Antonelli a Montecarlo sulle orme di Ayrton: nel circuito dell'anima per inseguire il suo mito
Kimi arriva al GP di Monaco da leader del Mondiale con il sogno di vivere le stesse emozioni del suo idolo sul tracciato più iconico della Formula 1
Kimi arriva al GP di Monaco da leader del Mondiale con il sogno di vivere le stesse emozioni del suo idolo sul tracciato più iconico della Formula 1
Mario Salvini Giornalista 4 giugno - 12:18 - MILANO Girare su quel circuito sarà un po’ come connettersi con lui. Se Ayrton Senna disse di aver sentito la presenza di Dio, di averlo visto, a Suzuka nel 1988, Kimi Antonelli avrà diritto di cercare almeno una parte di quella stessa spiritualità a Montecarlo. Per introiettare un po’ del suo idolo. Per sentirsi una volta di più ispirato da lui, come ha sempre detto di essere. Più che mai sabato, in quella qualifica che del GP di Monaco è sublimazione e - spesso, quasi sempre - momento decisivo. "Sarà adrenalina", ha previsto già elettrizzato Kimi con Lewis Hamilton nel retro-podio di Montreal. È che se di Ayrton sei uno dei milioni di adepti, bisogna che almeno un po’ della sua mistica l’abbia fatta tua. Magari non aspirerai ad avere visioni, per quanto nemmeno nel Principato sarebbero un inedito: narra la leggenda che la Santa Devota, a cui sono consacrate la chiesa e l’adiacente curva 1, nel 1507 sarebbe apparsa ai monegaschi per garantir loro l’appoggio del Signore contro gli invasori genovesi e pisani.
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—Chissà se lo sapeva, Ayrton: che per quel genere di cose aveva una certa sensibilità. Di sicuro lui lungo quelle curve di forza ne aveva più di tutti gli altri piloti. Ci sfrecciava come se vedesse traiettorie precluse ai suoi avversari. Sei volte ci ha vinto, cinque ci è partito in pole, ma non è tanto questo. E’ come lo ha fatto. Una volta, più di tutte, nel giorno delle qualifiche del 1988. "Il giro perfetto", lo definì lui. Effettuato, per sua stessa descrizione, come un’esperienza extracorporea. Il suo fisioterapista, Josef Leberer, avrebbe riferito una sua confidenza: "Ayrton disse di essere stato come in trance, di avere avuto la sensazione di guardare se stesso da fuori dell’abitacolo".
circuito dell'anima
—Suggestioni. Delle quali tuttavia ognuno di noi è plasmato. Non è dato sapere quanto Kimi apprezzi o condivida del misticismo senniano, di sicuro venera la sua guida. In modo filtrato e indiretto, ovviamente: Ayrton se n’è andato 12 anni prima che lui nascesse. La devozione, come per milioni di altri appassionati e tifosi nel mondo, è nata sui dvd e YouTube. Ma non indotta, non filtrata. Papà Marco fin da quando era piccolissimo gli faceva vedere le gare degli anni 80 e 90. Ed è stato lui, il piccolo Kimi, a scegliere il suo preferito, a diventare tifoso a ritroso nel tempo. Fin da piccolo se ne andava in giro con un caschetto in miniatura di Ayrton come portafortuna. Oggi ne ha fatto il portachiavi della sua Mercedes-AMG GT 63. In casa, sulla libreria, ha due pupazzetti, uno di se stesso, un mini-Kimi, l’altro di Ayrton. Sulla sua Mercedes ha il numero 12 che Senna ha avuto sulla Lotus e sulla prima McLaren del 1988 (da campione avrebbe adottato l’1). E quando l’anno scorso ha finalmente corso per la prima volta a Interlagos, Kimi è andato al cimitero di Morumbi a rendergli un omaggio. L’altro sarà da domani a Montecarlo, perché se a San Paolo sono sepolte le spoglie, è qui, lungo le strade che diventano circuito, che si trova il suo spirito. Un senniano non può non crederci. Un pilota senniano che abbia la bravura di poter correre a Montecarlo non potrà non farlo con Ayrton insieme a sé. Kimi l’anno scorso al debutto andò a sbattere alla chicane del porto in qualifica. Ne ricavò il peggiore dei fin qui 29 GP in F.1: col 18° posto. Da allora ha ribaltato il suo mondo e il Mondiale. A Monaco stavolta arriva da leader della classifica e con tutta la voglia di ossequiare il suo idolo come ha sempre sognato. Nel circuito dell’anima.
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