere dominanti. Continueremo a lavorare in questa direzione”. 

Facciamo un salto indietro. Dopo la semifinale dell’Europeo dell’anno scorso ti hanno definito il ct “che ha cambiato l’Italia”: ti senti davvero di aver iniziato un cambiamento? 

“Penso piuttosto sia in atto un’evoluzione continua perché la Nazionale è una macchina in costante movimento e adattamento. Il nostro percorso dice che siamo diventate più dominanti. Però si parla molto, quasi troppo, della passione che trasferiscono le ragazze, che c’è ed è fondamentale, ma io penso che si debba andare anche oltre e che vada sottolineata la qualità notevole a livello di proposta di gioco che a volte passa in secondo piano. Insomma, le protagoniste di questo cambiamento sono le ragazze e le loro qualità tecniche”. 

E questa Nazionale come ha cambiato te? 

“Per me è un onore allenarla, un orgoglio, una sfida che mi ha messo in condizioni di continuare a studiare e aggiornarmi per cercare di creare il miglior contesto possibile per permettere a ognuna delle ragazze di performare al meglio. Mi ha fatto sicuramente diventare più paziente e molto più riflessivo ma soprattutto molto più attento alla cura dei dettagli per ricercare l’eccellenza”. 

Quando si parla di calcio femminile sembra sempre ci si riferisca a un mondo in perenne crescita, che è positivo ma a volte appare come qualcosa di ancora non realizzato pienamente. In un contesto di questo tipo fanno più male i pregiudizi o l’indifferenza? 

“Il fatto di ricercare il miglioramento senza sosta è parte dell’atleta di alto livello e quindi io da allenatore cerco di stimolare le giocatrici da questo punto di vista. I pregiudizi e l’indifferenza sono le due facce della stessa medaglia. I primi nascono da una mancanza di conoscenza e si possono ‘combattere’ facendo informazione. L’indifferenza fa male, perché allontana anche dal punto di vista emotivo e quindi ancora più difficile da eliminare. Quello che possiamo fare è girare la luce dei riflettori che illuminano noi verso il basso per mostrare che ci sono tante bambine e ragazze che vogliono giocare a calcio ad alto livello, e soprattutto che lo possono fare. Si parla spesso soprattutto dei valori che ci sono nel nostro movimento, ma le ragazze hanno qualità, fanno atletismo, hanno conoscenze tecnico tattiche di altissimo livello, tutti pregi che sono da valorizzare e da far emergere”. 

Hai spesso ribadito che non torneresti più ad allenare una squadra maschile: confermi? 

“Spero proprio di non trovarmi mai davanti a una scelta di questo tipo. Qui sono nel posto più bello del mondo. Allenare una squadra di donne è un continuo miglioramento in primis a livello personale, perché è uno stimolo costante. Quindi spero di poter continuare ad allenare sempre squadre di donne”. 

Ritieni soddisfacente il bacino da cui attingi per le convocazioni? 

“Sta aumentando, e quando parlo di questo incremento non parlo solo dal punto di vista quantitativo, ma soprattutto qualitativo e questo è grazie agli investimenti che stanno facendo i club anche a livello giovanile. C’è tanta scelta ora e soprattutto c’è scelta di qualità”. 

In tutto questo percorso che tu hai fatto come commissario tecnico qual è l’insegnamento più significativo che hai tratto fin qui? 

“Che bisogna sempre considerare la persona, metterla al centro, prima ancora dell’atleta. Questo è l’aspetto principale: mai dimenticare i sogni, i desideri, le ambizioni, ma anche le preoccupazioni che chiunque sta affrontando in qualsiasi momento della propria attività”. 

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 “Passi significativi in avanti da parte di tutto il movimento. Mi piacerebbe vedere tutte le squadre femminili che giocano negli stadi di Serie A e la Nazionale in un grande impianto italiano, pieno e magari in prima serata. Significherebbe un aumento dell’attenzione e dell’interesse. E che molte più bambine hanno iniziato a giocare a calcio. Ma ora andiamo al Mondiale, poi a quello che accadrà tra dieci anni ci penseremo”.

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