Depressione: finalmente è stata scoperta la proteina chiave per combatterla
Secondo i ricercatori i livelli della proteina Rab5lf possono notevolmente influenzare l'umore e i livelli di stress
Secondo i ricercatori i livelli della proteina Rab5lf possono notevolmente influenzare l'umore e i livelli di stress
Francesco Palma 3 giugno - 12:02 - MILANONel cervello esiste un meccanismo naturale in grado di contrastare la depressione: è una proteina specifica chiamata Rab5lf, che svolge un ruolo fondamentale nel sostenere i segnali neuronali legati al Bdnf (Brain-derived neurotrophic factor), una molecola essenziale per la plasticità sinaptica e per gli effetti antidepressivi. È quanto emerge da uno studio guidato da Xin Shi del Second Affiliated Hospital of Soochow University, con contributi, tra gli altri, di John Marshall della Brown University, pubblicato sulla rivista Science Signaling.
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—Come spiega lo studio, la proteina Rab5lf è coinvolta nel corretto funzionamento dei circuiti cerebrali che regolano l’umore. In particolare, questa proteina è strettamente legata ai livelli di stress: i ricercatori hanno scoperto che lo stress cronico lieve provoca una riduzione dei livelli di Rab5If, innescando un meccanismo a cascata che compromette la salute mentale. Quando i livelli di questa proteina si abbassano, infatti, si interrompe il meccanismo che attiva dei recettori specifici che regolano l’umore, di conseguenza non si formano i complessi molecolari necessari alla corretta trasmissione del segnale neuronale.
Lo studio
—I ricercatori hanno studiato gli effetti legati alla riduzione e all’eliminazione della proteina Rab5lf nell’ippocampo dei topi, osservando comportamenti simili alla depressione. Al contrario, un aumento dei livelli di questa proteina ha prodotto l’effetto opposto, attenuando i sintomi depressivi e migliorando la struttura delle connessioni tra i neuroni. Questi risultati aiutano a chiarire meglio le basi biologiche della depressione, una condizione che colpisce circa il 5% della popolazione adulta mondiale e le cui origini molecolari sono ancora poco comprese. La scoperta apre nuove prospettive nella ricerca di terapie più efficaci: intervenire su questa specifica via molecolare potrebbe infatti contribuire a ripristinare i meccanismi naturali di resilienza e resistenza del cervello allo stress.
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