E' il Roland Garros delle sorprese: oggi Shnaider-Chwalinska per un posto in finale
La Gazzetta dello Sport

E' il Roland Garros delle sorprese: oggi Shnaider-Chwalinska per un posto in finale

Giovedì 4 giugno 2026
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La russa si fa chiamare "Ladi Di" e ha sconfitto Sabalenka, la "streghetta polacca" è reduce da otto vittorie di fila e dal purgatorio delle qualificazioni. La storia di una delle semifinali meno pronosticabili del major di Parigi

La russa si fa chiamare "Ladi Di" e ha sconfitto Sabalenka, la "streghetta polacca" è reduce da otto vittorie di fila e dal purgatorio delle qualificazioni. La storia di una delle semifinali meno pronosticabili del major di Parigi

Pellegrino Dell'Anno Collaboratore 4 giugno - 09:31 - MILANO

L’occasione di una vita, da una parte e dall’altra. Una russa che ha scritto “Lady Di” sul borsone da tennis e una polacca che aveva quasi rinunciato a giocare a tennis a 19 anni. Diana Shnaider, n.25 del tabellone femminile, contro Maja Chwalinska, n.114 del mondo proveniente dalle qualificazioni e reduce da otto vittorie di fila qui a Parigi. Due mancine, classe 2004 e 2001, in quella che sarà solo la terza semifinale Slam dell’Era Open tra due giocatrici che non sono destrorse (dopo Seles-Navratilova nel 1992 e Kvitova-Safarova nel 2014, entrambe a Wimbledon). Shnaider ha portato a termine il compito più difficile, rimontando Sabalenka a suon di vincenti e trionfando 6-0 al terzo, scatenando la frustrazione della n.1 al mondo (“voglio mettermi in una stanza e spaccare tutto”, ha detto in conferenza stampa). Chwalinska per la prima volta in carriera giocherà una semifinale in tour, e lo farà in uno Slam. Due sorprese, che si affronteranno nuovamente dopo un remoto incrocio nella semifinale di un Itf da 60.000 dollari a Istanbul, nel 2022. Vinto dalla russa.

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predestinata

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Shnaider era attesa già da un po’ sui grandi palcoscenici. Diana nel 2023 aveva ricevuto addirittura la benedizione di Martina Navratilova, che aveva scritto su X “ricordatevi il nome di questa ragazza”. Ai tempi la russa era una star del tennis collegiale americano, una scelta dettata anche dalla situazione geopolitica nel suo Paese nel 2022, quando aveva scelto di trasferirsi negli Stati Uniti. Riuscendo tra l’altro ad entrare nelle top 100 Wta pur giocando ancora al college (non succedeva dal 1993): manteneva la doppia attività anche per ragioni economiche, alternando compiti, professionismo e campionato Ncaa. L’anno della rivelazione definitiva è il 2024, a 20 anni: vince quattro titoli su quattro superfici diverse, chiudendo la stagione al n.12 della classifica. Nel 2025 collabora con l’ex n.1 Dinara Safina, ma dura giusto un paio di mesi, levandosi più soddisfazioni in doppio con Andreeva che in singolare. Hanno vinto anche un argento olimpico a Parigi 2024, perdendo la finale contro Errani e Paolini. Al Roland Garros arrivava con un credito quasi nullo, ha saputo inventarsi grandi partite, e potrà ora giocare la prima semifinale Slam. Segni particolari? La bandana che indossa ad ogni match: comprata da bambina ad un supermercato per proteggerla dalle insolazioni, è diventata un segno distintivo.

ritrovata

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Papà elettricista, mamma receptionist, l’approdo nel grande tennis di Maja Chwalinska è stato ben più accidentato rispetto a Shnaider. Grande amica di Swiatek, avevano vinto anche il doppio all’Australian Open da junior, nel 2021 aveva deciso di prendersi una pausa dal tennis. “Mi portava solo stress e ansie. Non riuscivo a separare la Maja persona dalla tennista, erano i risultati a definirmi”, aveva raccontato. Si era presa una pausa cinque anni fa dopo aver perso in qualificazioni a Wimbledon: un ritiro a tempo indeterminato, lo aveva definito. Ci sono anche stati nel mezzo dei problemi fisici che ne hanno rallentato la crescita. Quest’anno puntava a raggiungere la top 100 entro fine 2026: dopo il Roland Garros è già sicura di diventare almeno n.30. “I momenti peggiori sono arrivati prima dello stop”, ha raccontato in un’affollata conferenza stampa dopo aver battuto Kalinskaya, “ma mi sono resa conto che mi sarei dovuta fermare. In caso contrario non sarei stata in grado di vivere. Non riuscivo ad alzarmi dal letto, non ero sicura di tornare a giocare, per farlo avrei dovuto trovare qualcosa nella mia testa”. Alla fine, anche aiutata dal coach storico Jaroslav Machovsky, che ne aveva intravisto le potenzialità quando la davano come una giocatrice “discreta”, ha trovato quel qualcosa. E il sorriso incredulo, le mani sul volto dopo aver raggiunto la prima semifinale della carriera in tour (due vittorie su terra prima di Parigi), riassumono la grande gioia dopo tante sofferenze.

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occasione

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Come visto, due storie molto diverse. In comune solo la mano d’impugnatura della racchetta, la sinistra, ma anche il gioco non potrebbe somigliarsi meno. Shnaider gioca tanto sulla potenza, cerca di dominare lo scambio e trovare sempre il vincente. Chwalinska, che ha un fisico decisamente più esile, ha dovuto adattarsi in qualche modo al tennis moderno. Gioca tante variazioni, palle corte, sempre una proposta diversa: per non dare ritmo all’avversaria di turno e controbattere alla forza con intelligenza e strategia. D’altronde è la dimostrazione che alle volte c’è bisogno di dolore per un po’ di felicità, che in questo caso è ben più di un po’. Così come Shnaider ha dato forma alle parole che campeggiano sugli spalti del Philippe Chatrier: “La vittoria appartiene ai più tenaci”. Lei era a due punti dal 5-1 nel secondo, dopo aver perso il primo set, contro la n.1 al mondo. E ha finito per essere la migliore. Sarà difficile dimenticare il suo nome, aveva ragione Navratilova. Per entrambe, per motivi diversi, un’occasione unica, forse irripetibile. Da Istanbul, un torneo da 60.000 dollari di montepremi, a uno dei quattro campi più importanti del mondo del tennis, sia “Lady Di” che la “streghetta polacca” ne hanno fatta di strada.

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