Dietro la tesi di Grosso a Coverciano: "Prima di essere vincente devo essere convincente"
La Gazzetta dello Sport

Dietro la tesi di Grosso a Coverciano: "Prima di essere vincente devo essere convincente"

Mercoledì 3 giugno 2026
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Già il titolo del suo elaborato del 2013 (“Atteggiamento, mentalità e motivazione… poi tattica e moduli”) metteva in chiaro che l'allenatore partirà dalla testa dei calciatori prima che dal 4-3-3

Già il titolo del suo elaborato del 2013 (“Atteggiamento, mentalità e motivazione… poi tattica e moduli”) metteva in chiaro che l'allenatore partirà dalla testa dei calciatori prima che dal 4-3-3

Ilaria Masini Collaboratore 3 giugno - 13:00 - FIRENZE English version

Cominciamo dalla fine: “Mi piacerebbe un giorno riuscire a rappresentare l’immagine di un allenatore vincente, ma la strada che voglio intraprendere per arrivare al traguardo è quella di iniziare ad essere un allenatore ‘convincente’”. Si conclude così la tesi di Fabio Grosso, presentata al centro tecnico di Coverciano nel 2013, al termine del master Uefa pro da allenatore. Uno dei migliori del corso destinato ai campioni del mondo del 2006, Grosso a breve dovrà ‘convincere’ Firenze, dopo averlo fatto nel Sassuolo. 

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PRIMA LA TESTA

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 La tesi ha un titolo che indirizza subito l’argomento: “Atteggiamento, mentalità e motivazione… poi tattica e moduli”. Chiaro che l’aspetto mentale sia al centro, ancor prima del suo 4-3-3 di riferimento con la necessità di entrare nella testa del gruppo, perfino con una differenziazione fra come va affrontato il settore giovanile (esperienza fatta già alla Juventus dove è stato lanciato dall’attuale d.s. viola Paratici) e una prima squadra con giocatori affermati, dove più che il ruolo di educatore serve portare risultati per i quali non possono essere sottovalutati gli aspetti psico-motivazionali. “Il raggiungimento di prestazioni eccellenti non è dato da un unico binomio fatto di componenti tecnico-tattiche e atletiche, ma da una triade in cui l’aspetto mentale rappresenta l’elemento che chiude il triangolo di fattori che aumentano le probabilità di successo”. E allora Grosso dovrà essere subito bravo a toccare le corde giuste in uno spogliatoio e in una piazza che arrivano da una stagione molto complicata. Ci saranno da ritrovare certezze e capacità di rinascita, trasmettendo sicurezza ai giocatori da rivalutare. È stato bravo in questo nel Sassuolo ed è chiamato a farlo pure in viola, con giocatori che sono da rilanciare anche a livello di autostima. 

OPERAZIONE LEADER

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Centrale è poi la leadership, necessaria per un allenatore “che deve essere in grado di influenzare gli altri e fare in modo che le sue conoscenze vengano riconosciute, divenendo il punto di riferimento per la squadra, conquistando la stima e il rispetto da parte dei giocatori, attraverso la coesione, per ottenere risultati. Senza passare da un’euforia smisurata legata alla vittoria, così come non perdere la fiducia nei momenti difficili”. E questo è un altro concetto basilare in una piazza come Firenze, in cui l’elettrocardiogramma dei sentimenti è all’ordine del giorno. Sarà interessante capire di quali e quanti leader Fabio Grosso voglia circondarsi nella Fiorentina. Lo “psicologo” Gosens? Il capitano De Gea o i “veterani” come Ranieri e Mandragora? Il dibattito è aperto. In carriera, da allenatore, ha già incrociato tre calciatori adesso in viola ovvero Kean, Fagioli e Mandragora, conosciuti nel settore giovanile della Juventus e chissà che non chieda sul mercato qualche suo fedelissimo del Sassuolo. L’importante per lui sarà creare la giusta “relazione in un clima di reciproca fiducia e lealtà”. In sintesi: si punta sulla valorizzazione del singolo che metta la propria competenza al servizio del gruppo attraverso l’organizzazione. Sono questi i tre elementi per raggiungere gli obiettivi comuni. 

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TATTICA E CAMBIAMENTO

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 Nelle idee di Grosso è necessaria “una costante voglia di apprendere e rimane sempre aggiornato sulle progressive evoluzioni tecnico-tattiche del calcio”. Non esistono quindi nozioni fisse, sia sul campo per il lato tattico che su quello mentale. “Ritengo che una qualità determinante dell’allenatore sia il saper cambiare” - scrive Grosso - che riporta la frase del film ‘L’attimo fuggente’ quando Robin Williams dice: “Dobbiamo sempre cambiare punto di vista, guardare le cose da angolazioni diverse e il mondo appare diverso. È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva”. Non si parla di stravolgere ma di aggiustare, cambiando atteggiamento o assetto. E a proposito di filmografia, curioso e divertente come, nel suo testo, citi anche la ‘Bizona di Oronzo Canà” ne ‘L’allenatore nel pallone’ per far capire che non servono nel calcio, a tutti i costi, dei nuovi e fantasiosi escamotage pur di stupire.

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